Era il 2 gennaio 2010 quando Nazareno Fermi, già provato dalla malattia, partecipò in collegamento telefonico al ricordo di Fausto Coppi in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della scomparsa che si erano tenute al Museo dei Campionissimi.
Il 13 maggio di quell’anno sarebbe arrivata a Novi la quinta tappa del Giro d’Italia, Nazareno ci teneva ad esserci, anche se la malattia stava progredendo, aveva espresso la voglia di assistere a quell’arrivo di tappa. Come poteva mancare ad un evento ciclistico così importante, che tornava a Novi dopo ben trentadue anni? ma Nazareno Fermi a quell’arrivo non c’era, il suo cuore aveva smesso di battere, un paio di mesi prima, il 5 marzo.

Ferroviere e giornalista, grande appassionato di ciclismo era nato il 13 giugno 1945 e fin da ragazzino aveva respirato la passione per lo sport; il padre, Federico, era stato dirigente sportivo del ciclismo locale e nazionale.
Per oltre quarant’anni Nazareno era stato corrispondente del quotidiano sportivo Tuttosport, ed aveva collaborato con La Stampa, Il Piccolo, La Prealpina, La Gazzetta di Mantova e con tutti i giornali locali del territorio. Era stato direttore del settimanale Novi tutto lo sport, fondato da Gianni Bellasera.
Era stato ufficiale di gara, Presidente della società ciclistica novese Pietro Fossati, Consigliere provinciale della Federazione Ciclistica Italiana. Presidente della Consulta del Sport novese.
Il suo più grande idolo era il ciclista Costante Girardengo, l’omino di Novi, del quale era considerato uno dei maggiori biografi e lui dedicò “Viva Girardengo: la vita, le vittorie e le sofferenze”, libro dei primi anni ’80 che contiene le interviste di Nazareno al Campionissimo, con il quale aveva un rapporto di rispettosa amicizia. Nel 1997 pubblicò: “C’era una volta il Gira…: la vita favolosa di un omino diventato il campionissimo”.



Tra i suoi libri più noti esiste “In punta di pedali: il racconto del ciclismo a Novi Ligure, citta dei Campionissimi, alla ricerca del colore perduto” edito nel 1994.
La definizione di Novi, Città dei Campionissimi, fu proprio coniata da Nazareno che la propose con la sua tipica testardaggine agli Amministratori comunali dell’epoca, fino a quando gli stessi non l’adottarono e fecero porre, in allora, all’ingresso della città dei cartelli con quella dicitura. L’idea gli era nata quando a Novi arrivò la tappa del 61° Giro d’Italia, St. Vincent – Novi Ligure, l’8 maggio 1978. Per l’occasione Nazareno aveva ideato due manifesti che annunciavano l’arrivo della gara; uno riportava l’immagine dell’“Airone”, l’altro quella dell’“Omino di Novi” e la tappa non poteva che chiamarsi Tappa dei Campionissimi.
Di lì nacque la sua idea di intitolare: “Novi, Città dei Campionissimi”.


I due manifesti del 1978.
All’epoca il Museo del ciclismo era ancora nel cassetto dei sogni, Nazareno si adoperò, partecipò a quelle interminabili riunioni portando il suo contributo. E quando quel sogno iniziò a prendere forma, non ci fu discussione su come chiamarlo: Museo dei Campionissimi, con lo stesso nome fu anche intitolato il viale antistante al Museo. Inutile dire che collaborò alla sua realizzazione.
Aveva un carattere difficile, uno spirito indipendente che lo portava spesso ad esprimere le sue idee anche se andavano controcorrente, non temeva lo scontro, anche a costo di rimetterci personalmente.
Ma se rispettavi le sue idee, se eri un suo amico, guai a chi ti toccava. Aveva un grande cuore, se c’era da far qualcosa per chi stava peggio: Nazareno c’era, si faceva in quattro, con la stessa passione con la quale scriveva di ciclismo. E fu con questo spirito che collaborò a lungo con l’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e persone con disabilità elettive e disturbi del neurosviluppo) e normalmente il ricavato della vendita dei suoi libri andava a favore dell’associazione stessa.
Le vicende della vita e, soprattutto l’incontro con Grazia con la quale convolò a nozze, lo portò a vivere prima a Torino e poi a Torre Pellice, ma rimase con la testa e con il cuore a Novi Ligure. Quando seppe della gravità della sua malattia si preoccupò per la sua sepoltura che volle a Novi dove aveva vissuto e dato il meglio di se stesso, come cittadino, giornalista e uomo di sport.
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