Chiedo anticipatamente scusa se mi ripeto e se esco dal cosiddetto “politicamente corretto”, ma non posso farci niente, della politica attuale c’è molto da rimuovere e, come diceva sempre Gino Bartali…”glie è tutto da rifare”.
Mi siedo davanti alla TV e vedo e sento opinionisti che, salvo rare eccezioni, sentito uno sentiti tutti. Quelle che un tempo consideravamo grandi firme del giornalismo sono oggi appecorati sulla ineludibilità della difesa del potere. La locuzione “vulgata editio” oggi in voga à il cosiddetto “mainstream”, un pensiero unico da trasmettere ad un pubblico, sempre più minoritario, per informare su risultati che non esistono, o vengono artatamente manipolati, per indorare una pillola sempre più amara alla gente indifesa e a un ceto medio sempre più povero e da spolpare piano piano su ordine dei padroni oligarchi soprattutto oltre confine.
Eppure il termine “mainstream” ha da molto tempo un’origine ben più gradevole. Veniva così definito l’origine portante della musica Jazz dalla quale si potevano sviluppare vari generi di musica. In pratica, stessa parola usata per risultati opposti.
Infatti il pensiero unico che oggi deve difendere e far vedere che gli asini che volano sono i cavalli alati delle fiabe. Il periodo di questa strategia esclusivamente propagandistica sta producendo disastri che fra non molto dovremo pagare in modo molto più salato di adesso. Intanto la democrazia è sparita quasi del tutto.
I partiti che un tempo convocavano a scadenza statutaria congressi e conferenze di organizzazione oggi sono affidati a casualità e formalità sbrigativa e centralistica da far impallidire il vecchio e vituperato centralismo democratico di comunistica memoria. Risultato, l’elettorato che, un tempo, si aggirava anche oltre l’80% oggi è esattamente la metà e con tendenza al ribasso costante. Segno di delusione verso tutti e di insofferenza verso politici autoreferenziali che sopravvivono con cifre elettorali che ne stanno determinando l’inevitabile crepuscolo.
L’Italia è una nazione ormai senza sovranità nonostante i proclami dei sovranisti di turno, l’Europa, che pure ha provocato due guerre mondiali ha una evidente rimozione storica e gente che non è stata eletta detta indirizzi preconfezionati in un ordine talmente sparso, confuso e incomprensibile da farci pensare che, al confronto, a Bisanzio erano tutti dei bambini.
La storia, la letteratura, l’arte, la cultura dei popoli, vengono messi in un angolo per far posto solo allo strapotere dei ricchi verso i quali si “inchinano” governi e politici. Di questo passo possiamo prevedere solo negatività. Ormai siamo tutti soggiogati dal pensiero colpevolista, chi governa dà la colpa a chi li ha preceduti, le grandi economie un tempo riconosciute come referenti naturali sono in crisi e impongono pesanti sanzioni economiche verso amici e nemici, impongono o difendono sostegni economici e militari, impongono conferenze di tregua e non di pace, su genocidi che non devono essere nominati tali ma che tali sono.
Nella vecchia e cara Europa ce la stiamo mettendo tutta per entrare in guerra, ancora una volta, contro chi? Contro quelli che non ci hanno mai invaso ma che noi abbiamo invaso due volte facendo loro pagare un prezzo, nell’ultima guerra, 27 milioni di cittadini su 132 in tutto.
Ho ascoltato con interesse il pensiero di Moni Ovadia che io condivido. Leggendo il simbolo della bandiera russa si vedono due teste di aquila, una rivolta ad est e una rivolta ad ovest, verso l’Europa. Segno che vengono riconosciuti i legami con noi e che noi riconosciamo universalmente come fonte di cultura comune.
Noi amiamo la Russia più di quello che oggi siamo costretti a far vedere. Inoltre mi chiedo se la linea europea oggi dettata da quelli che un tempo erano assoggettati alla vecchia e fallita Unione Sovietica, in cerca solo di vendetta, dagli anglosassoni che dall’Europa sono usciti, invitando al Consiglio Europeo stabilmente Zelensky che non ne fa parte, emettendo sanzioni a raffica che colpiscono noi non la Russia. Inoltre mettiamo il veto ad ogni tentativo di trattativa, vedi Minsk, Istanbul, Budapest, possiamo pensare che siamo in mezzo ad un guazzabuglio inestricabile di governi in crisi e in ordine sparso. Eppure la storia recente ci insegna che economia, politica, convivenza, globalità, devono essere gestiti da poteri che trattano ma che hanno poteri distinti, senza pretese di prevaricazione e dominio.
Putin, autocrate fin che vogliamo, ha avuto questo potere intuitivo, ha rimesso in piedi la Russia dopo il disastro di Eltsin che fece carne di porco un grande politico come Gorbachev e la sua “perestroika” per svendere le grandi fonti naturali russe, che è sempre stato l’obiettivo “Yankee”.
Lo ha fatto con un principio semplice, i ricchi si possono arricchire ma la politica la fanno i politici. Esempio ancora più eclatante è la Cina. Confucio e Mao, quello della Lunga Marcia, sono le guide di quella che è oggi la nazione più potente al mondo e alla guida del BRICS, la ricchezza è consentita ma la politica rimane quella. Noi europei non abbiamo più memoria ne anima ne politica e ci avventuriamo nel buio. Quale reazione avremmo se i russi mettessero loro basi in Canada o al Messico, come fecero anni fa a Cuba dovendo fare marcia indietro mentre oggi la NATO ha fatto marcia in avanti facendo carta straccia di trattati firmati di non espansione verso est. Pensiamo poi se un giorno, parlando della Russia se Putin, che per noi è un despota ma per i russi un moderato e con alto senso dello Stato, dovesse essere ringraziato per aver mantenuto nervi saldi di fronte a quanto sta succedendo, e tenendo a freno anche i falchi russi, senza alzare il livello di uso di terrificanti armamenti. Che Dio ci protegga.
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