Un Museo Civico per Novi: un secolo fa già se ne parlava

Non poteva capitare in un momento migliore la scoperta, da parte di Andrea Vignoli, di due articoli del “Messaggero di Novi”, rispettivamente pubblicati sabato 24 luglio e sabato 7 agosto 1937, riguardo la necessità di istituire un Museo Civico novese. 

Tema sempre attuale – e particolarmente caro a chi scrive – ma a sorprendere sono tanto la modernità dei toni, quanto la lucidità dei contenuti, espressi attraverso le parole di un autore ancora anonimo, che si firma “A. D.”. «Che cosa potrebbe accogliere il nostro museo?»: parte da qui la sua disamina, con l’intenzione di sostenere la tesi secondo cui ci sarebbe stato materiale più che a sufficienza per giustificarne la fondazione, facendo seguito a una questione aperta da tempo. 

Già quasi un secolo fa, dunque, ci si confrontava con l’intenzione di istituire un Museo Civico per Novi e il dibattito era noto ai cittadini; nel suo primo articolo a riguardo, l’autore è interessato a stilare un elenco esaustivo del materiale noto a disposizione che avrebbe costituito la Collezione Civica, «così come vengono gli oggetti alla memoria, […] senza occuparci per ora a chi questo materiale appartenga, (supponiamo che il Comune abbia provvisto a farlo suo: lo è già quasi tutto, del resto)». Negli anni Trenta Novi è considerata un polo industriale, ma l’autore sembra determinato a definirne un’identità precisa, attraverso «tutto quanto può offrire un interesse culturale artistico storico, tutto ciò che può dare un volto alla nostra Città. Potranno essere due sale, una sala, poco importa. Purché appaia questo volto vero di Novi, purché la intima ricchezza sua, i contrassegni della sua nobiltà, le sue glorie, il suo passato, il suo patrimonio ideale in una parola, si presenti insieme, riunito. Questo è quello infatti che conta, metterlo assieme, riunirlo, questo patrimonio ideale, che disperso non ha proprio alcun valore, comporlo nella sua qualsivoglia unità e varietà».

L’autore passa, quindi, a elencare le opere che, a suo parere, compongono il patrimonio storico-artistico della città (e del circondario, poiché include anche l’Area Archeologica di Libarna), che riportiamo testualmente qui di seguito:

