Il boom economico degli anni ’60, causò l’inquinamento dei fiumi, determinato principalmente dall’incremento delle industrie e della popolazione. Le industrie e le fognature delle città scaricavano direttamente nei corsi d’acqua. Ciò provocò una grave contaminazione, con conseguenze come la morte dei pesci e il divieto di balneazione in molti fiumi. Si verificò un degrado ambientale significativo dei corsi d’acqua, che diventarono sempre più inquinati, causando grandi problemi come la moria dei pesci e rese molte acque non balneabili. 

Bagnanti nello Scrivia, anni ’50.

Lo Scrivia era tra i più inquinati

Se lo sviluppo industriale ed economico portò lavoro nel basso Piemonte a farne le spese fu il torrente Scrivia, all’epoca tra i corsi d’acqua più inquinati, l’elemento più importante del fenomeno fu lo sviluppo industriale. Per meglio comprendere la situazione di quegli anni si riporta, a titolo esemplificativo, la tabella che indica l’andamento occupazionale tra il 1951 e il 1971, nel novese.

Tabella elaborata dell’autore su dati Istat. Nell’area del Novese sono compresi i Comuni di Arquata Scrivia, Cassano Spinola, Pozzolo Formigaro, Serravalle Scrivia, Stazzano e Vignole Borbera oltre, ovviamente, Novi Ligure con una presenza industriale importante. Resto del novese comuni poco industrializzati.

E’ significativo il balzo dell’occupazione tra il 1951 e il 1961 a Novi e nel novese, a fronte di un aumento dei residenti, che continuò a crescere fino al 1971.

Il primo sasso nello stagno

Il tema dell’inquinamento dello Scrivia iniziò nei primi anni ’70 ad essere al centro delle discussioni. A denunciare la situazione di degrado del corso d’acqua fu la Sezione pesca del Dopolavoro Ferroviario di Novi Ligure che il 22 novembre 1970 inaugurò, nei locali del DLF, una mostra fotografico-documentaria, dal titolo: “Salviamo lo Scrivia” promossa da Dino Bergaglio, con servizi fotografici di Giorgio Guastoni e a cura del Comune di Novi. La mostra era originata dalle preoccupazioni dei pescatori a causa della moria dei pesci.

Il logo della mostra del 1970.

La mostra sollevava il tema più generale degli inquinamenti idrici. La rassegna raccoglieva gran parte degli interventi sul problema apparsi nei giornali locali, con testi di proposte di legge e risoluzioni di varie associazioni. Il materiale fotografico segnalava gli aspetti più preoccupantidello stato delle acque dello Scrivia da Busalla a Tortona con particolare riferimento allo stato della fauna ittica. Nel quadro della rassegna sabato 28 novembre si tenne un pubblico dibattito sull’argomento. In questo contesto furono coinvolti anche i partiti politici, quali il PCI, lo PSIUP, il PSI, il MAS, il PSDI, il PLI, la DC. La mostra fu visitata da circa seimila persone.

Dino Bergaglio, uno degli organizzatori della rassegna, dichiarava “Noi pescatori per la verità non siamo preoccupati soltanto dalle condizioni dello Scrivia, cui questa mostra si riferisce, ma anche nei confronti del Bormida e del Lemme. Le esigenze particolari dei pescatori però non vanno distinte da quelle generali e particolarmente dall’aspetto più pressante del problema. L’unico aiuto che possiamo ottenere, al momento attuale, e quello della protesta contro gli inquinamenti. Mai come ora si sono sentite le conseguenze che la vita terrestre subisce da tali venefici effetti: le situazioni critiche che si sono venute a creare in alcuni zone d’Italia, a fatica riusciranno a ristabilirsi”.

Un primo sasso nello stagno era stato gettato, ma la strada era ancora lunga in assenza di normative, nazionali e regionali che regolamentassero il grave problema.

