La battaglia sull’acqua che si sta combattendo nell’Alessandrino non è un episodio isolato. Per capire davvero cosa sta accadendo attorno a Gestione Acqua, con l’affidamento interrotto da Egato6, alla nascita di Sogeri e alla mozione approvata dal Consiglio di Novi, può essere utile allargare lo sguardo: perché qualcosa di molto simile sta succedendo, quasi in parallelo, nella provincia di Cuneo. E quel confronto dice molto su come potrebbe evolvere anche la vicenda novese.

A Cuneo il protagonista è Cogesi, un consorzio pubblico che ambisce a diventare gestore unico dell’intero sistema idrico della Granda. Il principio è del “tutto pubblico” nell’acqua pare bello, Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo una cifra precisa: 82 milioni di euro. È il valore residuo che Egea – controllata dal colosso Iren – pretende prima di lasciare la gestione della rete albese. Non un capriccio: è il rimborso degli investimenti non ancora ammortizzati. Una procedura che la legge prevede, e che il presidente di Iren, Luca Dal Fabbro, riassume con parole semplici: «Se chi vuole subentrare ha i soldi per pagare, noi facciamo un passo indietro. Altrimenti non può ricadere tutto sulla testa dei cittadini».

Attenzione: non è vero che il referendum ha stabilito che tutto, nel ciclo dell’acqua, deve essere pubblico. Il referendum del 12-13 giugno 2011 sull’acqua riguardava due quesiti relativi alla gestione del servizio idrico integrato. rl primo, relativo alla Abrogazione della norma sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi pubblici locali, ha cancellato le disposizioni che favorivano o imponevano l’affidamento a soggetti privati della gestione dei servizi idrici. Questo significa che si può scegliere liberamente come gestire l’acqua (gestione pubblica, mista o privata), senza obbligo di privatizzazione.

Il secondo quesito ha disposto l’ Abrogazione della “remunerazione del capitale investito” nella tariffa dell’acqua (il famoso 7%), cancellando la componente della tariffa che garantiva ai gestori un margine di profitto minimo.
Quindi, dire che il referendum del 2011 ha imposto l’obbligo di gestione totalmente pubblica dell’acqua, è falso.

È impressionante quanto questa frase sembri parlare anche all’Alessandrino. Anche qui, sotto la superficie politica, il vero nodo è economico. La decisione di Egato6 di interrompere l’affidamento fino al 2034 per avviare un percorso “ponte” ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di investimenti già realizzati, mutui da onorare, valore delle infrastrutture costruite, rischi di perdita dei finanziamenti PNRR e un contenzioso che ogni settimana si fa più fitto. Gestione Acqua rivendica il legittimo affidamento fino al 2034 – una proroga che Egato6 stesso aveva concesso nel 2018 – e ha già portato la questione davanti ai TAR. Nel frattempo Sogeri parte, ma con un equilibrio politico e amministrativo molto fragile.

Qualche differenza con Cuneo bisogna però evidenziarla. Innanzitutto Sogeri non è davvero una “nuova” società di ambito: come ha spiegato bene Teresa Mantero in consiglio comunale, si tratta semplicemente della vecchia Amag Reti Idriche che ha cambiato nome. 
Anche tra Egea e Gestione Acqua di differenza ce ne è moltissima. La prima è controllata da Iren che ne detiene il 100% della azioni, mentre Gestione Acqua è controllata da Acos, che a sua volta è controllata dal comune di Novi. Iren possiede solo il 25% delle azioni di Acos.
Nelle analisi di Perocchio, Gestione Acqua non può entrare nel nuovo soggetto unico (che nuovo non è) perchè ha un socio privato, Iren. Ma Iren, a sua volta, di chi è?
Iren è posseduta dai comuni di Torino (13,8%), Genova (18,8%), Reggio Emilia (6,4%) e Parma (3,1%). Insomma, il socio industriale cattivo di Acos che vuole lucrare sull’acqua in realtà e di proprietà quasi esclusivamente pubblica pure lui, e direttamente non ha quote in Gestione Acqua.
Questo significa che probabilmente comporre la questione, qui da noi, sarebbe forse  più facile che a Cuneo. 

Il caso cuneese mostra bene quanto la gestione pubblica, da sola, non risolva nulla se non è sostenuta da basi finanziarie solide. Cogesi ha già dovuto chiedere più proroghe per trovare i fondi. Ha presentato un piano finanziario complesso, ma ancora incerto. Senza soldi, la transizione non parte. E a quel punto la promessa dell’acqua pubblica rischia di trasformarsi in un boomerang. Perché il pubblico è giusto, ma non è gratis.

