C’è una cosa che colpisce più di tutte quando si guarda al referendum sulla giustizia di questi giorni: non è tanto il merito dei quesiti, quanto piuttosto chi lo promuove e, soprattutto, la storia che c’è dietro ai promotori del Sì.

Perché quando si parla di magistratura in Italia non si parte mai da zero, ma da una storia lunga e complessa, fatta di scontri tra poteri, di indagini che hanno toccato livelli molto alti, di verità emerse e di altre che invece sono rimaste incomplete.

Nel 2017, nell’ufficio di Giovanni Falcone a Palermo – oggi diventato museo – viene ritrovato un appunto del 1989, rimasto per quasi trent’anni tra le carte del pool antimafia. In quell’appunto Falcone annota riferimenti a rapporti tra ambienti mafiosi e figure legate a Silvio Berlusconi. Non si tratta di una sentenza né di un atto processuale, ma resta comunque un appunto di lavoro scritto da Falcone nel suo ufficio, e questo ha un peso.

Il punto non è trasformarlo in qualcosa che non è, ma riconoscere ciò che rappresenta: già allora, prima di essere ucciso, Falcone stava guardando anche in quella direzione. E colpisce che di questo ritrovamento, avvenuto nel 2017, si sia parlato così poco, quasi fosse un elemento scomodo.

Lo stesso filo si ritrova nelle parole di Paolo Borsellino. Nella sua ultima intervista, prima di essere assassinato, Borsellino parla di Vittorio Mangano, ma soprattutto afferma chiaramente che c’è un’indagine in corso e, nel farlo, accenna anche alla figura di Silvio Berlusconi. Non è un riferimento casuale o generico, ma il segno che anche lì si stava lavorando su un livello che metteva insieme mafia, economia e relazioni di potere.
Poco dopo, Borsellino viene ucciso, e anche quel lavoro si interrompe.

Questi elementi non servono per costruire slogan, ma per comprendere meglio la storia della Repubblica e il contesto in cui ci troviamo oggi. Un contesto che passa anche da un’altra vicenda centrale, quella della loggia P2.
Il 25 febbraio 2026, durante un convegno al Senato dedicato a Tina Anselmi, Piera Amendola – che ha lavorato direttamente sugli archivi della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 – ha fatto dichiarazioni molto rilevanti. Ha parlato di una volontà, da parte dello Stato, di non rendere pubblica una parte dei nominativi e della documentazione legata alla P2, e ha ricordato che parte di quella documentazione è stata trasferita anche all’estero, fino ad arrivare agli Stati Uniti.

Ha inoltre sottolineato che alcuni protagonisti di quella stagione, in particolare quelli più giovani all’epoca, potrebbero essere ancora oggi presenti nei luoghi di potere, e ha affermato con chiarezza che realtà simili alla P2 non solo esistono ancora, ma oggi potrebbero essere persino più forti e meno visibili di allora.
Questo è il contesto dentro cui si inserisce il referendum sulla giustizia.

Un referendum promosso principalmente da un partito che ha un nome preciso, Forza Italia – Berlusconi Presidente, insieme ai “compari” di governo. E a questo punto la domanda diventa inevitabile: siamo davvero di fronte a una riforma che vuole migliorare la giustizia oppure a un intervento che punta a ridefinire i rapporti tra politica e magistratura?
Perché questo, tra l’altro, è stato dichiarato apertamente anche dai promotori e dallo stesso Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha parlato della necessità di ridefinire i rapporti con la magistratura.
Non si tratta di difendere i magistrati a prescindere, perché la giustizia italiana ha sicuramente bisogno di essere migliorata e modernizzata. Ma una cosa è intervenire per renderla più efficiente, un’altra è indebolire uno dei contropoteri fondamentali di una democrazia.

Qualche giorno fa ho letto sui social una polemica che chiedeva perché la CGIL si occupi di queste questioni invece di pensare ai lavoratori. In realtà la risposta è molto semplice: perché i diritti non si difendono solo nei luoghi di lavoro, ma anche nelle leggi e, quando serve, davanti a un giudice.
Quando un lavoratore subisce un’ingiustizia o quando un diritto viene violato, il punto di arrivo è quasi sempre un tribunale. E se quel giudice non è pienamente libero, se il potere politico può influenzare quel livello, allora chi paga non è chi ha già potere e strumenti per difendersi, ma chi ne ha meno.

Pagano le lavoratrici e i lavoratori, pagano i cittadini comuni.

E questo discorso diventa ancora più concreto se guardiamo alla realtà attuale, dove esistono figure politiche che stanno contemporaneamente dentro le istituzioni e dentro interessi economici rilevanti. È il caso, ad esempio, di Daniela Santanchè, oggi Ministra del Turismo, imprenditrice coinvolta in vicende giudiziarie e con situazioni societarie molto problematiche.
Ecco perché il tema non è astratto, ma estremamente concreto.

Alla fine, questa riforma non va a tutelare il cittadino comune né le lavoratrici e i lavoratori, ma interviene sugli equilibri tra poteri e lo fa in una direzione precisa: indebolire la magistratura, che è uno degli strumenti fondamentali di tutela per chi non ha potere.
Perché oggi, purtroppo, sappiamo già che la legge non sempre è uguale per tutti. Esistono differenze reali tra chi ha mezzi, relazioni e strumenti per difendersi e chi invece non li ha. Proprio per questo motivo, indebolire la magistratura non riduce queste disuguaglianze, ma le aumenta.

Il risultato è uno squilibrio ancora più evidente: chi ha già potere, politico ed economico, ne avrà ancora di più, mentre chi non ne ha sarà ancora più esposto.
Non è una riforma che riequilibra il sistema, ma una riforma che sposta ulteriormente l’equilibrio. E quando questo accade, quando il rapporto tra cittadino comune e chi detiene potere si sbilancia ancora di più, la conseguenza è chiara: la giustizia smette davvero di essere uguale per tutti.

Per queste ragioni, al referendum del 22 e 23 marzo, voterò senza se e senza ma:
NO


Fonti e riferimenti articolo:
Ritrovamento del documento nell’ ufficio di Falcone:
https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/12/08/giallo-per-appunto-falcone-su-berlusconi_bae36665-cb51-4a98-8902-6ef4eaf25d9c.html
Intervista a Borsellino:
https://www.youtube.com/watch?v=Ko9yfZKiOk8

Convegno del 25 febbraio 2026 Una donna che cambiò la Repubblica, con le dichiarazioni di Piera Amendola.
https://www.youtube.com/watch?v=40A14dCR-mg

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