Nei giorni scorsi è mancata Rosina Partelli. Dirigenti sindacale della CISL Alessandria–Asti, aveva 78 anni. Figura autorevole e determinata, ha consacrato al sindacato una parte fondamentale della sua vita, operando con dedizione, responsabilità e spirito di servizio. Ha ricoperto ruoli di rilievo nelle categorie dei tessili e dei pensionati e in Confederazione, distinguendosi per coerenza, generosità e capacità di guida. Non ha mai fatto mancare il proprio sostegno e il proprio contributo all’organizzazione.
Di seguito, il ricordo di Lorenzo Robbiano.
Rosina e una vigilia di Natale
Era il 24 dicembre, quella mattina i corridoi della sede provinciale del Sindacato erano vuoti, c’erano solo due sindacalisti che, forse, non sapevano neanche loro perché erano in ufficio. Per di più il riscaldamento era spento.
Si erano detti, scherzosamente: “siamo venuti a far la guardia al bidone di benzina”.
Mentre continuavano nella loro discussione, improvvisamente il telefono li interruppe, Mario rispose, dopo aver esclamato: “Ma anche oggi suona?”. Alzò la cornetta color azzurro, e sorridendo: “Auguri, siamo in pochi oggi al Sindacato”. Poi facendosi serio, disse: “Va bene, qui ci siamo solo noi due, ma veniamo, ci vediamo tra mezzora là”. Posò la cornetta e disse: “Era il “cardinale” e, sorridendo aggiunse: “dice che il Vescovo, quello vero, vuole fare un gesto di solidarietà nei confronti dei lavoratori della fabbrica di velluti e tessuti in lotta e chiede di incontrare il Sindacato. Dai chiudiamo l’ufficio e andiamo”. Il giovane indossò il giaccone di jeans imbottito (una versione più moderna dell’Eskimo, che ormai era stato appeso al chiodo), alzò il cappuccio sulla testa e uscirono dall’ufficio. Percorsero un’altra ventina di chilometri sull’R5 di Mario e arrivarono davanti al Vescovado un po’ increduli di quell’improvviso incontro.
I lavoratori della fabbrica di velluti e tessuti erano ormai da mesi in lotta. Presidiavano la fabbrica da settimane perché non solo era stata avviata la procedura di licenziamento, ma dovevano riscuotere mesi di stipendio arretrato. Davanti alla fabbrica avevano, oltre cartelli e bandiere, montato delle tende e controllavano i cancelli giorno e notte; avevano il timore che la proprietà smontasse i macchinari e li portasse altrove. Se fosse successo non solo svaniva ogni speranza di riprendere il lavoro ma anche quella di recuperare i salari arretrati e l’indennità di liquidazione, maturata in tanti anni di lavoro. La forma di lotta adottata era un segno di disperazione, poiché ogni forma di lotta è un sacrificio, ma quella di star giorno e notte al freddo, davanti alla fabbrica, per di più nelle feste natalizie, è un enorme sacrificio. Ma erano determinanti a non cedere, anche perché tutti loro averi erano rinchiusi dietro a quei cancelli che avevano varcato per anni per andare a lavorare e che ora non si aprivano più da settimane.
Il giovane con il ciuffo durante il tragitto disse: “Forse dovremmo avvertire Rosina, ma come?” (all’epoca non esistevano quegli strumenti infermali che chiamiamo telefonini). Rosina era la responsabile della categoria dei lavoratori tessili e sarebbe stato giusto che ci fosse lei presente a quell’incontro anche se doveva essere solo di solidarietà. Rosina era un donnone che come sindacalista si era formata in fabbrica ed ora era sindacalista a tempo pieno. Il giovane sindacalista era affezionato a Rosina, perché come una chioccia con i pulcini, lo aveva “adottato” appena entrato al sindacato e gli spiegava che non doveva “estremizzare” i ragionamenti, che la realtà non era quella dei libri e dei giornali. Rosina dal canto suo aveva apprezzato che il giovane, ancora così inesperto, non si era lasciato strumentalizzare in un tentativo, un po’ maldestro, che qualche capo aveva tentato per ridimensionarne il suo ruolo nel sindacato.
