Nessuno si iscrive più al Classico, si legge, il 3% solo mi pare. In verità, guardandomi attorno, mi sarei meravigliato del contrario. Ma nulla accade per caso. Penso che il Classico, per chi oggi decide del mondo, sia un pericolo, forse piccolo, ma un pericolo.

Ma perché mai perdere tempo con Socrate con il suo invito all’obbedienza delle leggi della polis, anche se ingiuste, che reggono la coesione sociale e umana e che lo hanno nutrito e per preservare con l’obbedienza la propria integrità morale. 

“Maestro, ma tu muori ingiustamente” dice Critone, “Vorresti che morissi giustamente?” risponde Socrate, immagino con un sorriso.

Perché mai godere della durezza Lucreziana addolcita dalla melanconica saggezza dell’umanissimo Orazio, forse un po’ pavido, come tutti noi, e coltivare la mediocritas, aurea però, attenzione, davanti allo scorrere inesorabile degli anni, fugaces labuntur anni,Postume…

E Ulisse, uomo moderno fino al midollo, e il tragico Priamo davanti al corpo martoriato di Ettore  che però ricondurrà con le sue lacrime alla ragione Achille.

E Seneca che ci ha insegnato come si vive e come si muore e che la vita non è lunga o breve ma è quello che ci si mette dentro. Potrei continuare per parole e parole… Antigone eterna, i lirici greci..

Ai miei tempi c’erano professori come questo, che scrisse ad una sua classe del Plana questo saluto negli ultimi tempi della sua vita. Fortunatamente i ragazzi del Plana dissero: no, non è solo per noi ma per tutti quelli che ebbero, si diceva così: di latino e greco ho…, il Professor Guido Angelino e la pubblicarono sui social – il Prof. ci avrebbe sfidati ad una sua traduzione, della parola social intendo.

Discipuli dilectissimi, mihi visus sum esse iterum inter vos et vobiscum de magnis illis Auctoribus latinis et graecis disquirere. Vere anni fuere mira et intima serenitate pleni. Hodie unusquisque vestrum suum occupant locum in vita civili ac suum munus exerceat ducutus illis magnis principiis de quibus saepe locuti sumus, quae regere debant vitas dignas, intentas ad bonum propriae familiae et ad bona comunitatis in qua vivitur. Filios vestros educate ad considerandum quemque hominem fratrem, parte immensae humanae familiare, ut Seneca praesertim nos docuit. Sint vitae vestrae serenetitatis plenae.

Buona traduzione!

P.S Libro consigliato: Martha C. Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno – in corsivo nel testo-della cultura umanistica, Il Mulino, Intersezioni.

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