Nel mese di marzo 1971, Guido Manzone dell’Ufficio Studi del Comune di Novi Ligure, rilasciava una lunga intervista al Popolo di Novi sulle condizioni dello Scrivia, nella quale dichiarava: 

Attualmente si possono considerare abbastanza buone. Questo andamento favorevole è però unicamente dovuto al copioso apporto stagionale di acque di superficie provenienti dal disgelo delle nevi. Il fenomeno è quindi da considerarsi di limitata durata ed è destinato ad esaurirsi naturalmente nel giro di pochi giorni.
Gli effluenti inquinanti mostrano invece una preoccupante tendenza all’aumento, per l’accresciuta produzione industriale che si registra in alcune aziende localizzate lungo il corso dello Scrivia (Iplom, Icroma, Gambarotta, Spad, Delta) per cui è facile prevedere un ulteriore scadimento della potabilità delle acque durante i prossimi periodi estivi caratterizzati da limitate portate idriche”.

Ad una successiva domanda su cosa si doveva fare per risolvere il problema, Manzone rispondeva: “Il problema degli inquinamenti costituisce una delle principali preoccupazioni dell’amministrazione comunale di Novi Ligure ed al riguardo si sta agendo veramente con ogni mezzo a disposizione.
In collaborazione con il comune di Tortona è stata più volte riunita un’assemblea di sindaci onde pervenire al più presto alla costituzione di un consorzio di depurazione collettiva. Sempre per lo stesso motivo sono stati presi contatti con i tecnici del consorzio di depurazione collettiva Nord Milano già operante da 5 anni onde far nostro il bagaglio di esperienza da loro operativamente raccolto”.

Primi passi per risolvere il problema

Nel mese di giugno 1971 si tenne a Novi Ligure un’assemblea di quattordici sindaci dei comuni del Novese e della Valle Scrivia per redigere un progetto di difesa delle acque del Torrente Scrivia dall’inquinamento industriale.

Erano rappresentati i Comuni di Tortona, Novi Ligure, Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia, Vignole Borbera, Busalla, Cassano Spinola, Ronco Scrivia, Sardigliano, Villalvernia, Sant’Agata Fossili, Castelnuovo Scrivia, Vobbia e Pozzolo Formigaro. Presenti gli ingegneri Dell’Acqua e De Frè del Consorzio Nord Milano del Seveso e il Professor Berbenni dell’Università di Pavia, presidente del Gruppo di studio delle acque.

Scopo della riunione era quello di dare il via alla costituzione di un consorzio, pertanto fu formato un gruppo che doveva elaborare uno statuto in grado di poter promuovere, con sollecitudine, iniziative concrete per salvare le acque del torrente dall’inquinamento.
Fu concordato un pre-finanziamento alla commissione di lavoro, articolato in funzione degli abitanti di ogni singolo Comune.

Un nuovo grido di allarme

Nel mese di settembre 1973, un nuovo grido di allarme veniva lanciato dall’Associazione Italia Nostra poiché un grave episodio di inquinamento industriale, provocato dall’Oleificio G. Costa di Vignole Borbera, aveva comportato la distruzione della fauna ittica su un vasto tratto di fiume nel territorio di Serravalle, nonché la sicura degradazione delle acque dello Scrivia. Contemporaneamente il giornale “Popolo di Novi” titolava “Verso il primato di consumo dell’acqua minerale. Inquinamento: nove novesi su dieci rifiutano di bere l’acqua potabile”. Nell’articolo, cautelativamente, il giornalista precisava che non si conosceva la fonte della notizia e la sua veridicità. Nel contempo Dino Bergaglio, dell’associazione dei pescatori del DLF, lamentava gli scarsi risultati del Comitato dei Comuni che aveva il compito di studiare il problema e di individuare le soluzioni.

Qualcosa, però, si stava muovendo a livello istituzionale, anche perché per affrontare la soluzione del problema occorrevano notevoli risorse finanziarie che i Comuni non erano in grado di sostenere.

La legge della Regione Piemonte e la legge Merli

Nel 1974 la Regione Piemonte, costituita in base alla Costituzione repubblicana nel 1970, legiferava, per quanto di competenza, contro l’inquinamento dei fiumi. Stabiliva che per “i nuovi insediamenti industriali, artigianali e zoo-agricoli o per quelli già esistenti che intendono strutturarsi o ampliarsi, deve essere presentato il progetto degli impianti di depurazione degli eventuali scarichi di lavorazione, unitamente alla domanda per il rilascio della licenza edilizia”. Per quanto riguardava gli impianti esistenti il provvedimento contemplava il termine di 60 giorni per l’adeguamento degli stessi, in base a parametri stabiliti dalla legge stessa.

