C’è un’opera che da oltre un decennio compare nei piani, negli accordi, nelle delibere e nei comunicati ufficiali. Un’infrastruttura promessa, progettata, ma mai realizzata. Si tratta del sottopasso ferroviario di San Bovo, previsto lungo strada Castelgazzo a Novi Ligure, inserito tra le compensazioni territoriali legate alla realizzazione del Terzo Valico dei Giovi.
Nel 2012, il Comune di Novi, la Provincia di Alessandria e Rete Ferroviaria Italiana sottoscrissero un accordo che definiva tra le opere prioritarie proprio quel sottopasso. Un’opera strategica per la viabilità dei quartieri occidentali della città, in grado di alleggerire il traffico pesante e garantire collegamenti più sicuri tra le zone produttive e il centro urbano.
Ma non solo: già la Delibera CIPE n. 80 del 2006, che approvava il progetto definitivo del Terzo Valico, raccomandava esplicitamente la costituzione di un Tavolo tecnico permanente per condividere con gli enti locali le opere di compensazione e mitigazione. Il sottopasso di San Bovo figurava tra queste.
Eppure, a distanza di anni, non esiste alcun cantiere né progetto esecutivo. L’opera è stata di fatto abbandonata, o peggio ancora sostituita da una soluzione alternativa (un sovrappasso) forse mai discussa né approvata ufficialmente con il Comune, almeno sotto il profilo finanziario. Un’inadempienza da parte di RFI che mina il rapporto di fiducia con il territorio e contraddice gli impegni assunti pubblicamente?
A questa situazione si aggiunge un ulteriore tassello dimenticato: la tangenziale ovest di Novi Ligure. L’infrastruttura, considerata strategica per la mobilità urbana e intercomunale, fu privata dei fondi regionali già stanziati all’inizio del decennio scorso. A decidere lo stop fu la giunta regionale guidata da Roberto Cota, con l’assessore ai trasporti Barbara Bonino, che invocò il rispetto del Patto di stabilità per giustificare il congelamento delle risorse.
Oggi, in un quadro finanziario mutato, quella scelta appare ancora più penalizzante. Se le opere ferroviarie attraversano Novi portandone con sé oneri, disagi e consumo di suolo, appare più che legittimo chiedere alla Regione Piemonte di rifinanziare almeno un tratto della cosiddetta “tangenzialina”, dando un segnale di attenzione alle esigenze locali.
In tal senso, è significativo quanto sarebbe avvenuto il 24 giugno 2025, quando, nel corso di un incontro istituzionale con il Comune di Novi, gli assessori regionali Marco Gabusi (infrastrutture) e Maurizio Bussalino (programmazione territoriale) hanno assunto l’impegno di inserire il finanziamento della tangenzialina nel Piano Strategico Regionale delle Opere Pubbliche. Un impegno che andrà verificato nei fatti, ma che rappresenta un passo importante verso il riconoscimento istituzionale dell’opera.
Leggo che alcuni interlocutori hanno ipotizzato che il casello autostradale di Pozzolo Formigaro potesse svolgere una funzione sostitutiva rispetto alla tangenziale ovest. Ma questa tesi non regge per motivi tecnici e logistici evidenti:
• Il casello ha funzione autostradale, non urbana: non alleggerirà le strade cittadine da TIR e mezzi di servizio.
• Mancherebbe comunque un’infrastruttura connettiva tra il casello e il tessuto viario Novese
• Infine, la tangenzialina è un’opera compensativa, approvata e discussa nei piani legati al Terzo Valico; il casello, invece, è un’infrastruttura indipendente, mai pensata per sostituire un bypass urbano.
La tangenzialina resta dunque indispensabile, anche solo nella forma di un primo tratto funzionale, per rispondere a esigenze locali urgenti e per rispettare gli impegni assunti verso la comunità. Occorre rapidissimamente riaprire i dossier e mantenere le promesse. Rfi e la regione hanno il dovere di chiarire, correggere e rimediare a questi ritardi.
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