Giovedì 21 maggio 2026 Novi ospiterà l’arrivo della 12ª tappa del Giro d’Italia, frazione di 177 Km che partirà da Imperia. Un grande evento sportivo che rappresenta anche una straordinaria occasione di promozione per Novi e tutta la provincia alessandrina, un territorio che celebra il suo profondo legame con il ciclismo, radicato nelle figure dei Campionissimi: Costante Girardengo e Fausto Coppi.
Proveniente da Imperia la corsa in rosa entrerà nel territorio provinciale a Cassinelle, proseguirà su Molare, entrerà ad Ovada, proseguirà su Silvano d’Orba, poi passerà per Capriata d’Orba, Francavilla e Pasturana, per raggiungere l’arrivo di Novi. Il giorno successivo il Giro ripartirà da Alessandria per raggiungere Verbania.

La prima tappa del “Giro” a Novi.
Nel 1965 il traguardo era posto in corso Marenco, esattamente all’altezza del palazzo Casella, il più alto e incompiuto edificio della città: sul suo lato sinistro spuntavano ancora i tondini di ferro ai quali si sarebbe dovuto agganciare un edificio gemello, mai costruito. Non era la prima volta che una corsa ciclistica transitava da Novi, a cominciare dalla gara Milano-Sanremo di cui, all’epoca, Costante Girardengo era campione incontrastato; l’aveva vinta per ben sei volte in undici anni, classificandosi per undici volte tra i primi tre. Da Novi, giovedì 3 giugno 1954, era transitato il 37° Giro d’Italia, durante la 13° tappa Genova-Torino. Però l’anno 1965, per gli appassionati di ciclismo, era diverso: Novi, per la prima volta, ospitava la 14° tappa del quarantottesimo Giro d’Italia, che, partito da Milano, doveva raggiungere la città.

Il giorno dell’arrivo era fissato per sabato 29 maggio 1965: il mattino seguente il “Giro” sarebbe ripartito, per raggiungere Diano Marina: da lì si sarebbe compiuta l’ultima tappa, con traguardo finale a Torino. Da mesi l’Amministrazione Comunale aveva istituito un Comitato d’Onore e uno esecutivo, con il compito di organizzare l’evento: la città di Coppi e Girardengo doveva accogliere la carovana della corsa con tutti gli onori del caso. La zona dell’arrivo era stata preparata con cura; come detto, il traguardo era ubicato all’altezza di palazzo Casella, ove erano allestite anche le telecamere della Rai; la piazza del Maneggio era utilizzata per ospitare le auto della carovana del “Giro”; il teatro Italsider era destinato a “quartiertappa”; al suo interno si trovavano le sale per giuria e stampa, provviste di numerose cabine telefoniche, che permettevano ai giornalisti di trasmettere i loro articoli alla redazioni dei rispettivi giornali. Sul campo sportivo del Circolo Italsider era stato montato il palco per lo spettacolo serale, gratuito. Si sarebbero esibiti il presentatore Fausto Tommei, l’orchestra, composta da sedici elementi, diretta da Gorni Kramer, che accompagnava il famoso “Quartetto Cetra”, nonché una sconosciuta giovane cantante, la diciottenne Domenica Rita Adriana Bertè, detta Mimì, che poi assunse il nome d’arte di Mia Martini: una delle voci femminili più belle ed espressive della musica leggera italiana.
Tra le varie iniziative era previsto anche che cinque ragazzi e cinque ragazze, di età compresa tra i dieci e i dodici anni, avrebbero assistito all’arrivo del Giro in tribuna stampa, posta al traguardo, e avrebbero poi scritto un vero e proprio “pezzo di cronaca” relativo all’arrivo della gara. La corsa, partita da Milano, dopo settanta chilometri era entrata nella fase più appassionante a Pontecurone, poiché nove corridori avevano preso il largo: erano Partesotti, Lorenzi, Fornoni, Grassi, Carlesi, Brands e Zandegù. Marciavano a cinquanta km all’ora e il gruppo, dopo un timido tentativo di inseguimento dei fuggitivi, aveva abbandonato i nove; tra costoro, il favorito era Dino Zandegù. Lungo corso Marenco iniziarono a sfilare le auto della carovana del “Giro”: dai veicoli venivano lanciati gadget quali lamette da barba e cappellini, le forze dell’ordine erano veramente impegnate ad impedire che il percorso non fosse invaso dalle migliaia di tifosi. All’improvviso, dal fondo della strada, si videro spuntare i ciclisti, che si erano lasciati alle spalle il gruppo più numeroso di corridori, pronti alla volata finale: scattò l’applauso, insieme ad un coro di ovazioni. L’arrivo fu particolarmente emozionante a soli dieci metri dal traguardo: la corsa pareva ormai aggiudicata al ciclista veneto Dino Zandegù, il quale, mentre stava per alzare la mano in segno di vittoria, si vide improvvisamente superare sulla sinistra da Danilo Grassi (nella foto di apertura), che tagliò il traguardo. Ovviamente la gioia del vincitore fu incontenibile, mentre Zandegù, riverso sulla bicicletta, piangeva lacrime di delusione.
Il giorno successivo, 30 maggio, la corsa ripartì per Diano Marina; il ritrovo dei ciclisti era posto nella zona della balera, ubicata dietro la palazzina del bar del Circolo Italsider; a Diano Marina giunse primo Bruno Mealli. Quell’anno Vittorio Adorni conquistò la Maglia Rosa del Giro.
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