Il presidio dei lavoratori dell’ex Ilva davanti ai cancelli dello stabilimento di Novi Ligure ha visto ieri la presenza del sindaco Rocchino Muliere e di una delegazione del Partito Democratico cittadino. Una scelta dettata dalla volontà di esprimere solidarietà ai dipendenti e alle loro famiglie, che da mesi vivono un’incertezza definita ormai intollerabile. Alla precarietà produttiva, sottolineano i democratici, corrisponde un’altrettanto pesante precarietà di vita per centinaia di nuclei del territorio.

Per il PD locale, questa giornata conferma una situazione che da tempo viene denunciata: la gestione del dossier ex Ilva è precipitata in una crisi industriale e occupazionale senza precedenti. Dopo anni di annunci e promesse, lo scenario che si delinea appare quello di un collasso di fatto. A Taranto si ipotizza una produzione ridotta a materiale grezzo destinato alla vendita esterna, mentre negli stabilimenti del Nord – Genova e Novi – si prospettano blocchi e l’ennesimo ricorso agli ammortizzatori sociali.

I democratici contestano inoltre l’ipotesi di mantenere attiva, seppur parzialmente, la produzione a Taranto bloccandola invece negli impianti del Nord. Una scelta giudicata paradossale, proprio perché lo stabilimento pugliese è all’origine della crisi per le sue criticità ambientali e sanitarie, che richiederebbero investimenti e risanamento, non il sacrificio delle altre sedi. Uno “spezzatino al contrario” che, secondo il PD, sottrae valore industriale all’insieme della filiera e mette a rischio un comparto strategico per il Paese.

Daniele Mascia, segretario del PD di Novi, invita lo Stato – oggi presente con una partecipazione pubblica maggioritaria – ad assumere un ruolo diretto nella gestione della crisi: «Lo Stato non può limitarsi a osservare. Serve una guida chiara, tempi definiti, risorse certe, continuità nei rifornimenti e nei carichi di lavoro anche per gli impianti del Nord. Parlare solo di formazione o di riduzione della cassa integrazione, senza un vero progetto di rilancio, significa allungare l’agonia». La scadenza di fine febbraio, con la cessazione di diversi strumenti di sostegno al reddito, viene indicata come un passaggio particolarmente delicato per centinaia di famiglie.

Critico anche il capogruppo consiliare del PD, Luca Patelli, che denuncia l’assenza di un piano industriale concreto: «In una società a prevalente proprietà pubblica, è amaro constatare che non esista un disegno credibile per il futuro della produzione. Si continua a ricorrere a risorse pubbliche sotto forma di ammortizzatori sociali, mentre le occasioni di dialogo con potenziali investitori – da Baku Steel a Jindal – sono state sprecate. La domanda di acciaio resta forte: servono decisioni operative e verificabili, non ulteriori rinvii».

Il PD di Novi ribadisce che la città non accetterà una lenta dismissione mascherata né una svalutazione dello stabilimento che potrebbe preludere a una vendita al ribasso con conseguenti esuberi. Chiede quindi un intervento pubblico serio, una regia trasparente e un cronoprogramma chiaro che riporti la produzione a livelli adeguati, tuteli salari e diritti, renda la formazione uno strumento reale di innovazione e garantisca prospettive concrete all’indotto.

Per i democratici è arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni agli atti: condivisione pubblica dei dati, verifiche periodiche degli impegni, confronto stabile con sindacati e istituzioni. La comunità di Novi, concludono, non può permettersi ulteriori incertezze sul futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori.

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Di Moscone

Un pensiero su “Ex Ilva, presidio ai cancelli: il PD di Novi chiede una guida pubblica e un piano industriale vero”

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