Le diocesi di Genova e Tortona intervengono congiuntamente sulla difficile situazione che coinvolge gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia presenti nei territori liguri e piemontesi. In un comunicato congiunto, l’arcivescovo di Genova Marco Tasca e il vescovo di Tortona Guido Marini esprimono vicinanza ai lavoratori e lanciano un appello alle istituzioni per una presa di posizione urgente e concreta.
«La Chiesa è da sempre attivamente partecipe della realtà nella quale vive», si legge nella nota, che richiama anche le parole di papa Francesco sul lavoro come “vocazione dell’uomo ricevuta da Dio”. Gli impianti di Genova e Novi Ligure vengono definiti come elementi fondamentali del tessuto industriale e sociale locale, capaci di generare occupazione, competenze e cultura del lavoro.
Le due diocesi manifestano preoccupazione crescente per l’incertezza che da anni pesa sul futuro degli stabilimenti e denunciano come tale condizione si sia ulteriormente aggravata nelle ultime settimane. «Non sussistono motivazioni per un depotenziamento dei due siti produttivi», affermano i vescovi, sottolineando la qualità delle produzioni e la concorrenzialità degli impianti.
A destare allarme è soprattutto l’ipotesi di ridimensionamento o divisione degli stabilimenti, che secondo la Chiesa determinerebbe non solo la perdita di posti di lavoro e competenze, ma anche un impoverimento sociale diffuso: «La perdita di professionalità e di capacità produttiva minaccerebbe una vera e propria cultura del lavoro».
I vescovi esprimono stima e riconoscenza per il comportamento responsabile dei lavoratori, ma avvertono che un ulteriore peggioramento della crisi potrebbe alimentare tensioni sociali difficilmente controllabili.
Per questo le diocesi invocano un intervento deciso da parte dello Stato, con l’elaborazione di un piano industriale e un programma di riqualificazione energetica credibili. La vertenza Acciaierie d’Italia, sostengono, deve essere considerata una questione nazionale: «L’acciaio è un settore strategico per lo sviluppo economico del nostro Paese e merita la massima attenzione a livello istituzionale».
L’appello finale è rivolto alla responsabilità e alla tempestività: «Si decidano presto misure che diano serenità ai lavoratori e alle loro famiglie, garantendo così anche il futuro delle comunità coinvolte».
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