Ancora una volta l’Assessore alla Sanità, Federico Riboldi, affida a un comunicato stampa il compito di rassicurare i cittadini. Ma tra le parole e la realtà, purtroppo, la differenza resta  molto profonda.

Chi vive ogni giorno le difficoltà della sanità territoriale sa bene che non bastano inaugurazioni simboliche o soluzioni provvisorie per garantire un servizio degno di questo nome. Presentare come pienamente “operative” strutture temporanee, container o soluzioni tampone per gli Ospedali di Comunità significa raccontare una versione distorta dei fatti. I cittadini non hanno bisogno di pareti inaugurate in fretta per rispettare formalmente le scadenze del PNRR: hanno bisogno di servizi stabili, sicuri e funzionanti nel tempo.

Anche sui cronoprogrammi si gioca troppo spesso con le parole. Parlare di lavori “in linea” o addirittura “in anticipo” grazie a rimodulazioni e aggiornamenti tecnici non cambia la percezione concreta di chi vede cantieri ancora incompleti e servizi che partono senza essere davvero pronti. Anticipare sulla carta non significa risolvere i problemi strutturali.

C’è poi il nodo del personale. Annunciare il superamento dei cosiddetti “gettonisti” mentre a livello nazionale si continua a ricorrere a proroghe e soluzioni emergenziali suona come una contraddizione evidente. Senza un piano serio di assunzioni stabili, con risorse certe e concorsi che funzionino, le Case di Comunità rischiano di restare scatole vuote: edifici nuovi, ma corridoi deserti.

Infine, il richiamo alla digitalizzazione stride con le difficoltà vissute da tanti cittadini con il nuovo sistema di prenotazioni. Quando un servizio fondamentale come il CUP genera disagi, rallentamenti e frustrazione, parlare di “rivoluzione digitale” appare distante dall’esperienza quotidiana delle persone, soprattutto nella provincia di Alessandria.

Le critiche non arrivano solo dal sindacato, ma anche dalla politica. Alberto Deambrogio, esponente del Partito della Rifondazione Comunista, ha denunciato con forza le stesse problematiche: liste d’attesa interminabili, carenza di personale, servizi territoriali insufficienti. Non si tratta di polemica sterile, ma di richieste precise che nascono dall’ascolto dei territori.

La salute non si costruisce con le conferenze stampa. Si costruisce con investimenti veri, con medici e infermieri assunti stabilmente, con strutture definitive e non temporanee, con servizi che funzionano anche dopo il giorno dell’inaugurazione.

È un dovere della politica avere rispetto dei cittadini, soprattutto di quelli che soffrono. 

Robbiano Laura PRC 

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Un pensiero su “Riboldi, basta slogan. Vogliamo i fatti ”

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