Lo speciale calendario dell’Avvento che Daria Ubaldeschi ha preparato in esclusiva per il Moscone sta avendo successo tra i nostri lettori. Una nostra lettrice ha voluto condividere con noi tutti quanto ha scritto sul suo “quaderno dell’avvento” in occasione del compito del 7 dicembre.

Il tema era “Le cose belle”: Riservati due pagine del quaderno e scrivi cinque cose belle che ti sono accadute in questa prima settimana di dicembre, fallo usando matite colorate e stili diversi, magari accompagnando le parole con disegni. Chissà perché, tendiamo sempre a focalizzarci sulle cose che vanno male; invece, le cose belle vanno ricordate, celebrate, decorate e impresse nella memoria, poiché contribuiscono al nostro stare bene con noi stessi e con gli altri.

Ecco il testo che ci è stato inviato:

Oggi mi sono seduta su una sedia con i braccioli e ho provato una sensazione fantastica: ci stavo.
Eh sì, ci sono cose che voi magri non capirete mai. Il terrore delle sedie con i braccioli è una di queste.
Ci starà il mio sedere?
Tempo fa, in aereo, capitai nei sedili di prima fila, quelli con più spazio davanti, che dovrebbero essere più comodi. Poi però provai a sedermi: i braccioli erano rigidi e il mio sedere non ci stava. Mi colse il panico, non sapevo che fare. Chiesi all’hostess se potevo cambiare posto, ma mi disse che non era possibile. E così cercai di incastrarmi fino a che ci riuscii: ero scomodissima, storta, incastrata in quel buco. Per fortuna era un viaggio breve, ma lo passai tutto con un pensiero fisso: riuscirò a disincastrarmi?
Ovviamente, visto che non vado in giro con un sedile attaccato al didietro, riuscii a uscire — con fatica e con qualche livido — da quella sedia della tortura.
Ci sono altre cose che voi magri non potrete comprendere: l’impossibilità di usare le sdraio in piscina, ad esempio, per la paura che non reggano; oppure dover rifiutare di indossare le mantelle che ti danno dal parrucchiere perché tanto non ci stai. Quando fui operata di calcoli renali scoprii che anche i camici preoperatori non erano a misura di grassi. E così dovetti rimanere nuda per ore aspettando l’intervento. Per carità, ovviamente ero coperta dal lenzuolo del letto, ma fui sgridata dall’infermiera perché mi rivestii per andare in bagno. Servì a poco il mio giustificarmi: non sarebbe stata una furbata aggirarmi nuda per il reparto di urologia, tra l’altro quasi esclusivamente maschile.
È così: noi grassi ci aggiriamo spaventati e a disagio in un mondo che non è a nostra misura e in cui tutti pensano che non lo sia per colpa nostra. Perché nessuno viene colpevolizzato per essere cieco, tetraplegico o zoppo; ma se sei obeso sì. L’obesità è considerata una colpa, non una malattia (psichica o fisica che sia). E quindi l’inclusività non vale per noi grassi.
Ma comunque, tornando alle piccole soddisfazioni: oggi, con trenta chili in meno e un anno di sacrifici, mi sono comodamente seduta su quella sedia, senza disagi, senza paura.
Non l’ho confessato a nessuno, non verrei capita, ma è stato bellissimo. Quelle piccole, grandi cose che mi fanno pensare: vai avanti, ce la stai facendo.

Martina

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Di Martina

Un pensiero su “Calendario dell’avvento: ecco il “compito” di una nostra lettrice”
  1. Capisco perfettamente queste difficoltà, pratiche ed emotive perché anche io mi sono trovata molto spesso con queste sensazioni e condizioni.

I commenti sono chiusi.

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