Trascorsero ancora due anni e il 10 maggio 1976, il Parlamento licenziava la cosiddetta legge Merli, che regolamentava gli scarichi di acque reflue in Italia per tutelare i corpi idrici. 
L’obiettivo era quello di regolamentare tutti gli scarichi di acque reflue (pubblici e privati, diretti e indiretti) per proteggere le acque superficiali e sotterranee, le fognature e il suolo. 

Definiva, infine, le sostanze inquinanti, i limiti di scarico, le sanzioni penali per gli scarichi non autorizzati e introduceva l’obbligo di autorizzazione. 

L’istituzione del Consorzio di Bonifica dello Scrivia

Il 5 gennaio 1977, dopo le delibere dei diciannove Comuni interessati, il Presidente della Giunta regionale del Piemonte, decretava l’istituzione del Consorzio di Bonifica del Bacino dello Scrivia, il cui primo simbolo era il logo della mostra, inaugurata sette anni prima al Dopolavoro ferroviario di Novi Ligure. In data 22 giugno 1977, nel Palazzo del Municipio di Novi Ligure, si riunirono le seguenti persone nella loro qualità di soggetti fondatori per la costituzione del Consorzio di Bonifica: Daniele Malucelli, Pietro Scafino, Massimo Giacobbe, Giorgio Guastoni, Gian Luigi Fasolini, Giuseppe Baiardi, Erminio Guerra, Silvio Piella, Gian Franco Galluzzi, Ennio Negri, Remo Palenzona, Giovanni Grosso, Piero Angelo Caldirola, Pierino Cereda, Mario Lanfranchi che costituirono l’Assemblea del Consorzio. Alla riunione era presente anche il Sindaco di Novi Ligure Armando Pagella, che presiedette l’assemblea.

Pagella mise in risalto l’importanza della costituzione di tale Consorzio, “in virtù della sospensione della somministrazione dell’acqua potabile proveniente dallo Scrivia a causa dello sversamento accidentale di tetracloruro di carbonio da parte di un’autocisterna che si era sfracellata nel greto del torrente medesimo, presso il Comune di Isola del Cantone, nonché per altri episodi di inquinamento precedenti”. Sempre nella medesima riunione, il Sindaco Pagella assicurò l’impegno del Comune di Novi Ligure al sostegno dell’attività del Consorzio evidenziando che tale Ente avrebbe avuto compiti molto difficili da svolgere sia in ordine alla tutela delle acque, sia per l’utilizzo delle acque medesime, sia per i rapporti tra i Comuni e le forze politiche. 

Il primo Presidente del Consorzio di Bonifica del Bacino dello Scrivia fu Giorgio Guastoni, uno degli artefici della rassegna del 1970, il quale aveva svolto un lungo e paziente lavoro di sensibilizzazione dei Sindaci dell’asta del torrente. Vice Presidente Giovanni Grosso, gli altri membri del Consiglio Direttivo furono: Pierino Cereda, Gian Luigi Fasolini, Ennio Negri, Remo Palenzona, Pietro Scaffino. 

Giorgio Guasconi

Popolazione residente nei diciannove Comuni nel 1971, dati Istat

Alzano Scrivia 372Pontecurone 4.483
Arquata Scrivia 6.491Pozzolo Formigaro 4.407
Borghetto Borbera 1.825Serravalle Scrivia 5.931
Carbonara Scrivia 644Spineto Scrivia 447
Cassano Spinola 2.135Stazzano 1.836
Castelnuovo Scrivia 6.012Tortona 29.340
Guazzora 419Vignole Borbera 1776
Isola S. Antonio 1.021Viguzzolo 2.880
Molino dei Torti 950Villalvernia 957
Novi Ligure 32.538TOTALE 104.464

Lo statuto del Consorzio stabiliva che esso promuoveva “i provvedimenti necessari per assicurare alle acque fluenti nel Bacino del torrente Scrivia, il necessario grado di purezza ed in particolare appresta, mantiene ed esercisce gli impianti di trattamenti e relative opere accessorie, nonché provvede allo smaltimento dei fanghi reflui da processi depurativi, al fine di conseguire un grado di depurazione delle acque usate adeguato alle condizioni di smaltimento e di ricezione e promuove allo scopo ove occorra, appropriata azione di coordinamento con le province di monte e valle. Il Consorzio agisce nel pubblico interesse, escluso ogni intento di lucro”.

