In Consiglio Comunale ieri sera si è discusso del nuovo casello autostradale di Pozzolo come possibile alternativa alla tangenziale ovest di Novi Ligure. È un’affermazione che sorprende e dispiace. Perché non è solo tecnicamente debole: è visivamente cieca.

La mobilità è una cosa seria, fatta di flussi, usi e direzioni. E ogni volta che se ne parla con leggerezza, si tradisce il territorio. Il casello di Pozzolo ha una sua funzione: serve un’area precisa, quella che cresce tra Pozzolo e Rivalta. Ma non ha nulla a che vedere con la necessità storica e strutturale di Novi Ligure di avere una tangenziale che alleggerisca via Mazzini e crei un collegamento diretto tra San Bovo e Rivalta.

Chi conosce la geografia dei flussi sa bene che le connessioni esistenti tra A7, A21 e A26 costituiscono già un sistema efficiente per i mezzi pesanti diretti all’area industriale di Novi. Chi proviene da Genova, Milano o Torino utilizza questi assi per raggiungere direttamente le zone produttive. Nessun vettore sceglierebbe di uscire a Serravalle o Tortona per attraversare Pozzolo alla ricerca di un casello secondario.

Non lo farebbe per ragioni tecniche, né per convenienza economica. Pensare che un nuovo casello possa sostituire la tangenziale ovest significa ignorare la realtà logistica del territorio. È vero: a Rivalta ci sono realtà private importanti, come Katoen Natie e il Gruppo Gavio. È legittimo che investano e progettino. Ma il confine tra interesse privato e interesse collettivo va tracciato con chiarezza.

SLALA avrebbe avviato uno studio sul casello di Pozzolo. Ma non risulta alcuna analisi integrata che metta in relazione casello, rete urbana, tangenziale e connessione intermodale San Bovo–Rivalta. Senza questa visione d’insieme, ogni proposta è una deviazione dal senso. La tangenzialina ha un altro valore: è l’ossatura che può tenere insieme il sistema. Non è una bretella qualsiasi: è la cucitura che manca tra due cuori logistici.

La proposta è semplice e concreta: si prolunghi la tangenzialina da Cascina Pagnoletta fino alla variante nord di Pozzolo, già funzionante. Un passante breve, ma strategico, che collega SS211 e SS35 bis, saldando finalmente San Bovo e Rivalta. Si chieda ai due soggetti privati che hanno pensato al casello di fare la loro parte: partecipare a un’opera che non è solo infrastruttura, ma equilibrio. È così che la rete stradale diventa paesaggio e progetto. Non è solo tecnica. È giustizia territoriale.

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