  • E prima di tutto il materiale di Libarna, di cui oggi debitamente rinasce il culto e l’amore.
  • I frammenti di trabeazione, capitelli, colonne, ecc., di Libarna, nel cortile del Collegio S. Giorgio.
  • Idem, più gli altri oggetti svariati della stessa origine (raccolta Capurro) presso l’ex Accademia (Filarmonica, ndr).
  • La famosa lapide sepolcrale (diciamola per ora Mommsen) all’ex Accademia.
  • Le anfore o vasi vinari di terra cotta, ibidem (nella stessa collezione, ndr).
  • La testa di Bacco fanciullo, ibidem (questa è dubbio se provenga da Libarna, ma è, comunque, pezzo di notevole interesse).
  • Il calco in gesso del capitello romanico (secolo XII) alla Pieve di Novi.
  • Idem (calco in gesso, ndr), di tutto o parte, del gruppo della Deposizione (sec. XV) alla chiesa della Maddalena (pezzi, oserei dire pensando alle Guide del Touring, da doppio asterisco).
  • Il busto Maino (sec. XVII) alla chiesa dei Frati. La lapide relativa al detto busto, ibidem.
  • La bellissima lapide con lo stemma della famiglia Cattaneo (sec. XV) nella Collegiata (oggi, fra l’altro, tanto ben collocata che, all’altezza del pavimento, com’è, oltre che quasi non la si scorge, facilmente la si prende a pedate).
  • Il Trigramma di S. Bernardino (sec. XV) nel muro di una casa in Castello.
  • Un’opera almeno per ciascuno degli scultori locali Sansebastiano, Montecucco, Bobbià, ecc. (e lasciamo stare i viventi) presso Enti e privati.
  • Il quadro del Beato Salvatore da Orta (sec. XVII Bernardo Strozzi?) alla chiesa dei Frati (vedere oggi in che stato si trova!).
  • La Decollazione di S. Giovanni Battista (scuola genovese del sec. XVII) alla chiesa della Misericordia (opera certo notevole: bisognerebbe poterla studiar da vicino).
  • L’ affresco della Madonna della Misericordia, ibidem (si sa che gli affreschi si trasportano oggi facilmente su tela).
  • La tela della Deposizione nella Sacrestia della Collegiata (sec. XVII). L’Annunciazione, ibidem, (sec. XVIII).
  • La Nascita della Vergine, ibidem (sec. XVII), (chi ha osservato il magistrale ritratto della Donatrice alla destra di chi guarda, pezzo di primissimo ordine?).
  • Il ritratto del Somasco Padre Angelo Spinola benemerito Rettore della Chiesa e del Collegio San Giorgio (sec. XVIII) presso la R. Scuola di Avviamento.
  • Un’opera almeno per ciascuno dei pittori locali dal Chiappe (sec. XVIII) ai Muratori, ai Sansebastiano, Isola, Dini, Santo Bertelli, ecc. (lasciando stare i viventi) presso Enti e privati.
  • La raccolta delle monete consolari e imperiali dagli scavi di Libarna, presso il Circolo del Littorio. 
  • Gli oggetti di oreficeria genovese del secolo XVIII (vedere il magnifico secchiello d’argento per l’acqua benedetta) presso la Confraternita della SS. Trinità. 
  • I documenti più notevoli, pergamene, ecc. della stessa Confraternita – dal sec. XV – dal Consiglio di Trento a San Carlo Borromeo al Riscatto degli schiavi, ecc.
  • Id. presso le altre Confraternite Novesi. 
  • Idem presso l’Ospedale san Giacomo, – sec. XV – La pianta di Nove antica – sec. XVIII – presso il Circolo del Littorio. 
  • La raccolta campionaria dei giornali locali, dal sec. XIX. 
  • L’esemplare a stampa della Summa Baptistiniana di Fr. Bapt. de Salis fra gli incunaboli di Nicolò Girardengo, sec. XV, presso la Civica Biblioteca (l’altro esemplare, l’unico che si conosca dopo questo di Novi, affermava il compianto Luigi Peloso che si conserva presso il Museo Britannico di Londra). 
  • Le opere di Lorenzo Capelloni nelle edizioni, rarissime, del 1565-70, presso la Civica Biblioteca. 
  • Gli Statuti Civili della Città di Nove nell’edizione Alessandrina del 1605, in latino (rarissima) presso la Civica Biblioteca (?) e il sottoscritto. 
  • Le memorie ed i manoscritti di Paolo Giacometti presso la Civica Biblioteca e il Circolo del Littorio. 
  • Idem, di Romualdo Marenco presso la Civica Biblioteca e altrove. 
  • Le opere degli scrittori locali F. Gagliuffi, P. Isola, F. Capurro, G. Basso, F. A. Trucco, ecc. 
  • I cimeli dei gloriosi Caduti da Balestrero (1848) a Pedaggio (1937)».

Questo il contenuto del primo articolo pubblicato da A. D. il 24 luglio 1937 e che dà il via a una rubrica di approfondimento che vorremmo dedicare all’argomento e che intitoleremo “Museo vò cercando”. 

Successivamente all’analisi del seguito di questo scritto, pubblicato due settimane dopo e che tratta il problema di trovare un luogo adatto ad ospitare il museo e la sua potenzialità in quanto fonte di attrazione turistica, passeremo in rassegna le opere citate dall’autore per offrirne un’analisi storica e conservativa, che ci permetta di accrescere la consapevolezza del nostro patrimonio culturale.

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Elena D'Elia

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