In altre parole l’obiettivo era la prevenzione dell’inquinamento, depurando gli scarichi civili e industriali prima che giungessero al torrente, in modo che le acque dello stesso mantenessero caratteristiche qualitative tali da poter essere utilizzate per usi potabili, ricreativi e industriali, considerata anche la presenza di aziende alimentari e farmaceutiche sul territorio, e irrigui visto che circa il 90% delle acque del torrente erano destinate alle coltivazioni agricole per l’alimentazione umana.

Si trattava di realizzare una canalizzazione parallela all’alveo del torrente nella quale venivano conferite le acque inquinate, tale canalizzazione veniva poi collegata a depuratori anch’essi da realizzare. Dopo il trattamento depurativo, le acque venivano poi rilasciate nel torrente stesso. I costi relativi della depurazione venivano ripartiti proporzionalmente ai Comuni interessati e alle industrie collegate agli impianti.

Nella prima riunione dopo l’insediamento fu presentato il progetto esecutivo del primo lotto dei lavori per un costo previsto di 2 miliardi e 650 milioni di lire di cui 2 miliardi e 100 milioni a carico della Regione Piemonte. Per procedere celermente, dichiarò Guastoni: “è essenziale superare la visione municipalistica dello sviluppo a vantaggio del più ampio discorso della salvaguardia del territorio” e aggiungeva “non può esserci un consorzio di sinistra o non di sinistra ma solo un consorzio che opera per risolvere i problemi degli abitanti”. 

Il costo complessivo dell’opera di depurazione dello Scrivia era di 32 miliardi di lire (Capitale rivalutato a settembre 2025: Lire 276.709.808.875 (€ 142.908.689,84).

Nel 1979, un gruppo di naturalisti guidati da Silvio Piella (uno dei fondatori del Consorzio) compì un’escursione dal Monte Antola fino alla foce dello Scrivia nel Po. Il viaggio, durato una settimana, fu un’indagine ambientale che evidenziò il grave inquinamento del torrente: sversamenti industriali, discariche abusive e rifiuti domestici lanciati nel greto del fiume. La relazione fu un forte messaggio di sensibilizzazione e sottolineava come la depurazione fosse la chiave per il recupero del fiume.

Antonio Giolitti in visita al Consorzio

Antonio Giolitti, nella foto a destra, durante la visita.

Nel 1982 il Consorzio ricevette una visita molto importante, Antonio Giolitti, Commissario europeo per la politica regionale, arrivò nella sede consortile per esaminare il progetto di risanamento del torrente del quale rimase molto soddisfatto e assicurò il suo interessamento presso l’istituzione da lui rappresentata.

Il primo impianto di Cassano Spinola

Nel dicembre 1983 venne inaugurato il primo impianto di depurazione a Cassano Spinola, costato sei miliardi di lire. L’impianto serviva i Comuni di Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia, Vignole Borbera, Stazzano e Cassano Spinola: fognature ed industrie riciclavano i loro rifiuti nel depuratore per l’equivalente di 110 mila abitanti.  L’impianto separava i rifiuti grossolani, le sabbie, gli olii, riducendo il carico organico nei limiti della legge Merli. I fanghi in uscita poi venivano trattati ed inviati alla discarica pubblica controllata di Novi Ligure.

Quella di Cassano era la prima opera, i lavori proseguivano nel tortonese e nel novese. “È un’opera che ha richiesto l’impegno di tutti — disse il presidente Giorgio Guastoni — tecnici, maestranze e ci pare di essere stati all’avanguardia in questo settore”.

Gli impianti di Novi Ligure e Tortona

Sabato 20 Aprile 1985 fu inaugurato l’impianto di depurazione di Novi Ligure, dove era convogliata l’acqua del Rio Gazzo che raccoglieva tutti gli scarichi fognari della città, l’acqua accuratamente pulita era poi canalizzata: seguendo un percorso stabilito e andava a gettarsi ad Alessandria nel Bormida. L’impianto di Novi era entrato in funzione il 27 febbraio 1984.

Inaugurazione del depuratore di Novi Ligure, Giorgio Guastoni, al centro della foto, illustra le potenzialità dell’impianto.

A Tortona i lavori furono conclusi nell’84 e comprendevano anche le zone di Villalvernia, Castelnuovo Scrivia, Isola S. Antonio, Guazzora, Molino dei Torti, Alzano Scrivia.

