Nel Consiglio Comunale del 15 dicembre, durante la discussione sul bilancio preventivo, sono emerse affermazioni che, come gruppo consiliare La Novi che Amiamo, riteniamo doveroso non lasciare cadere nel silenzio. 

Nel suo intervento, il capogruppo della Lega Giacomo Perocchio ha descritto Novi Ligure come una città isolata, incline allo scontro con altri Comuni e con gli enti sovracomunali, arrivando a definire come “piangere in giro” l’azione istituzionale dell’amministrazione volta a reperire risorse per la realizzazione della tangenziale. 

Ma il passaggio più delicato è arrivato quando è stato esplicitamente collegato il mancato ottenimento di finanziamenti per la tangenziale di Novi all’atteggiamento dell’amministrazione sulla gestione del servizio idrico, e in particolare alla scelta di difendere l’attuale affidamento pubblico in capo a Gestione Acqua fino al 2034. 

Il messaggio, espresso senza troppi giri di parole, è apparso chiaro: un diverso atteggiamento politico avrebbe forse prodotto esiti diversi sul piano delle risorse disponibili per la tangenzialina novese. 

Come lista civica sentiamo il bisogno di dirlo con nettezza: questa visione della politica ci è estranea e ci è profondamente sgradita. 

Noi non apparteniamo a filiere di partito, non rispondiamo a logiche di schieramento, non pratichiamo scambi sottobanco. Siamo una lista civica nata per difendere Novi Ligure, non per inserirla in meccanismi di convenienza o di allineamento. 

L’idea che i finanziamenti pubblici possano diventare uno strumento di pressione politica — un premio per chi si adegua e una penalizzazione per chi esercita legittimamente la propria autonomia istituzionale — rappresenta, a nostro avviso, uno dei mali più gravi per una comunità locale. 

Perché snatura il ruolo delle istituzioni, svuota la democrazia e trasforma l’amministrazione in un esercizio di obbedienza. 

Non abbiamo alcun problema con il dissenso politico, che è parte della dialettica democratica. Abbiamo invece un problema serio con una politica che mercanteggia risorse pubbliche, che confonde la collaborazione istituzionale con la sottomissione e che considera normale chiedere “l’atteggiamento giusto” in cambio di finanziamenti. 

La difesa dei servizi pubblici, dell’interesse collettivo e del patrimonio della città non è una provocazione né una rigidità ideologica: è una responsabilità. 

E cercare risorse per opere strategiche, come la tangenziale di Novi Ligure, non è mendicare: è amministrare. 

Come La Novi che Amiamo, continueremo a lavorare per una politica diversa: trasparente, autonoma, fondata sul rispetto reciproco e non su rapporti di forza. 

Una politica in cui i finanziamenti arrivano per la qualità dei progetti e per i bisogni dei territori, non per il grado di allineamento alla linea di un partito. 

Riteniamo che la tangenziale resti una priorità per questa città, ma su un punto non arretreremo di un millimetro: la dignità istituzionale di Novi Ligure non è negoziabile. 

Teresa Mantero – Capogruppo “La Novi che amiamo” 

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