Cinquanta anni sono un tempo lungo, abbastanza perché una città cambi volto più volte, perché le abitudini si trasformino e perché quello che ieri sembrava quotidiano oggi appaia lontano. Eppure ci sono luoghi che restano, che attraversano le stagioni della vita cittadina come fili sottili ma resistenti. L’Ottica Rebora è uno di questi. Dal 1975 a oggi, quel nome accompagna Novi Ligure come un punto fermo, familiare, quasi naturale. Un negozio che non è solo un’attività commerciale, ma una storia di famiglia, di relazioni, di fiducia.

Fulvio Rebora con le figlie Silvana e Patrizia

Tutto comincia con Fulvio Rebora, fotografo di talento e di sguardo, capace di fermare l’istante con la naturalezza di chi sa vedere oltre. A lui la città deve immagini che sono diventate memoria collettiva: manifestazioni, ritratti, incidenti, momenti piccoli e grandi della vita cittadina. Fulvio non era semplicemente un fotografo. Per i giornalisti dell’epoca era «Il Fotografo». Per i novesi, uno che parlava con le immagini, uno che mostrava il mondo restituendolo più vero, più nitido, più vivo.

Le figlie, Silvana e Patrizia, furono accanto a lui fin dal primo giorno. Quando arrivò il tempo del passaggio di testimone, non si limitarono a custodire l’eredità paterna: la ampliarono. Fu grazie a loro che l’attività di ottica diventò il cuore del negozio, mentre la fotografia, lentamente, lasciava spazio a un mestiere nuovo, fatto di misurazioni, lenti, cura della vista. Una trasformazione che non tradiva le radici, ma le portava avanti.

Oggi l’Ottica Rebora è in via Giacometti. I passi che la separano dalla prima sede sono pochi, una manciata di metri. La distanza tra ieri e oggi, invece, è fatta di mezzo secolo di storie. Patrizia accoglie chi entra con un sorriso che molti novesi conoscono da tutta una vita. Accanto a lei c’è Cinzia, che lavora «dai Rebora» da trentasei anni: una presenza che non è solo parte dello staff, ma parte della famiglia, come confermano clienti amici e amici clienti. E poi c’è Nicolas, figlio di Patrizia, terza generazione in negozio. 

Per questo, la ricorrenza non si celebra con discorsi o tagli di nastro, ma con un gesto semplice e gentile. I primi novanta clienti che, in queste settimane, acquistano in negozio sopra una certa cifra possono partecipare a un gioco legato alla ruota del lotto di Genova, che assegnerà cinque premi importanti, dai viaggi ai dispositivi tecnologici. Un modo per dire «grazie» restituendo qualcosa.

Una frase accoglie chi entra in questi giorni. È breve e dice tutto: «Grazie per avere guardato il mondo con noi». Le parole sono semplici, come semplice è lo stile della famiglia Rebora. Ma dietro quella semplicità c’è una verità profonda: un negozio vive quando le relazioni sono vere, quando il sorriso non è un gesto di circostanza, quando si chiede «come stai» prima ancora di chiedere «che occhiali cerchi».

Fulvio non c’è più da tempo, e con lui manca Silvana, che se n’è andata all’improvviso, lasciando in chi l’ha conosciuta la memoria di una presenza travolgente e luminosa. Ma il loro modo di stare al mondo resta, nelle fotografie che ancora raccontano, nei gesti quotidiani di Patrizia, nei consigli misurati di Cinzia, nello sguardo attento e curioso di Nicolas.

Cinquant’anni dopo, Ottica Rebora non festeggia solo un anniversario. Ricorda una storia e continua a viverla, giorno dopo giorno, con la stessa cura di sempre. E forse è per questo che, entrando in via Giacometti, si ha la sensazione di essere a casa.

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Di Moscone

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