Prima o poi doveva arrivare la locuzione latina “se vuoi la pace prepara la guerra”. La nostra presidente della Garbatella sta con i romani almeno nelle citazioni, non potendone imitare il saluto.
Sul tema possiamo fare ricerche all’infinito ma non possiamo fare a meno di risalire a qualche millennio addietro visto che la locuzione trae origine dal pensiero di Platone vissuto nel IV secolo A.C. e mutuata qualche secolo dopo dai romani. Proprio i romani, ispiratori della nostra, in quanto a guerre non si sono fatti mancare nulla visto che hanno costruito un impero sterminato in oriente e occidente.
Per dare meglio l’idea esistono ancora, reminiscenza architettonica del ventennio fascista sulla via dei Fori Imperiali, quattro tavole policrome affisse sul muro perimetrale della Basilica di Massenzio e, per i patiti della Storia, inaugurate da Benito Mussolini nel 1934. Intendiamoci, la locuzione in questione non è stata mutuata solo dai romani, anche altri, regimi soprattutto, ne hanno fatto uso nelle loro interlocuzioni e anche e soprattutto azioni nefaste.
Se ci viene consegnato dalla storia questo pensiero, possiamo immaginare che rappresenti ancora oggi una verità o necessità ineludibile? Certo che no, se non altro per il fatto che la locuzione risale a circa 2400 anni fa quando Giorgia non poteva ancora essere ne cristiana ne madre. In tutti questi secoli è successo di tutto e il suo contrario, si sono preparate una infinità di guerre e non per preparare la pace, semplicemente per volere annientare qualcuno. Poi, statisticamente, non sono esistiti secoli di pace ma solo secoli di guerra.
Per arrivare più vicino a noi possiamo analizzare il pensiero di Napoleone Bonaparte che voleva una Europa federativa con la guerra ma finì male. La riflessione sull’invasione russa è raccontata in modo magistrale da Lev Tolstoj in Guerra e Pace dove esplora quegli eventi non come caos e conflitto ma come stati d’animo, dimensioni morali, sentimenti d’amore e vicinanza. La locuzione latina ha avuto le sue innumerevoli varianti nei secoli, anche Napoleone aveva corretto il pensiero “si vis bellum para pacem”. Nell’uno o nell’altro caso a morire ci sono sempre andati i giovani imbottiti di ideologia e fanatismo senza i quali non si trova il coraggio di morire.
Possiamo e dobbiamo far prevalere una logica di pace senza farci fagocitare dalle sirene dei mercanti, quelli che restano insensibili al fatto che le guerre, come dice Pablo Neruda, sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono e non si uccidono. Sempre Neruda ci invita a non essere rassegnati ma ad accettare la vita come un dono irripetibile ed evitando la morte a piccole dosi, ricordando che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Alla signorina cristiana della Garbatella diciamo che “si vis pacem para pacem”, non ci sono alternative e ci eviti lezioncine fuori luogo evitando accuratamente di chiederci cosa ne pensiamo in materia. Se lo facesse sarebbe una bella sorpresa anche per lei.
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone



non ho piu il tuo mail ma volevo dirti che ho avuto un ictus tre anni fa e dirti che scrivi sempre bene claudine