Quando entrarono nel Vescovado il giovane si guardò intorno, un po’ meravigliato e un po’ intimorito del luogo. Entrati nella sala ad attenderli c’era il Vescovo, “il cardinale”, un altro sindacalista e inaspettatamente il padrone della fabbrica tessile accompagnato da un altro industriale che aveva la fama di essere “illuminato”. “Ma non doveva esserci solo il Sindacato per un gesto di solidarietà?”, si chiesero i due ultimi arrivati: “Non sarà uno scherzo del “cardinale” che non ha detto chi partecipava a quell’incontro per timore di trovarsi davanti ad un rifiuto da parte dei due giovani sindacalisti?”. Poteva anche essere perché “il cardinale” era persona abile, navigata e scaltra, ma ormai erano tutti intorno a quel tavolo. C’era il Vescovo e non potevano tirarsi indietro, l’unica cosa da fare era ascoltare e vedere cosa sarebbe successo.
Il Vescovo esordì dicendo: “Questa notte è quella di Natale, ci sarà la messa di mezzanotte, saremo tutti in chiesa e non vorremmo che i lavoratori della fabbrica di velluti e tessuti fossero ancora davanti allo stabilimento, al freddo e senza prospettive di lavoro. Pertanto vi ho convocati qui: la proprietà dello stabilimento e un caro amico industriale, i sindacati dei lavoratori, tutte le parti allo scopo che vi mettiate a discutere, che troviate un accordo e che quei lavoratori possano tornare alle loro case e questa notte possano venire a messa come tutti i cittadini. Ora io vi lascio qui, con il mio segretario, più tardi tornerò nella speranza che l’accordo sia stato trovato”.
“E’ una parola!”, pensò il giovane sindacalista che conosceva un poco la situazione e sapeva che la stessa proprietà aveva già chiuso uno stabilimento nella sua città. E poi: “Chissà Rosina, che conosce di più la situazione, cosa farebbe se fosse qui”.
Fu un dialogo fra sordi, praticamente il padrone dello stabilimento era preso tra due fuochi. I sindacalisti facendo la loro parte sostennero che l’unica possibilità per un accordo era che la proprietà garantisse il pagamento dei salari e stipendi arretrati, in qualche forma. L’industriale “illuminato”, di fatto, dava ragione ai sindacalisti, dicendo anche con forza alla proprietà che non poteva non assolvere i suoi impegni, che i lavoratori avevano ragione e che occorreva dare delle garanzie al sindacato, senza le quali non avrebbe potuto convincere i lavoratori ad abbandonare quella forma di lotta così esasperata.
Faceva persino pena quel padrone così tartassato intorno a quel tavolo, parlava pochissimo e non era assolutamente in grado di dare garanzie.
Dopo un paio d’ore comparve il Vescovo, avvertito dal suo segretario che il tentativo era fallito. Era deluso quell’uomo, aveva sperato che il clima natalizio avrebbe aiutato a trovare una soluzione. Congedò gli intervenuti donando loro un rosario, dietro la medaglietta era incastonata una zolletta proveniente dalla Terra Santa.
Usciti dal palazzo, i sindacalisti trovarono la piazza piena di lavoratori della fabbrica di velluti e tessuti, arrabbiatissimi di non essere stati avvertiti di quell’incontro, evidentemente la voce era girata in città. In mezzo ai suoi lavoratori c’era Rosina che, a muso duro, rivolgendosi al giovane sindacalista disse: “Vè, non ci avrete mica venduti”, il giovane rispose: “Tranquilla, non è successo niente, tutto come prima”. I lavoratori erano agitati, erano irritati che si fosse fatto quell’incontro a loro insaputa e senza una delegazione del sindacato di fabbrica. Presto capirono però che non era successo nulla di nuovo e che, se ce ne fosse stato ancora bisogno, tutti si erano convinti della poca credibilità del loro padrone.
Qualcuno di loro disse ad alta voce: “Invece di pensare ai cavalli, sarebbe meglio che pensasse alla fabbrica e che ci pagasse i nostri stipendi”.
Tornarono tutti davanti alla fabbrica, dove c’era il gruppo di lavoratori che era rimasto a presidiare lo stabilimento, anche loro erano in apprensione, temevano che a loro insaputa si fosse fatto un qualche accordo.
Dopo che furono rassicurati anche loro che nessun accordo era stato raggiunto, uno dei responsabili sindacali di fabbrica disse: “Tanto qui davanti ci siano noi, voi potevate firmare tutto quello che volevate, ma se a noi non fosse andato bene, di qui non ci muovevamo”.
La fabbrica fu presidiata quella notte, anche mentre nel Duomo della città, il Vescovo celebrava la messa e ricordava i lavoratori in lotta. Fu presidiata anche il 25 di dicembre, il 26, e tanti giorni a seguire. Purtroppo quella fabbrica non riaprì. Ciao Rosina
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