Allo stesso modo, nell’Alessandrino, difendere Gestione Acqua – come chiesto dalla mozione approvata dal Consiglio di Novi – significa anche difendere un patrimonio fatto di investimenti, valore aziendale, posti di lavoro, affidabilità infrastrutturale. In questo senso, la frattura politica che si è aperta nel centrodestra novese non è un dettaglio: la Lega accusa il capogruppo di Fratelli d’Italia Marco Bertoli di essere “stampella del PD”, mentre lui rivendica la scelta come decisione degli iscritti, citando anche figure del centrodestra che nel passato hanno avuto ruoli dentro Acos. Anche qui, come a Cuneo, la discussione non è soltanto ideologica ma profondamente industriale. E Bertoli, da uomo di destra, non si è mai tirato indietro, bisogna ammetterlo, quando c’è da difendere un’azienda, pubblica o privata che sia. 

Maria Rosa Porta, in consiglio comunale, ha rimproverato alla maggioranza di non avere “un piano B”. Chi avrebbe dovuto avere un piano B, però, più che il Comune di Novi è Egato6. Appare sempre più evidente che qualunque soluzione di composizione tra le parti debba passare sopra la testa di Perocchio. Pensare che, prima del suo arrivo, la fusione tra Amag e Acos sembrava cosa fatta, con speranzose dichiarazioni di Abonante e Muliere. Ora invece tra le società è guerra aperta. 

Le due vicende – Novi e Cuneo – raccontano così la stessa storia: l’acqua è pubblica per volontà dei cittadini, ma la sua gestione richiede investimenti giganteschi, continuità amministrativa, capacità tecnica e una solidità finanziaria che non può essere improvvisata. La politica può decidere gli assetti, ma poi sono i numeri a decidere se un modello funziona o implode.

È per questo che guardare cosa accade a Cuneo è utile anche per leggere ciò che sta succedendo a Novi. A novembre 2025 Cogesi deve trovare 82 milioni: se non li avrà, la transizione si fermerà. Un anno dopo, a Novi, le scadenze PNRR e i ricorsi in corso potrebbero produrre uno scenario simile: un bivio in cui la politica non potrà più limitarsi a votare mozioni, ma dovrà scegliere tra sostenibilità economica e rigidità delle posizioni.

Il referendum del 2011 ha detto chiaramente che l’acqua deve essere pubblica. Ma non ha detto chi paga gli investimenti, come si indennizzano i gestori uscenti, come si garantisce la continuità del servizio. Quello lo sta decidendo, nel bene e nel male, la realtà: quella delle infrastrutture, dei mutui, dei regolatori nazionali e dei fondi europei.

A Cuneo  la palla è nel campo di Cogesi. Nell’Alessandrino, è in mano a Egato6, ai TAR e alla capacità del territorio di presentarsi unito. Ma in entrambi i casi il tempo stringe. E una cosa appare sempre più evidente: l’acqua può essere pubblica, ma non può essere povera. Se lo diventa, a rimanere senza non saranno né le multiutility né i politici di turno. Saranno i cittadini.

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

2 pensiero su “L’acqua può essere pubblica, ma non può essere povera. A rimetterci saranno i cittadini”
  1. Sul problema acqua si sta solo facendo sottigliezze utili solo a polemiche di parte e ritorsioni pericolose. Che l’acqua sia un bene pubblico a controllo pubblico lo capiscono anche i bambini. Ma controllo può anche significare diversità e rispetto per chi ha investito, operato con profitto e qualità e vantando crediti che devono essere messi in conto e onorati. Non si può ridurre il tutto a…chi ha avuto…chi ha dato ha dato…scurdammoce o passato…. Non si può liquidare un creditore escludendolo dal contesto. Se poi il rischio è quello di perdere anche i fondi PNRR lascio immaginare che capolavoro abbiamo combinato. Bertoli ha fatto bene a difendere Novi e la sua azienda, altro che buttarla in politica…

  2. Enno’ non ci siamo! Qui si vuole giocare con carte false. Perché si dà per scontato che questa guerra miserabile per assicurarsi profitti privati, addebitando le perdite alla collettività, con i dettami del sistema capitalista liberista, sia cosa ormai “normale”… Perché come ieri, oggi e domani, l’acqua potabile deve essere, oltre che pubblica, DIRITTO UMANO UNIVERSALE E BENE INALIENABILE E INDISPONIBILE DELL’ UMANITÀ, e cosa altrettanto importante, AVULSA DALLE LOGICHE DI MERCATO. Ovvero assolutamente NON PRIVATIZZABILE!… Le soluzioni ci sono. Ovvero che le comunità RIPUBBLICIZZINO il sistema idrico collettivo, ripristinandolo secondo metodo moderni non speculativi. Ovvero creando ENTI DI DIRITTO PUBBLICO nella gestione degli acquedotti medio grandi, e CONSORZI PUBBLICI, anche fra più piccole realtà paesane…. Ovviamente si vorrà far credere che sia ormai impossibile realizzare ciò. Ma basta guardare diverse realtà europee, per convincersi che “un altro mondo e’ possibile”….

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