«Da ieri la provincia di Alessandria ha una città in più. È quella della moda inaugurata a Serravalle Scrivia con il taglio del nastro ‘rosso’ effettuato alle ore 18.50 da Santo Versace, uno degli inquilini più illustri dell’outlet centre. Introdotti da Cristina Parodi, hanno pronunciato i discorsi inaugurali J.W. Kaempfer, presidente della BAA McArthurGlen, il sindaco di Serravalle Antonio Molinari, il presidente della Provincia Fabrizio Palenzona, il presidente della Regione Enzo Ghigo e monsignor Luigi Bongianino, che ha benedetto la struttura e le persone».

Così i giornali raccontavano il 7 settembre 2000, giorno dell’inaugurazione del Serravalle Designer Outlet. Venticinque anni dopo, la “città della moda” ha festeggiato il suo compleanno con una grande serata dedicata ai dipendenti, una cena riservata ai vip del territorio nello spazio Eataly, musica e fuochi d’artificio.

Sono già passati 25 anni, con buona pace di chi all’epoca sentenziava «dura minga». In molti prevedevano una vita breve per il più grande centro commerciale d’Europa: al massimo dieci anni, dicevano, e poi l’abbandono. Si pensava a un’operazione immobiliare più che commerciale. Invece, oggi possiamo dire che l’Outlet è vivo, vivissimo, ed è in continua espansione. Quella che doveva essere una “cattedrale nel deserto” è diventata la seconda attrazione turistica d’Italia dopo il Colosseo. E in alcuni anni ha persino conquistato il primo posto, fatto che lascia riflettere: è normale che in un Paese così ricco di opere d’arte il turismo privilegi un centro commerciale?

Ma qual è stato l’impatto sul territorio e sull’economia locale? Di certo ha portato occupazione: migliaia di persone lavorano tra Outlet e Retail Park, un dato che non si può trascurare. Più complesso è il discorso sul commercio locale. Venticinque anni fa c’era chi temeva un effetto devastante, e oggi i centri storici, come quello di Novi, appaiono svuotati, con tante vetrine vuote. Curiosamente, però, a resistere sono proprio i negozi di abbigliamento, che dovevano essere le vittime designate della “grande città della moda”. Invece hanno chiuso fruttivendoli, alimentari, negozi di elettronica e televisori. Colpa dell’Outlet o dei grandi centri commerciali sorti successivamente, come Iper e Bennet?

Accanto a queste trasformazioni, negli ultimi anni sono fioriti numerosi bed & breakfast per accogliere chi si ferma più di un giorno, attratto sì dall’Outlet, ma anche desideroso di scoprire il territorio o la cucina locale. È forse questo l’aspetto in cui il territorio avrebbe potuto raccogliere di più: intercettare almeno una parte dei sei milioni di visitatori annui che arrivano per le firme scontate, convincendoli a conoscere un’area che ha molto da offrire.

Nel frattempo, è cambiata anche la filosofia del centro. All’inizio si veniva per cercare l’affare, oggi domina la “shopping experience”: andare a Serravalle non è come andare al mercato, ma come andare a Gardaland. Non si cercano solo sconti, ma emozioni, intrattenimento e servizi. Un concetto ormai diffuso in tutto il mondo, ma che a Serravalle forse hanno intuito per primi.

una delle prime pubblicità dell’Outlet, 25 anni fa

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

Un pensiero su “Outlet di Serravalle: 25 anni dopo, da “cattedrale nel deserto” a seconda attrazione turistica d’Italia”
  1. Seconda attrazione d’Italia e le strade per arrivarci sono ridotte a delle mulattiere.
    Ferrero con il suo fatturato ha ricostruito alba dalle fondamenta, questi sono 25 anni che ci succhiano il sangue.

    Arredi e illuminazione.

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