Cara Daria, ho letto con ovvio interesse la tua seconda riflessione, a distanza di quattro anni dalla prima, sulla nostra cara Novi.  Come diceva Cesare Pavese ne “La luna e i falò”,«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Ma soprattutto per avere un posto dove tornare».

Ognuno di noi porta nel cuore il luogo dove è nato e nutre verso di lui un sentimento misto di affezione e di biasimo.  Per provare a giudicare la nostra città, dobbiamo fare uno sforzo di astrazione, cercare di vederla in un’altra prospettiva, forse meno con il cuore e più con la testa. 

Io vedo, ad esempio, una città viva. Vedo molti  lavori in giro, lavori che oggi sono un gran fastidio ma che poi saranno sicuramente utili. Vedo capannoni che stanno crescendo, e da un lato storco la bocca di fronte a quei cubi di cemento, e dall’altro penso che sicuramente un giorno vi saranno persone che ci lavoreranno, e questo è un bene. Vedo scuole pubbliche che ogni anno svettano nelle classifiche regionali. Vedo un gruppo di ragazzi che in questi giorni è in Burundi, per quella meravigliosa realtà di cooperazione e solidarietà che è Ascolta l’Africa.

Vedo una città che ha ritrovato la dimensione sociale e culturale che ha sempre avuto e che ne fa un unicum nel panorama locale. Quanti libri, quanti incontri, quanto volontariato offre la nostra Novi? Quante occasioni per fare sport?

Luci ed ombre. Vedo anche una città che fino a poco tempo fa aveva 4 settimanali, ed ora non ne ha più nessuno. Solo scelte editoriali sbagliate, oppure una cittadinanza che non legge più? 

I problemi ci sono, e li vedo purtroppo bene. La tangenziale, che allontanerebbe finalmente il traffico pesante da centro città, ancora ci manca. Il nostro sindaco, che come dici tu la Città la ama davvero, si danna l’anima per trovare i soldi, mentre il preventivo lievita ogni giorno. Vedere che per interessi di altri partiti i fondi vengono dirottati verso altre città, mi fa una gran rabbia. 

Il commercio nel centro storico langue, certo, e non basterebbe certo abbellire piazza Carenzi per dare nuovo impulso. Se penso al centro storico popolato di botteghe di anni fa, e a quello di oggi, mi pare che non siano solo i negozi che mancano, ma anche i commercianti. Quelli che aprivano un negozio e ne facevano la loro casa, il loro orgoglio, oltre che al loro lavoro. 

Oggi spesso vedo aspiranti maghi che pensano di essere dei geni del commercio, aprono per tre mesi e lasciano dietro di loro una scia di debiti. Ma vedo anche persone serie, che conoscono il loro lavoro, e resistono anche ai tempi grami. Persone che dovremmo ascoltare di più. 

Ecco, io penso che una Città non la fanno i politici di turno (anche se purtroppo abbiamo avuto modo di vedere come una classe politica mossa solo da aspirazioni di potere posso far grandi danni in poco tempo) ma i suoi cittadini. Ovviamente, anche votando ma soprattutto facendo la loro parte. 

Penso che Novi non sia, e non sia mai stata, lugubre. Ma penso anche che lugubri, a volte, li siano i novesi. 
Sono lugubri quelli che buttano la spazzatura lungo le strade e si lamentano che la città è sporca. Sono lugubri quelli che guardano la città attraverso il filtro distorto dei social, e la descrivono come una giungla urbana, in mano a orde di immigrati delinquenti. Esiste come ovunque un problema di sicurezza, reale e percepita, che non si risolve certo terrorizzando le persone e costringendole a rinchiudersi in casa.

Sono lugubri quelli che per interessi di partito parlano di acqua pubblica o privata, fregandosene del fatto che una nostra azienda forte rischia di chiudere, e lasciare centinaia di famiglie senza reddito.

Sono lugubri quelli che commentano la foto dell’abbattimento del distributore in piazza Pernigotti, da decenni abbandonato, con la frase assurda (per me): “un altro pezzo della nostra bella Novi che se ne va”. 

Insomma, la mia Novi è – ad esempio – quella della cena della consulta del volontariato, con 400 persone in piazza per raccogliere fondi di beneficenza. Non è quella di quei personaggi discutibili che stanno su Facebook a fomentare i peggiori sentimenti, solo nella speranza (spesso vana) di raccattare qualche voto alle prossime elezioni. 

Gli stessi che prendono il tuo articolo, Daria, e lo piegano alla loro propaganda. Lugubri. Ma, come diceva  Stendhal«la vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci assomigliano». È lì che Novi smette di sembrare lugubre e torna a essere casa.

Una risposta a “Novi non è mai stata lugubre, ma forse a volte li siamo noi”

  1. Avatar Marco
    Marco

    Concordo pienamente con quanto dice Vignoli. Il degrado, le strade da sistemare e le botteghe chiuse ormai sono una realtà nazionale, non solo a Novi. Ma sono convinto che c’è in uguale misura una comunità che lavora, che spesso arranca, e che si da comunque da fare per rimanere qui e starci al meglio. È facile giudicare stando a fotografare le buche per terra e lamentarsi,come ha fatto un tipo su Facebook (per dirne uno) oppure maledicendo le amministrazioni senza sapere in che situazione operano e che disponibilità finanziarie hanno. Troppo comodo,
    verrebbe da dirgli.
    La città deve risollevarsi è vero, ma è la cultura del vivere civile che deve prevalere. Intolleranza e indifferenza portano pochi risultati.

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

Un pensiero su “Novi non è mai stata lugubre, ma forse a volte li siamo noi”
  1. Concordo pienamente con quanto dice Vignoli. Il degrado, le strade da sistemare e le botteghe chiuse ormai sono una realtà nazionale, non solo a Novi. Ma sono convinto che c’è in uguale misura una comunità che lavora, che spesso arranca, e che si da comunque da fare per rimanere qui e starci al meglio. È facile giudicare stando a fotografare le buche per terra e lamentarsi,come ha fatto un tipo su Facebook (per dirne uno) oppure maledicendo le amministrazioni senza sapere in che situazione operano e che disponibilità finanziarie hanno. Troppo comodo,
    verrebbe da dirgli.
    La città deve risollevarsi è vero, ma è la cultura del vivere civile che deve prevalere. Intolleranza e indifferenza portano pochi risultati.

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