Con l’ultima replica di Domenica 22 giugno de “ Il flauto magico” di Wolfang Amadeus Mozart, si è conclusa la stagione lirica 2024/2025 al Carlo Felice di Genova, una stagione di grandi successi, nonostante qualche imprevisto ( non ultimo il paventato sciopero della prima dell’opera mozartiana , per fortuna annullato all’ultimo momento).
In scena, appunto, Die Zauberflote, il singspiel che dietro una trama abbastanza semplice e lineare cela l’eterna lotta fra il bene e il male, fra le tenebre e la luce.
In scena i solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale dell’opera Carlo Felice di Genova diretto da Francesco Meli, un cast vocale che ha saputo egregiamente tenere il palco, ottenendo consensi e prolungati applausi. Rigorosi e corretti, nella loro perfetta vocalità Samuele di Leo, nella parte del principe Tamino e Ilaria Monteverdi, un’ottima Pamina, le tre dame ( Gesua Gallifoco, Silvia Caliò e Alena Sautier) convincenti anche come presenza scenica, bene anche Sarastro ( Giovanni Augelli), anche se a volte il suo timbro è stato coperto dall’orchestra. Si aspettavano ovviamente le arie della regina della notte ( Sonia Gogyan), certamente i pezzi forti dell’opera, l’aria del primo atto, probabilmente per la disposizione della cantante, in fondo al palco, ha convinto per metà: voce coperta dall’orchestra nella prima parte, ma ottima padronanza dei vocalizzi nella seconda. L’ aria del secondo atto, colma di rabbia e odio, è stata ineccepibile e meritava di certo un bis Una citazione a parte lo merita però Papageno, Willingerd Gimenez, che spesso nel corso dell’opera è salito a ruolo di protagonista assoluto, mettendo in ombra anche il principe Tamino: la sua gestualità, i suoi movimenti, il tono di certe sue battute hanno fatto sorridere di gusto il pubblico presente.
Ma il flauto magico di Domenica 22 giugno ha riservato altre piacevoli sorprese: le scene dell’eterno Lele Luzzati, in tenui tinte pastello, perfettamente adattate a quella che è una vera e propria fiaba, la presenza di ballerini sotto le sembianze di animali che spesso accompagnano i protagonisti principali, un tono sempre giocoso, allegro ironico ( oltre al già citato Papageno come non ricordare il drago nel primo atto che , tagliato in due , tenta goffamente di ricongiungersi e prova una timida reazione, subito bloccata dal ceffone di una delle tre dame, e come non citare il taglio comico con cui viene interpretato Monostatos, servitore di Sarastro, che all’ultimo si unisce alle forze della regina della notte).
Ineccepibile l’ orchestra, guidata da un divertente e divertito Giancarlo Andretta, che nell’overture accenna a un passo di danza, brillante e cristallino i veloci virtuosismi degli archi, possenti e penetranti i fiati.
Un plauso a parte per i tre geni, solisti del coro delle voci bianche del Carlo Felice, ipnotica la loro apparizione sul palco a bordo di una navicella sospesa, che attraversa tutta la scena con studiata lentezza: le loro voci candide e limpide ci riportano ancora di piu’ a un clima di fiaba, come è in effetti il Flauto Magico, dove i buoni trionfano e i cattivi, o meglio i finti buoni, sprofondano nell’ abisso del male da loro stessi creato.
Alberto Ricci
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