Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, durante la discussione sul regolamento del luna park, il consigliere Oscar Poletto di Forza Italia ha proposto di togliere i punch-ball dalle attrazioni disponibili perché diseducativi dei giovani. 

«Io sono profondamente contrario al punch ball – ha detto Poletto –  perché lo considero un mezzo di divertimenti villico, rozzo e violento».  Secondo Poletto il gioco del punch ball promuove i comportamenti violenti «non mettiamoci a leggere i nomi delle vittime di violenza di genere – ha aggiunto Poletto – se poi lasciamo usare certi strumenti dove vince chi mena più forte». 

Generalizzando, il problema che Poletto pone, certamente in maniera strumentale all’interno del consiglio comunale, merita però secondo me un ragionamento. 
Partiamo dai dati, come ha suggerito ieri su questo sito l’assessore Casanova: le statistiche ci dicono che nel nostro paese i reati sono in calo generalizzato. Bene, ovviamente. 

Restano sicuramente delle  emergenze, da quella  della violenza di genere, alla corruzione, alla nuova criminalità organizzata che non spara più ma fa enormi affari e controlla porzioni enormi di territorio anche al nord. 

Ma quali sono i modelli “mainstream” a cui la nostra popolazione, e i giovani in particolare, sono esposti? 

Serie tv come Gomorra, ad esempio, sono utili specchi di realtà o modelli diseducativi?
L’Unione Sindacale Polizia Penitenziaria non ha dubbi: Gomorra è diseducativo e provoca significativi danni nei giovani che già vivono in situazioni marginali. Stesso parere per tre importanti magistrati impegnati nella lotta alla mafia come  Nicola Gratteri, Cafiero De Raho e Giuseppe Borelli: Gomorra rischia di diventare un grande spot alla camorra. Simili ragionamenti per la serie tv “Mare fuori”, ambientata in un carcere minorile. 

Oltre alla televisione, c’è la musica. Se un tempo l’ascolto musicale era un fatto sociale, perché la musica si ascoltava in compagnia, oggi ogni giovane ha nelle sue orecchie la sua personale colonna sonora. Ma cosa ascolta? 

I testi di molte canzoni rap e trap italiane sono – a mio parere, ovviamente – rivoltanti. Basta andare a cercare in rete i testi di chi va per la maggiore, come Fedez che canta “La mia gente tira come gli aspirapolveri –  A fianco troie con le unghie lunghe più di Wolverine – Bevo champagne alla mensa dei poveri –  Con la tua tipa porca faccio i miei porci comodi”. 

Oppure Tony Effe, che canta: «Prendi la tua troia, le serve una museruola. Metti un guinzaglio alla tua ragazza. Ci vede e si comporta come una troia. La tua tipa tra i miei seguaci. Mi vede e dopo apre le gambe. La scopo e poi si mette a piangere»

Gli esempi potrebbero essere ancora molti, ma mi pare più che sufficiente. Per pudore, non ho citati i peggiori. 

La musica trap di diseducativo non ha solo il testo. Stiamo parlando di canzoni incise più o meno tutte sulla stessa base fatta da un computer, cantate da ragazzini che riescono a essere stonati anche con l’autotune. Il modello che passa è che si può avere successo (e cash, come dicono i giovani) anche se non si è in grado di fare nulla. 

Certo, ai miei tempi era diverso. Negli anni ’80 noi bambini guardavamo Heidi e Remi, orfani sfigatissimi che ci lasciavano gli occhi gonfi di pianto la mattina dopo a scuola, e poi più grandicelli ascoltavamo De Gregori, Guccini e De Andrè che non erano certo allegri, ma almeno sapevano suonare. Questo non ci ha salvato: non è che la mia generazione sia fatta tutti di stinchi di santo inclini alla commozione. 

Però il problema dobbiamo porcelo: quali modelli proponiamo ai nostri giovani, nella fase più importante della loro educazione? 

Il Codacons ha chiesto di oscurare le canzoni sessiste dei trapper, senza successo. Io non credo che la soluzione posso stare nel divieto. Vietare non è mai una buona soluzione. 

Il problema, mi pare, sia invece l’assenza di altri modelli. Cosa hanno i nostri giovani da guardare, oltre Gomorra? Cosa hanno da ascoltare?  Cosa propone la cultura italiana che dia valore alla legalità, al rispetto delle regole, al rispetto tra le persone? Mi pare non molto, ma spero di sbagliarmi. 

Per un Baby Gang (foto di apertura) che canta “E a chi non ci capisce  Noi gli rispondiamo suca” ci vorrebbe ancora un De Andrè che ci canti “Come ti senti amico, amico fragile, se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”. 

Insomma, la soluzione non è vietare il punch ball, per tornare a Poletto, ma metterci a fianco anche altro e meglio. Perché se ce solo quello, allora, forse è meglio vietarlo. 

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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