Grande stagione lirica per il Carlo Felice

Un’esilarante “Die Fledermaus” (“Il Pipistrello”), operetta musicale di J. Strauss II andata in scena dal giorno di Capodanno a mercoledì 11 gennaio, ha favorevolmente sorpreso il pubblico del teatro Carlo Felice di Genova che rimane in balia di un imperterrito susseguirsi di inganni, tresche amorose e travestimenti e favorevolmente colpito dalla vivacità dei personaggi, dalla loro esuberanza e frivolezza.

Lo spettatore, sempre travolto dagli impegni quotidiani, vive per poche ore l’immersione completa nel mondo patinato dei salotti viennesi e si lascia travolgere da un turbinio di danze, alla volta della spensieratezza, del gioco amoroso, del fasto e dell’allegria sfrenata.

Magistralmente diretta dal maestro Fabio Luisi, grazie alle splendide scenografie e coreografie sapientemente allestite da Luigi Perego e Irina Kashkova, l’operetta si apre con una celebre ouverture ben nota agli amanti del valzer e della polka viennese, generi portati al successo mondiale da Strauss senior e junior e che avvia il carattere tipico di intrattenimento, di leggerezza tipici della musica viennese di fine Ottocento.

Particolarmente apprezzati musicalmente e scenograficamente il trio Alfred, Rosalinde ed il marito Gabriel von Eisenstein, ovvero lui, lei e l’altro, la scena tra l’avvocato Dr. Blind, Rosalinde e l’onnipresente marito, un borioso e sciupa femmine Bo Skovhus, notevole presenza scenica che si accanisce contro l’avvocato che non è stato in grado di difenderlo, per cui la conseguenza sarà la detenzione in carcere per 8 giorni (anche se poi riuscirà a sfuggire a tale pena).

A metà opera il ballo in maschera presso la casa del principe Orlofsky è l’apoteosi dell’operetta, è il libero abbandono al piacere: il travestimento è lo strumento ideale per dar vita ad una realtà desiderata e sognata, un desiderio di evasione sempre anelato: Adele, la cameriera che si prende gioco della sua signora (Rosalinde) per andare al ballo in maschera, si spaccia per l’attrice Olga (una versatile e talentuosa Danae Kontora), Alfredo, che fa credere di essere il marito di Rosalinde, costretto ad andare in prigione al suo posto, mentre il vero marito si presenta alla festa sotto il falso nome di marchese Renard, il Dr. Falke diventa il cavalier Chagrin, Rosalinde si traveste in una contessa ungherese, Eisenstein, poi, veste anche gli abiti del Dr. Blind per smascherare la moglie: nella Babilonia della festa a casa del principe Orlofsky (anch’egli “travestito”: interpretato dal mezzosoprano Deniz Uzun) sarà l’autorevole champagne che riporterà all’ordine tutti, ritornando nei propri ruoli e nei propri ranghi, eccetto Adele. Tutto si conclude incolpando lo champagne e cantando: “Glücklich ist wer vergisst, was doch noch nicht zu ändern ist” (E’ felice chi dimentica ciò che non può essere cambiato).

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Katia Tonzillo

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