Non è passato neanche un anno da quando il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, brindava all’abrogazione definitiva del reato di abuso d’ufficio (luglio 2024). Ma la politica, si sa, è un’arte di traiettorie curve e oggi il governo si ritrova in pieno “testa-coda” legislativo. Il mittente del “pacco” è il Parlamento Europeo, che il 26 marzo 2026 ha approvato a larghissima maggioranza (581 voti favorevoli) la nuova Direttiva UE Anticorruzione.
Il paradosso di Bruxelles
Il voto nell’Aula di Strasburgo ha regalato un’immagine plastica del cortocircuito italiano: quasi tutti gli eurodeputati di maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) hanno votato SÌ a una norma che obbliga gli Stati membri a punire l’esercizio illecito di funzioni pubbliche. In pratica, la versione europea del reato appena cancellato a Roma. Unica voce fuori dal coro? Roberto Vannacci, rimasto fermo sul suo “no” solitario.
La direttiva, che dovrà essere recepita entro due anni, parla chiaro: l’abuso d’ufficio non è un optional. Viene definito come l’esecuzione o l’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico, in violazione delle leggi, per ottenere un vantaggio indebito o causare un danno.
Per il Ministro Nordio è una doccia gelata che arriva nel momento meno opportuno, proprio mentre i riflessi del referendum sulla giustizia ancora agitano il dibattito nazionale. Se l’obiettivo della riforma italiana era dare “serenità” ai sindaci (la celebre “paura della firma”), Bruxelles ha appena ricordato che la lotta alla corruzione richiede maglie più strette, non buchi nel codice penale.
Nordio nella bufera
L’opposizione parla già di “Caporetto politica” per il Guardasigilli. Anche il Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, ha sottolineato come la direttiva imponga ora di colmare i vuoti aperti dall’abrogazione.
L’Italia ha ora 24 mesi per fare marcia indietro. Il rischio? Una procedura d’infrazione che peserebbe non solo sulle casse dello Stato, ma soprattutto sulla coerenza di un governo che si trova a dover reintrodurre per mano europea ciò che aveva rivendicato come una vittoria di sovranità legislativa.
Insomma, l’ultimo mese, se non è stato una “disfatta di Caporetto” per il Ministro Nordio, è comunque qualcosa di molto simile.
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