Ieri il Salone consiliare del Comune di Novi Ligure ha ospitato un incontro dedicato alla crisi dell’ex Ilva, alla presenza dell’europarlamentare del Partito Democratico Giorgio Gori e dei rappresentanti sindacali dei lavoratori dello stabilimento. Un confronto che ha riportato al centro dell’agenda istituzionale una vertenza che riguarda da vicino il futuro industriale e occupazionale della città.
Lo stabilimento novese, parte integrante della storia industriale locale, occupa oggi circa 550 lavoratrici e lavoratori. Negli ultimi due anni, però, oltre 120 addetti hanno lasciato il lavoro, anche a causa di un clima di incertezza che continua a pesare sul presente e sulle prospettive del sito produttivo. A Novi operano professionalità qualificate: qui si lavorano i rotoli provenienti da Taranto e i laminati in uscita sono riconosciuti per l’elevata qualità.
Il sindaco Rocchino Muliere, intervenendo sull’annosa questione dell’Ilva, ha richiamato la profondità della crisi in corso e le possibili ricadute non solo sui dipendenti diretti, ma su migliaia di persone considerando l’indotto. Al centro delle preoccupazioni, la trattativa del Governo con un gruppo finanziario che avrebbe presentato un’offerta simbolica da un euro. Per l’amministrazione comunale, ha ribadito il sindaco, è invece essenziale l’ingresso di un soggetto industriale solido, capace di investire con un vero piano industriale e di riconversione, anche alla luce di un indebitamento che supera i 4 miliardi di euro.
Muliere ha confermato il sostegno alla continuità produttiva dello stabilimento e, se necessario, a soluzioni transitorie in una fase di crisi, purché utili a salvaguardare lavoro e competenze. Ha inoltre ricordato come il Comune lavori da anni al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, in attesa di un confronto a Palazzo Chigi che non si è ancora concretizzato. Nel frattempo, presìdi e mobilitazioni si sono susseguiti in un contesto di forte incertezza che incide profondamente sulla vita delle persone e delle loro famiglie.
L’incontro con l’europarlamentare Gori ha rappresentato un momento di ascolto e di raccordo istituzionale su una vertenza che resta aperta. «Come sindaco continuerò a essere presente e impegnato affinché questa vertenza trovi risposte concrete, a tutela dell’occupazione, della dignità del lavoro e del futuro industriale della nostra città e del Paese», ha concluso Muliere, ribadendo la volontà di non abbassare l’attenzione su una crisi che riguarda Novi Ligure e l’intero sistema industriale nazionale.
Giorgio Gori da parte sua si è detto contrario alle ipotesi di “spacchettamento” del gruppo, con la vendita delle varie sedi a entità differenti, e ha accusato il governo di non aver affrontato con sufficiente capacità la grave situazione in cui versa il gruppo.
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