Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante,con l’approvazione della giunta di “sinistra” e l’approvazione della Lega, ha preso la decisione di dotare la polizia municipale di Taser.
Questo è molto più di una scelta amministrativa: è un atto politico che segna un salto di qualità nella militarizzazione della città di Alessandria.
Non stiamo parlando di un semplice “aggiornamento tecnologico”, ma dell’introduzione di un’arma capace di infliggere scariche elettriche da 50.000 volt, che possono immobilizzare, ferire e in alcuni casi uccidere.
Lo dicono i dati. Amnesty International, che da anni monitora l’uso dei Taser nel mondo, ha documentato centinaia di morti legate a queste armi negli Stati Uniti. In molti casi le vittime erano disarmate e vulnerabili: migranti, persone senza dimora, persone con disturbi psichici. Un’inchiesta Reuters ha registrato oltre 1.000 decessi tra il 2000 e il 2017. E in Italia abbiamo già visto episodi gravi, come la morte di un uomo disarmato a Pescara dopo essere stato colpito con il Taser.
Il sindaco giustifica questa scelta dicendo di voler “proteggere” gli agenti. Ma la protezione non si ottiene con una scarica elettrica. Proteggere significa formare il personale, dare competenze per gestire conflitti senza violenza, assumere più agenti per coprire i turni, investire in mediazione sociale e psicologica. La sicurezza vera si costruisce sulla prevenzione, non sulla repressione.
Dotare i vigili di Taser significa cambiare il loro ruolo: da figure di prossimità a braccio armato della paura. Significa portare l’elettricità nelle strade, nei mercati, nelle piazze, anche in situazioni quotidiane come un controllo stradale o un litigio di quartiere. In questo modo il conflitto sociale viene trattato come problema di ordine pubblico, e il cittadino non è più un interlocutore ma un potenziale nemico da neutralizzare.
Non è un caso che le Nazioni Unite abbiano definito il Taser “strumento di tortura” se usato in maniera impropria. Non è un caso che alcune città, come Modena, abbiano deciso di non dotare la polizia municipale, puntando piuttosto sulla prevenzione e sulla formazione. Non è un caso che ogni volta che il Taser viene introdotto, crescano le denunce di abusi e di uso sproporzionato, soprattutto contro i più deboli.
Inoltre questa scelta ha un effetto culturale pericoloso: alimenta l’idea che viviamo in una città fuori controllo, dove la paura deve essere gestita con le armi. Eppure i dati sulla criminalità non giustificano un simile salto repressivo. Più armi non significano più sicurezza, ma più rischio di escalation, di incidenti, di uso improprio della forza.
La sicurezza si costruisce in altro modo.
La polizia municipale deve essere vicina ai cittadini, non un corpo intimidatorio. Va formata a gestire i conflitti, a intervenire con intelligenza e umanità, non trasformata in un piccolo esercito urbano.
Per questo il sindaco dovrebbe ritirare immediatamente questa decisione e il consiglio comunale aprire un vero dibattito pubblico, con esperti di diritti umani, medici, psicologi, associazioni della società civile. Non vogliamo che Alessandria diventi un laboratorio di repressione, ma un esempio di città che affronta i conflitti con il dialogo, la cura, la giustizia sociale.
Perché la vera sicurezza non è una scarica elettrica: è una società che non lascia indietro nessuno.
Robbiano Laura PRC 

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3 pensiero su “No al Taser”
  1. Mi sono documentato su questo tipo di apparecchio, sul suo funzionamento e sulle evidenze disponibili. Di certo non sarò io a usarlo sul campo, per questo mi piacerebbe sentire anche i pareri di agenti che lo hanno in dotazione o che lo vorrebbero o meno.

    Nel merito. In Italia il taser è entrato a regime nel 2022 dopo la sperimentazione. Oggi se ne contano circa cinquemila in dotazione tra Polizia, Carabinieri, Finanza e in alcuni corpi di polizia locale. I protocolli prevedono formazione, uso proporzionato, avviso visivo con arco elettrico e assistenza sanitaria dopo l’intervento. Nei primi diciotto mesi monitorati risultano 1.181 impieghi totali. In 407 casi è bastata l’estrazione, in 247 l’arco di avvertimento e in 527 si è sparata la scarica. Questo dato fa pensare che in oltre metà degli episodi l’effetto deterrente abbia evitato il contatto fisico. Alcune stime e resoconti di settore parlano di percentuali simili anche in altri paesi dove spesso la sola vista del dispositivo chiude la situazione senza feriti.

    I pro. Riduzione del ricorso all’arma da fuoco nelle situazioni critiche, minor rischio di lesioni per agenti e fermati quando il confronto fisico viene evitato, utilità contro minacce con coltelli o oggetti contundenti, forte potere dissuasivo documentato da numeri italiani e da studi sul campo. La letteratura operativa storica segnala che nel 99,7 per cento dei casi le conseguenze sanitarie sono nulle o lievi, soprattutto quando l’impiego segue le linee guida.

    I contro. Il taser non è innocuo. Esiste un rischio, raro ma reale, di eventi cardiaci gravi e di lesioni indirette da caduta. Organismi come Amnesty e il Comitato europeo per la prevenzione della tortura chiedono limiti severi, formazione specifica e divieti su categorie vulnerabili, segnalando anche usi impropri su persone già contenute o in crisi psichiatrica. A livello internazionale sono stati documentati oltre mille decessi in seguito a interventi di polizia in cui il taser era presente tra i fattori. Non sempre il dispositivo è causa unica ma compare come concausa in molte inchieste medico legali.

    Il punto sugli ultimi casi italiani. Ad agosto 2025 due morti in 48 ore tra Olbia e l’area di Genova hanno riacceso il dibattito. A Olbia l’autopsia ha escluso la scarica come causa diretta indicando una cardiopatia preesistente. A Genova gli accertamenti sono in corso e i carabinieri risultano indagati per consentire gli atti peritali. In entrambi i casi la magistratura sta valutando proporzionalità e corretto impiego, come deve essere.

    Dovendo fare un bilancio onesto. I dati suggeriscono che il taser, usato secondo regole chiare e con addestramento serio, può prevenire escalation e probabilmente ha già evitato ferimenti e morti. Allo stesso tempo richiede trasparenza, audit indipendenti su ogni utilizzo, tracciabilità delle scariche, divieti su target a rischio e un investimento reale sulla formazione. È uno strumento utile, non una bacchetta magica. La differenza la fanno regole, supervisione e cultura operativa.

    Fonti: ANSA scheda su dotazioni e funzionamento 18 ago 2025, Ministero dell’Interno avvio operativo 10 e 14 mar 2022, dati utilizzo 2022–2023 ottenuti da Dipartimento PS via L’Espresso, agenzia DIRE su tassi di deterrenza, NIJ Wake Forest study 2011 e comunicato Wake Forest 2007, Amnesty International 6 mar 2025 su abusi e limiti, CPT Consiglio d’Europa su cautele, AP e Reuters su decessi in USA, cronache recenti Sky TG24, ANSA, Repubblica e testate locali su Olbia e Genova.

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