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Venerdì 12 dicembre 2025 il generale Roberto Vannacci ha lanciato un nuovo progetto politico-culturale: la creazione del centro studi «Rinascimento Nazionale». La sede scelta per questa iniziativa è il castello Sforzini di Castellar Ponzano, vicino a Tortona.

Rifondazione comunista non intende commentare un’iniziativa culturale, ma denunciare un progetto politico preciso, ideato e promosso direttamente dal generale Roberto Vannacci, che nel nostro territorio tenta di mettere radici attraverso la creazione del cosiddetto centro studi «Rinascimento Nazionale».

Questo non è un centro studi: è il laboratorio ideologico del movimento politico creato da Vannacci, un’operazione di costruzione del consenso della destra nazionalista, autoritaria e reazionaria, che utilizza la parola “cultura” per mascherare una visione del mondo fondata su esclusione, gerarchia e forza.
Altro che rinascimento: è una regressione politica e sociale.

Chiamare «Rinascimento» un progetto che nasce da un generale, dentro un castello, con il linguaggio delle élite che dovrebbero “illuminare” il popolo, è una mistificazione storica e politica. Qui non c’è alcuna rinascita, ma la regressione a un’idea di società divisa, in cui qualcuno comanda e altri obbediscono, dove l’identità nazionale viene usata come una clava e il dissenso è considerato un problema da neutralizzare.

Il movimento di Vannacci non nasce per migliorare la vita delle persone: nasce per fornire una copertura teorica a politiche di destra estrema, che parlano di ordine mentre smantellano i diritti, che parlano di patria mentre tradiscono il lavoro, che parlano di popolo mentre difendono privilegi.

Nel nostro territorio queste ideologie non le vogliamo.
Lo diciamo con assoluta chiarezza: nel Tortonese, nell’Alessandrino, in Piemonte, questo movimento non è il benvenuto.

Il nostro territorio ha già pagato prezzi altissimi: in termini di salute, con aree contaminate e bonifiche negate; di lavoro, con precarietà e licenziamenti; di servizi pubblici, continuamente tagliati. Davanti a tutto questo, cosa propone il movimento creato da Vannacci? Nazionalismo, retorica identitaria, disciplina, militarizzazione del pensiero.

Esiste una linea di demarcazione netta, che non può essere confusa. Noi stiamo dalla parte della pace, loro dalla parte del militarismo. In un mondo devastato da guerre, genocidi, riarmo e spese militari scandalose, mentre gli ospedali chiudono e i salari crollano, il movimento di Vannacci rappresenta la normalizzazione della guerra come orizzonte politico, l’idea che la forza venga prima del diritto e che l’esercito venga prima della società.

No alla guerra, no al riarmo, no alla cultura militare come modello sociale.

Questo progetto non è neutro e non è nuovo. È figlio di una tradizione che in Italia conosciamo bene: quella che usa ordine, patria e identità per limitare le libertà, colpire i più deboli e zittire chi dissente. Per questo ribadiamo che l’antifascismo non è una memoria del passato, ma una pratica politica del presente. E praticare l’antifascismo oggi significa contrastare apertamente iniziative come quella di Vannacci, senza tentennamenti e senza equidistanze.

Il nostro rinascimento è sociale, solidale, umano. Noi non abbiamo bisogno di castelli né di generali. Il nostro rinascimento nasce nei luoghi di lavoro, nelle scuole pubbliche, negli ospedali, nei quartieri popolari, nei comitati per l’ambiente e per la pace. Siamo per aiutare il prossimo sempre e comunque, senza distinzioni di provenienza, colore della pelle o status sociale. Siamo per una società che include, non che espelle; che cura, non che comanda.

Il movimento creato dal generale Vannacci potrà anche scegliere castelli, simboli e slogan altisonanti, ma qui troverà una comunità vigile, antifascista e determinata a respingere queste ideologie.

Robbiano Laura
PRC

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4 pensiero su “Vannacci a Castellar Ponzano: altro che cultura, è una regressione politica e sociale”
  1. Sarebbe interessante sapere da chi e come vengono finanziate queste ripugnanti iniziative

  2. Questo mediocre nostalgico del ventennio punta sui giovani che nulla sanno e che sono facilmente influenzabili.
    Bisognerebbe impedire simili iniziative, sono molto pericolose e fomentano nazionalismi deliranti come la dialettica di questo individuo.

I commenti sono chiusi.

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