Ernie Souchak – John Belushi chiede sul suo giornale al suo nemico personale, il corrotto Yablonowitz: «Cosa bolle in pentola?». Domanda che gli costerà cara… Ovviamente stiamo parlando del film Chiamami aquila.
Ma molto bolle in pentola in sanità. In più, il Piemonte continua ad essere un caso particolare. Arrivano, ad esempio, notizie a spizzico. Ora si parla di DEA, di realtà improduttive da chiudere (improduttive?). Qualche anno fa un numero elevato di passaggi al DEA era ritenuto segno di efficienza (sbagliato!), ora di inefficienza (sbagliato!), quindi buon motivo per ridimensionare. Grande confusione.
Poi l’annoso problema dell’Ospedale di Ovada. Inoltre, ci piacerebbe sapere se siamo vicini a un ennesimo piano di rientro, con tutto ciò che ne consegue. Ma è a livello nazionale che qualcosa bolle in pentola, anche se pochi ne parlano. Solo La7 ha dedicato un Data Room all’argomento.
La riforma della medicina territoriale non decolla e, nel frattempo, si è già volatilizzato qualche miliardo in strutture vuote e inutilizzate. Dichiarata fallita la cosiddetta riforma Balduzzi del 2012, grandi ostacoli incontra la nuova proposta finalizzata a potenziare la medicina del territorio, che è stata piano piano smobilitata.
Piano che si fonda su quattro ambiziosi punti – inutile ripeterli, se ne è già parlato sul Moscone (per chi vuole, vedere: https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=89101).
Perché non decolla il piano? Perché non si sono fatti i conti con l’oste, ossia i medici di base e le loro rappresentanze sindacali. Ma questo era già noto da tempo.
Le figure professionali centrali di questo piano sono il medico di famiglia e gli infermieri laureati; quest’ultimi sono molto pochi in Italia (vedi: Scende il numero dei laureati in Infermieristica: mai così pochi negli ultimi 11 anni) e i medici di famiglia non ne vogliono assolutamente sapere di passare da convenzionati a dipendenti ASL. La cosa è risaputa e la polemica ormai dura da decenni. Tutto dipenderà dal rinnovo della convenzione tra il SSN, le rappresentanze sindacali dei medici e la FNOMCeO. Vedremo cosa succederà.
Quello che mi ha colpito è la campagna – definirei pubblicitaria – contro questa riforma. Gli argomenti sono gli stessi che, negli USA degli anni ’50, venivano usati contro la medicina pubblica a favore di quella privata, ricopiati paro paro: «Non potrai scegliere il tuo medico!» «Non vorrai essere visitato da un medico qualsiasi!»
Intanto, complimenti per la stima nella categoria: un medico qualsiasi credo sia una vera perla. E poi, dico, è passato quasi un secolo e siamo ancora qui ad argomentare in questo modo.
Legittima la posizione dei sindacati medici, e non è certo in discussione la professionalità dei medici di famiglia. Ma se il modello è quello americano, con prevalenza del privato, forse è meglio fornire alcuni dati.
Nonostante il grande impegno finanziario pubblico (16% del PIL negli USA; media OCSE 10% tendenziale nel 2030; 6,4% in Italia per spesa sanitaria), Medicaid e Medicare, i due grandi programmi di assistenza sanitaria finanziati dal governo federale e dai singoli Stati, che si prendono cura di circa 70 milioni di cittadini – anziani e fragili economicamente – sono in continua sofferenza, sia finanziaria che politica.
E il tipo di prestazione fornita è assolutamente discrezionale (altro che scelta del medico! Il medico lo sceglie l’assicurazione!). Circa 29 milioni di cittadini non sono coperti da assicurazioni sanitarie e l’aspettativa di vita è di 77,3 anni negli USA e 80,9 anni in Italia. Inoltre, la mortalità infantile subisce di anno in anno un incremento molto preoccupante (vedi: https://it.aleteia.org/2018/08/14/gli-usa-alle-prese-con-la-mortalita-infantile).
Ricordiamoci che, negli USA, la copertura assicurativa è legata al posto di lavoro ed è a carico del datore di lavoro. D’altro canto, il sistema puramente assicurativo sta implodendo: premi sempre più alti, coperture sempre meno ampie, discriminazione sanitaria in base al censo. Per contro, il grande paradosso: le avanzatissime punte di ricerca negli USA – vedi il numero di Nobel, ad esempio.
Poi c’è il problema degli ospedali. Se ne potrebbe riparlare. Questi sono alcuni dei problemi che ha davanti il nostro Sindaco, nuovo Presidente dell’Assemblea dei Sindaci dell’ASL-AL, a cui va tutto il nostro incoraggiamento e i migliori auguri di buon lavoro.
P.S. Intanto, proviamo a far funzionare quello che c’è – e non è poco.
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