La visita del Ministro Biondi

Lunedì 25 marzo 1985 arrivò in visita al Consorzio il Ministro dell’Ecologia Alfredo Biondi, accompagnato da numerosi esponenti delle forze politiche e dell’Unione Industriali, il quale visitò con estremo interesse l’impianto di Cassano Spinola e ascoltò le difficoltà operative che la questione della depurazione degli scarichi comportava soffermandosi particolarmente sui problemi in ordine alla costruzione degli impianti ed ai costi di gestione.

Il ministro Biondi, a destra nella foto, durante la riunione al Consorzio.

Il presidente Guastoni illustrò l’attività e le realizzazioni che il Consorzio aveva curato a partire dal 1979, ricordando i 9 impianti di depurazione costruiti e gli oltre 40 chilometri di collettori allestiti e dislocati lungo il bacino dello Scrivia dall’Appennino ligure fino alla confluenza con il Po.

In conclusione della visita, il Ministro dell’Ecologia ebbe parole di elogio nei confronti dell’ottimo lavoro svolto nel quinquennio dall’organizzazione consortile e assicurò il proprio appoggio alla richiesta effettuata per ottenere il finanziamento dal F.I.O. (Fondo Investimento Occupazione) per l’automazione del servizio garantendo una maggiore affidabilità ed un onere minore per quanto riguardava i costi di gestione.

La visita del Commissario europeo per la politica regionale, Antonio Giolitti, e quella successiva del Ministro dell’Ecologia, Alfredo Biondi, fu il riconoscimento delle più alte istituzioni sulla serietà del lavoro svolto dal Consorzio, della sua trasversalità che come aveva sostenuto il Presidente Guastoni: “non può esserci un consorzio di sinistra o non di sinistra ma solo un consorzio che opera per risolvere i problemi degli abitanti”.

Alla fine degli anni ’80 il Consorzio sostituì il logo iniziale, ovvero la lisca di pesce, simbolo dell’inquinamento del torrente, con uno più confacente al ruolo che aveva assunto, ovvero terminata la fase di costruzione degli impianti e dei collettori era passato a quella della gestione, finalizzata alla protezione dell’acqua e del torrente e della vita biologica che svolgeva: “il nuovo simbolo rappresenta lo Scrivia che “sale” da sud verso nord, confluendo e mescolando le proprie acque con quelle del Po, con i nove impianti di depurazione del Consorzio (i petali) che compongono la corolla di un fiore voluto dalle popolazioni e fatto nascere dai Comuni. Insieme il simbolo esprime la speranza e l’impegno che anche il territorio circostante il torrente sia maggiormente tutelato per la miglior valorizzazione e funzione”.

Il 20 dicembre 1996 il Consorzio si trasformò in Azienda Consortile Intercomunale Bacino dello Scrivia (A.C.I.B.S.), secondo la Legge n. 142/1990. Le attività si ampliarono includendo anche la captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua potabile e non potabile, mantenendo gli stessi Comuni consorziati.

Il 19 dicembre 2002, l’A.C.I.B.S. diventò Azienda Multiservizi Idrici ed Ambientali Scrivia S.p.A. (AMIAS), una società a capitale interamente pubblico. Il cambiamento era volto ad adattare l’azienda alla logica imprenditoriale della gestione dei servizi pubblici, in particolare il servizio idrico integrato.

I Comuni aderenti aumentarono, includendo anche Alluvioni Cambiò, Bosco Marengo, Frugarolo, Sardigliano e altri. Il 25 giugno 2003 entrò in AMIAS anche il Consorzio Azienda Acquedotti Val Borbera, Curone, Grue e Scrivia, che poco dopo si trasformò in Acquedotto Borbera Curone S.r.l. (ABC S.r.l.).

L’articolo termina qui, poiché è stato concepito per raccontare la storia di come uomini di tendenze politiche diverse che però avevano a cuore la salubrità dell’acqua si misero intorno ad un tavolo, cercarono le soluzioni, si imbarcarono in una impresa mastodontica, tra le prime in Italia, da far tremare i polsi (35 miliardi di lire), ma lavoravano in un’unica direzione, per il bene comune, per risolvere i problemi dei cittadini.

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Un pensiero su “Quando venne bonificato lo Scrivia. Un’opera mastodontica da non dimenticare”

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