Giovedì 6 novembre, alle 15.30, la sala conferenze della Biblioteca Civica di Novi Ligure ospiterà un incontro dedicato a uno dei grandi protagonisti dell’architettura italiana del Novecento: Ignazio Gardella. A raccontarne la storia, il legame con la città e il rapporto con la famiglia Borsalino sarà Alberto Vardaro, giovane studioso appassionato di storia contemporanea e locale, laureato in Scienze Politiche all’Università del Piemonte Orientale e oggi iscritto alla magistrale in Amministrazione e Politiche Pubbliche all’Università di Genova.
L’incontro nasce dal desiderio di riscoprire un architetto che ad Alessandria ha lasciato segni profondi. Figlio di una famiglia di ingegneri e architetti, milanese d’origine ma con solide radici piemontesi, Gardella fu tra i principali esponenti del razionalismo italiano, ma la sua opera non si limitò mai alla freddezza delle linee e alla rigidità delle regole. Il suo modo di progettare, pur fondato su una grande precisione tecnica, cercava sempre il dialogo con il contesto, con la storia, con le persone che avrebbero abitato gli spazi.
Ad Alessandria, Gardella trovò un terreno fertile grazie all’incontro con la famiglia Borsalino, che ne intuì il talento e gli affidò incarichi di grande rilievo. Nacquero così opere che ancora oggi raccontano un’idea di architettura civile e sociale: il Dispensario Antitubercolare, costruito negli anni Trenta come esempio limpido di razionalismo, e soprattutto le Case per impiegati della Borsalino in corso Teresio Borsalino, realizzate tra il 1947 e il 1952. Questi edifici, concepiti per migliorare le condizioni abitative dei lavoratori, uniscono eleganza e funzionalità, e sono oggi considerati tra i modelli più rappresentativi dell’edilizia residenziale del dopoguerra italiano.
Il rapporto con Alessandria non fu solo professionale. Gardella instaurò con la città un legame culturale e affettivo, testimoniato anche da altri interventi architettonici, come la chiesa annessa all’ex ospedale, oggi oggetto di un progetto di tutela e valorizzazione. Le sue opere raccontano un’epoca in cui l’architettura era parte di un discorso più ampio sul progresso, la dignità del lavoro, la ricostruzione morale e materiale dell’Italia.
Vardaro, nel suo intervento, guiderà il pubblico in un viaggio che non sarà solo un percorso biografico ma anche un racconto di idee e di visioni. Parlerà di un uomo che seppe fondere rigore e umanità, ingegneria e arte, lasciando un’eredità che oggi torna a interrogare le nostre città e il modo in cui costruiamo spazi per vivere.
L’incontro si inserisce in un più ampio movimento di riscoperta dell’opera di Gardella, che nel 2025 verrà celebrato anche con una mostra dedicata ai 120 anni dalla nascita. Un’occasione per tornare a guardare Alessandria con gli occhi di chi, novant’anni fa, seppe immaginare una città moderna senza rinunciare alla sua anima.
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