A Mombisaggio-Torre Calderai, frazione di Tortona, esiste una villa bifamiliare confiscata alla mafia e messa a disposizione del Comune per un utilizzo sociale già nel 2022, ma di fatto rimasta ignorata.

In Piemonte esistono altri casi di immobili confiscati e mai utilizzati, tradendo le finalità della legge sulla loro restituzione alla collettività. Le motivazioni addotte dai vari Comuni riguardano in genere la scarsa adattabilità delle strutture rispetto agli scopi previsti — nel caso di Tortona, ad esempio, un rifugio per donne maltrattate — oppure la presenza di difformità edilizie e abusi da sanare, oltre a una complessiva sottovalutazione dei bandi.

Prima di tutto, la priorità sociale, politica e civile che segue una confisca dovrebbe essere quella di impegnarsi subito nella trasformazione del bene, nella convinzione che rappresenti un segnale chiaro di risposta collettiva contro la mafia. Allo stesso tempo occorre individuare i bisogni essenziali da soddisfare — tra cui la drammatica emergenza abitativa — e destinare risorse adeguate per il ripristino degli immobili.

Ora l’immobile tornerà sul portale per una nuova assegnazione. Ma i territori comunali sapranno gestire questa opportunità? Oppure prevarranno altre priorità politiche, spesso orientate a sottrarre risorse al welfare, alla sanità e alla scuola pubblica per destinarle ad altre spese?

L’abbandono di un immobile confiscato e la revoca dell’affidamento al Comune di Tortona rappresentano conseguenze gravi: impediscono di restituire alla collettività un patrimonio che potrebbe essere messo a disposizione di cittadini in difficoltà, in condizioni di povertà o fragilità.

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