Ho letto il pezzo di Daria Ubaldeschi del 2025 e sono tornato a rileggere quello del 2021. Ho letto anche l’intervento di Andrea Vignoli. Mi pare che, messi uno accanto all’altro, dicano una cosa semplice. Novi non è un’etichetta. È una città concreta, fatta di luoghi, persone, abitudini. La parola “lugubre” può fotografare una sensazione in un momento, ma non può diventare la nostra identità.
Nel 2021 Daria ha dato voce a uno scoramento diffuso e ha chiesto cura e cultura. Oggi riconosce segnali di vitalità, senza nascondere ciò che ancora non funziona. Andrea invita a guardare anche a noi cittadini, ai nostri comportamenti e al racconto che ogni giorno facciamo della città. Credo abbiano ragione entrambi, se ci spostiamo dal terreno degli slogan a quello del metodo.
Il punto è proprio questo. Metodo. Per uscire dalla giostra delle percezioni servono tre cose.
Primo. Misurare. Pulizia, verde, locali sfitti, orari effettivi di apertura serale, affluenze agli eventi. Non servono cento indicatori, ne bastano pochi e pubblici. Se diciamo che le cose stanno migliorando, mettiamo accanto numeri, tempi e responsabilità operative. Se i numeri migliorano, anche gli umori cambiano.
Secondo. Raccontare. Con onestà, senza tifoserie. Qui la comunicazione istituzionale è decisiva. Nel 2025 i social sono uno strumento imprescindibile. Se restano silenziosi, la parola la prendono solo gli avvelenatori e finiamo per giocare sul loro campo. Non chiedo l’iperattività della campagna elettorale, ma una presenza regolare. Una volta al mese, aggiornamenti brevi su lavori, scadenze, piccoli risultati. Uno spazio periodico di domande e risposte. Così racconto e realtà camminano insieme.
Terzo. Curare. La città vive nelle piccole cose. La sera non è facile trovare un locale aperto in centro. Le vetrine vuote pesano più di mille post indignati. Qui la domanda non è se indignarsi, ma perché domanda e offerta non si incontrano. È davvero possibile che non ci sia interesse per quegli spazi. O siamo davanti a canoni ancora troppo alti. Può convenire tenere chiuso piuttosto che rinegoziare. Non ho la pretesa di risposte immediate, ma porre le domande giuste aiuta a trovare soluzioni realistiche. Ha senso chiedere ai proprietari di rispettare standard minimi di decoro a loro spese. Ha senso premiare con leve locali chi rimette in circolo spazi inutilizzati. Ha senso rendere trasparenti le opportunità e le condizioni con un elenco pubblico aggiornato degli immobili disponibili. Quando la città è ordinata e leggibile, la fiducia torna.
C’è poi un tema di linguaggio civile. Andrea ha ragione quando richiama le responsabilità di chi sporca, distorce, avvelena. Nello stesso tempo è legittimo segnalare problemi senza essere arruolati nella schiera dei disfattisti. La critica documentata è una forma di cura. Se dico che in certe sere il centro è spento, non sto godendo del degrado. Sto dicendo che mi manca una città dove sia normale bere un caffè dopo cena senza dover cercare a lungo.
Infine una nota sui simboli. A Novi i simboli contano. Un teatro che funziona e dialoga con la piazza, un giardino tenuto, una panchina al posto giusto, una vetrina non abbandonata raccontano più di molte conferenze. Non risolvono tutto, ma allineano percezione e realtà. E quando percezione e realtà iniziano a coincidere, la parola “lugubre” perde forza da sola.
Non mi interessa assegnare patenti di ottimismo o di pessimismo. Mi interessa che la città sia comoda nelle cose di tutti i giorni. Camminare in centro e non inciampare nello sporco. Alzare lo sguardo e vedere una vetrina curata. Sapere dove e quando succedono le cose, senza dover scavare tra voci e polemiche. Questo non è un sogno romantico. È un programma minimo fatto di misure, di un racconto serio e di cura quotidiana.
Che allora Novi Ligure tenga fede al suo nome e al suo stemma. In novitate vivam: non un latinismo da nastro araldico, ma una promessa civile. Vivere nel nuovo ogni giorno, nelle cose piccole che cambiano il passo della città. Misurare, raccontare, curare. Una vetrina che torna pulita, un verde tenuto, un caffè dopocena trovato senza fatica.
Così la parola lugubre svanisce e resta soltanto Novi Ligure, riconoscibile nella sua luce.
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone


Concordo in pieno e questo articolo lo dovrebbero leggere tutte quelle persone che dal pulpito prestigioso di un gruppo Facebook fanno solo chiacchiera dando addosso agli amministratori locali, fotografano le buche e magari hanno anche la pretesa di ridicolizzare chi vuole con semplici modi valorizzare in qualche modo questa città.
Novi non è solo via roma, voi opinatori dovete fissarvelo bene in testa.