Il dossier nazionale di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, getta luce su un sistema che lega azzardo legale, criminalità e politiche pubbliche. «Azzardomafie. Numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale» fotografa un’Italia che nel 2024 ha giocato oltre 157 miliardi di euro, con 18 milioni di cittadini coinvolti e quasi tre milioni a rischio o già patologici. Il Piemonte emerge come regione più colpita del Nord: 9 clan mafiosi censiti tra 2010 e 2024 nelle attività legate al gioco d’azzardo. Nella sola regione, nel 2024, si sono spesi oltre 9 miliardi e 500 milioni di euro, di cui 4,2 miliardi in sale fisiche e 5,2 miliardi online.La media regionale è impressionante: 2.232 euro l’anno per abitante, neonati compresi. Torino guida la classifica con 2,17 miliardi di euro giocati, seguita da Alessandria (278 milioni), Novara (253 milioni) e Asti (224 milioni). Dati che confermano come il Piemonte, e in particolare la provincia di Alessandria, rappresentino un terreno fertile non solo per il gioco patologico ma anche per il business criminale che lo accompagna. Il dossier segnala che in Piemonte due sale scommesse sono già state confiscate alle mafie. «Un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6 o 7 euro, uno investito nell’azzardo ne genera 8 o 9 con meno rischi» ha ricordato il generale della Guardia di Finanza Nicola Altiero. Il quadro normativo piemonteseNonostante la legge regionale 19/2021 abbia introdotto misure importanti come il distanziometro di 500 metri e l’istituzione di un osservatorio di monitoraggio, il Piemonte resta al penultimo posto in Italia per efficacia normativa.Le criticità principali riguardano la limitata estensione dei luoghi sensibili, la mancanza di orari di spegnimento ampi, la scarsa tutela legale dei Comuni e la debole politica di incentivi ai locali “slot free”. Il nodo socialeSecondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i giocatori patologici sono 1,5 milioni, con 1,4 milioni a rischio moderato. Per ogni giocatore, sette persone subiscono effetti indiretti: familiari e conviventi che, sommati, rappresentano il 40% della popolazione nazionale.Le conseguenze non sono solo economiche: isolamento, indebitamento, perdita del lavoro e disgregazione familiare. Don Ciotti: “La politica è prigioniera del profitto”«Dietro ogni slot o gratta e vinci ci sono persone in difficoltà» ha detto Luigi Ciotti. «La politica parla di regolamentazione, ma resta prigioniera della logica del profitto. È un inganno che colpisce i più fragili e arricchisce pochi». Le proposte di LiberaL’associazione chiede di vietare del tutto la pubblicità del gioco, restituire autonomia ai Comuni nel limitarne la diffusione, ricostituire l’Osservatorio nazionale sul gioco d’azzardo e rafforzare i percorsi di prevenzione nelle scuole e nei servizi territoriali.«Servono politiche che mettano al centro la salute, non il bilancio dello Stato» conclude Ciotti. In Piemonte e in provincia di Alessandria, dove i numeri mostrano una presenza capillare del fenomeno, il rischio è che l’azzardo — legale o criminale — continui a prosperare nelle pieghe delle fragilità sociali e dell’assenza di regole uniformi.
clicca qui per scaricare il dossier Azzardomafie: https://www.libera.it/documenti/schede/gioco_d_azzardo_web.pdf

Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone


