“Chi non lotta per qualcosa ha già perso.” Con questa frase, Don Andrea Gallo ha marchiato la sua esistenza. Un’esistenza che non fu mai comoda, mai neutra, mai accomodante. La sua morte, il 22 maggio 2013, ha lasciato orfana un’intera parte del Paese: quella che crede nella giustizia sociale, nella dignità degli esclusi, nella forza rivoluzionaria della tenerezza.

Don Gallo nasce a Genova il 18 luglio 1928, in un’Italia lacerata dal fascismo. Adolescente, entra nella Resistenza come staffetta partigiana, intuendo già da ragazzo che fede e libertà non potevano viaggiare su binari separati. Quella vocazione la porterà nel cuore per tutta la vita: Dio per lui non era nei palazzi del potere ecclesiastico, ma nelle baracche, nelle strade, nei volti sporchi e feriti di chi non ha nulla.

Lui era un prete scomodo, ma un cristiano vero. Entrato nei Salesiani, fu ordinato sacerdote nel 1959. Dopo un breve periodo in Brasile – dove fu colpito dalla povertà estrema e dalle ingiustizie sociali – tornò a Genova cambiato. Scelse la periferia dell’anima: iniziò a vivere tra i tossicodipendenti, le prostitute, gli alcolizzati. Nessuno era escluso dalla sua idea di Vangelo. Ogni uomo e ogni donna aveva diritto alla dignità. Per questo fu osteggiato dai vertici ecclesiastici, soprattutto dal cardinale Siri, che lo considerava troppo “politico”.

Venne allontanato dal Carmine, la sua parrocchia, dopo che aveva osato denunciare la mancanza di giustizia e le connivenze tra potere economico e religioso. Ma i genovesi gli vollero bene proprio per questo: perché non abbassava mai lo sguardo davanti all’arroganza.

Nel 1970 fondò la Comunità di San Benedetto al Porto. Una casa senza muri, senza recinzioni, senza barriere. Solo porte aperte. Qui trovavano accoglienza i tossici, i migranti, gli ex detenuti, le ragazze della strada, le persone LGBTQ+, i senza tetto. Non chiedeva documenti, né fede, né redenzione: solo la verità di una mano tesa. E offriva non solo un letto e un pasto, ma anche ascolto, umanità, possibilità. Nel frattempo la Comunità si espande, alla fine degli anni ’70’ ne nasce una vicino a Ponzone, poi piano piano si sono create altre comunità.A Bergamasco e Frascaro nel 1980,a Visone nel 1990 fino arrivare verso il 2008 in Alessandria.

Mi ricordo chiaramente le frasi che Don Gallo  diceva: “Chi bussa non deve spiegare perché lo fa. Noi apriamo. Sempre.” Con questa filosofia, ha salvato centinaia di vite. Ha restituito senso a esistenze disperate. Ha portato i malati in ospedale, ha difeso gli sfrattati, ha celebrato messe per i trans, ha accompagnato in carcere chi non aveva nessuno. Per molti, fu l’unico volto umano di una Chiesa spesso distante.

Don Gallo era un uomo libero. Sostenitore della legalizzazione delle droghe leggere, del sacerdozio femminile, dei diritti civili, non temeva di parlare con i centri sociali, i movimenti studenteschi, i senzatetto o i militanti LGBT. Portava la stola sulle spalle e la bandiera arcobaleno nel cuore.

Lo si vedeva alle manifestazioni contro la guerra, ai cortei per il lavoro, agli scioperi della FIOM. Non temeva le critiche. Diceva che la neutralità è colpevole: “Se la Chiesa non si sporca le mani, non serve a nulla.”

Nel 2013, pochi giorni prima di morire, chiese di essere salutato con Bella Ciao. E così fu.

Don Gallo parlava con voce ruvida, da vecchio marinaio. Portava la papalina rossa, il sigaro in bocca e il Vangelo in mano. Nei suoi libri e discorsi, non usava mai un linguaggio clericale. Diceva cose semplici, ma rivoluzionarie:

“La libertà è come l’aria: la capisci solo quando ti manca.”

“Non date nulla per scontato. Non smettete di indignarvi.”

“Un prete che non parla di politica è un uomo a metà.”

Le sue omelie erano poesie di giustizia, le sue preghiere atti d’amore civile.

Don Gallo morì circondato dalla sua gente, nella casa della comunità. Aveva chiesto di essere sepolto a Campo ligure vicino ai suoi genitori con il Vangelo e la Costituzione sul petto. Il funerale fu un fiume di popolo: operai, studenti, trans, bambini, anarchici, cattolici, musulmani. Tutti in silenzio, tutti in lacrime.

Lui non c’era più, ma il suo spirito era ovunque. Oggi la comunità di San Benedetto al Porto continua la sua missione. Ogni anno, a dicembre, si celebra la sua nascita con canti, racconti, accoglienza. In ogni persona salvata c’è un pezzo della sua anima

Non si può parlare di Don Gallo senza emozione. È stato un profeta disarmato, un eretico evangelico, un uomo giusto. Chi lo ha incontrato, non lo dimentica. Chi ne ha solo sentito parlare, se ne innamora.

Diceva: “Io non ho paura di morire. Ho paura di una vita senza senso.”

E la sua, di senso, ne ha avuto tantissimo. Perché ha amato. Ha lottato. E ha creduto che il mondo potesse cambiare, a partire da chi non ha più niente. Tranne la speranza.

Robbiano Laura PRC 

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Un pensiero su “Don Gallo, sarai sempre nei nostri cuori”
  1. Bellissimo articolo . Una dichiarazione di amore per un uomo eccezionale

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