Novi Ligure era stata liberata il 27 aprile 1945 con una grande festa e il 1° maggio, solo quattro giorni dopo, i novesi tornavano a manifestare per la festa del lavoro, festa che era stata negata durante il ventennio fascista, sostituita con quella del Natale di Roma.
Nei giorni successivi a quella manifestazione si stavano ricostituendo in città le libere Associazioni, tra queste fu ripristinata la Camera del Lavoro, assaltata e distrutta nel 1922 dai fascisti. Il nuovo Sindacato si insediò in via Roma nel Palazzo della Dogana, negli stessi locali che avevano ospitato la casa del fascio e i sindacati fascisti. Primo Segretario della Camera del Lavoro fu eletto il ventinovenne, comunista, Bruno Bottazzi

Bottazzi era stato partigiano combattente dall’8 settembre 1943 al 7 giugno 1945, nella Brigata Vittorio, della 16° Divisione Viganò.

Nei giorni seguenti Bruno Bottazzi, nella sua qualità di segretario della Camera del Lavoro, indicava i comportamenti che le aziende dovevano tenere nei confronti dei loro dipendenti.
Il 7 maggio 1945 infatti scriveva alle “Ditte Industriali” che tutti i dipendenti dovevano ricevere la paga per il “23 aprile, giornata di sciopero dichiarata dal C.L.N.”; il pagamento delle giornate agli operai che non avevano potuto presentarsi al lavoro per cause belliche; normale retribuzione agli appartenenti alle squadre S.A.P. che hanno partecipato all’occupazione della città ed al servizio di ordine pubblico; infine normale retribuzione della giornata festiva del 1° maggio”.


In una lettera successiva, datata 14 maggio 1945, sempre firmata da Bruno Bottazzi a nome del Comitato sindacale di zona della Camera del Lavoro, indirizzata “a tutte le Ditte industriali, artigiane e cooperative e commerciali”, il sindacato comunicava che “a tutti gli operai che, pur non percependo gli assegni famigliari, incombe l’obbligo di provvedere gli alimenti ai congiunti … deve essere corrisposta l’indennità di guerra”.
Infine, la lettera più significativa, veniva inviata sempre il 14 maggio alle aziende di tutti i settori, servizi compresi, che recitava, sentiti i più importanti industriali della Provincia, la Camera del lavoro: “al fine di solennizzare la vittoriosa insurrezione del popolo contro la oltre ventennale oppressione, ha determinato che a tutti i lavoratori che, alla data del 25/4/1945, avevano rapporto di dipendenza con le aziende venga corrisposto un premio come sotto specificato: L. 5.000 ai capifamiglia, L. 3.500 ai non capifamiglia che hanno compiuto i 18 anni, L. 2.000 ai giovani che hanno compiuto i 16 anni e non i 18, L.1.500 agli inferiori ai 16 anni” (1.000 lire del 1945 corrispondono a 85.093 lire, ovvero 43,95 euro del novembre 2022)”.
La missiva specificava che nessuna distinzione veniva fatta tra uomini e donne per l’elargizione del premio.
Il 1° maggio del 1946 i lavoratori novesi tornavano liberamente a manifestare per la festa del lavoro, La ritrovata libertà aveva fatto scendere in piazza una marea di persone che avevano aderito all’appello segretario della Camera del Lavoro di Novi Ligure, Bottazzi, Successivamente alla sfilata per le vie cittadine, il corteo entrò al Circolo Ilva; tanti erano i partecipanti che si sistemarono nel campo di calcio e nell’area si tenne il comizio finale.




Fonti:
– www,partigianid’italia.it
– Lettere della Camera del Lavoro, archivio privato
– foto d’epoca della manifestazione, Gino Re.
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