Non possiamo più stare a guardare la questione e non può più essere rimandata, né sottovalutata: l’avanzamento silente e infido della cosiddetta autonomia differenziata. Una riforma che sta passando inosservata, nel silenzio assordante dei grandi media, ma che rischia di essere una delle trasformazioni più devastanti per l’unità del Paese, per l’uguaglianza tra i cittadini, per l’esistenza stessa di una Repubblica fondata sulla solidarietà e sulla giustizia sociale.
È inaccettabile che il Governo Meloni, con l’appoggio di Lega e Forza Italia, continui a sventolare parole come “efficienza”, “responsabilità” e “meritocrazia”, quando in realtà dietro questa narrazione si nasconde un progetto regressivo e profondamente classista: un federalismo spinto, squilibrato e autoritario, costruito su misura per rafforzare le diseguaglianze esistenti.
Parliamoci chiaro: l’autonomia differenziata è una secessione dei ricchi, un colpo di grazia ai principi fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. È un attacco diretto ai diritti sociali. È una scelta che mira a spezzare l’Italia in venti sistemi sanitari, venti sistemi scolastici, venti modelli di welfare, venti destini divergenti, in cui il luogo in cui nasci determina quanto vali, quanto potrai curarti, studiare, vivere.
E mentre tutto questo accade, la voce del popolo viene imbavagliata da una Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il referendum promosso per abrogare la legge Calderoli. Non ci stupisce, ma ci indigna. Ancora una volta, le istituzioni si chiudono a riccio, impedendo che siano le cittadine e i cittadini a decidere su una questione che riguarda l’architettura stessa della Repubblica.
La verità è che siamo di fronte a una controriforma autoritaria, un vero tradimento del dettato costituzionale. L’articolo 3 della Costituzione sancisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Ma come si può anche solo pensare che questo compito possa essere adempiuto se le regioni più ricche trattengono per sé maggiori risorse, mentre al Sud si tolgono diritti fondamentali?
Sanità, scuola, trasporti, ambiente, contratti collettivi, salari: tutto può diventare merce di scambio tra governo e regioni, in una trattativa al ribasso sui diritti. E allora diciamolo forte: questa non è autonomia, è diseguaglianza costituzionalizzata. È un progetto di smantellamento dello Stato sociale.
Non ci dobbiamo piegare. Non accettiamo che il principio della solidarietà venga calpestato in nome di una logica aziendalista e competitiva, degna del peggior neoliberismo. Non accettiamo che la Costituzione venga stravolta con la complicità del silenzio e della paura.
Noi dobbiamo avere una Repubblica solidale, cooperativa, antifascista. Un’Italia in cui i diritti fondamentali siano garantiti a tutti, da Nord a Sud, senza differenze di censo, di latitudine, di cittadinanza.
E vogliamo dirlo anche al Partito Democratico e a chi “a sinistra “, pensa di barcamenarsi tra ambiguità e tatticismi: questa è una battaglia di civiltà, e non ammette zone grigie. O si sta con i diritti di tutti, o si diventa complici della frantumazione del Paese.
La lotta contro l’autonomia differenziata è la lotta per l’uguaglianza, per la solidarietà, per la giustizia sociale. È una lotta che incrocia quella per il lavoro, per la sanità pubblica, per una scuola degna di questo nome, per la dignità dei territori dimenticati.
Perché la Repubblica, quella vera, non si vende a pezzi, non si divide in quote di mercato. Si difende. Si rilancia. Si ricostruisce.
Robbiano Laura PRC
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

