A Novi Ligure lo Yoga della Risata è una realtà consolidata, cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento per il benessere e la socialità. Introdotta nel 2015 dalla psicologa Elisabetta Grosso, la disciplina ha dato vita a un gruppo attivo e partecipato, capace di coinvolgere centinaia di persone attraverso incontri, eventi gratuiti e percorsi di formazione.
Accanto a lei si è sviluppata una rete di facilitatori locali, riuniti anche nel gruppo “Novi che ride”, che ha portato questa pratica in diversi contesti: dalle scuole alle case di riposo, fino all’ambito sanitario, anche grazie alla collaborazione con il medico Vittorio Fusco.
In occasione della Giornata Mondiale dello Yoga della Risata per la Pace, abbiamo incontrato Elisabetta Grosso per approfondire il senso di questa esperienza e il valore che continua ad avere per la comunità.
Come nasce il messaggio che accompagna la Giornata Mondiale di Yoga della Risata per la Pace?
«Nasce da una convinzione semplice ma profonda: ognuno di noi può contribuire alla pace nel mondo, portando benessere e serenità nel proprio ambiente. È da qui che parte tutto il nostro impegno».
Di cosa si occupa, concretamente, il movimento dello Yoga della Risata?
«Ci muoviamo tutto l’anno per promuovere eventi dedicati alla ricerca attiva del benessere e della serenità e, laddove possibile, anche di attimi di felicità. Lo facciamo attraverso incontri aperti, esperienze condivise e momenti di leggerezza consapevole».
Che cos’è la Giornata Mondiale di Yoga della Risata per la Pace?
«È una ricorrenza celebrata da oltre 30 anni in tutto il mondo. Un’occasione per ricordare il valore della risata come strumento di connessione, di equilibrio e di pace interiore, che poi si riflette anche all’esterno».

Da dove nasce questa disciplina?
«Nel 1995 il medico indiano Madan Kataria ha riscoperto e promosso il valore della risata incondizionata, del respiro e del silenzio. Da allora questa metodologia si è diffusa in tutto il mondo».
Quando è arrivata a Novi Ligure?
«Personalmente l’ho portata a Novi Ligure nel 2015. È stata una grande soddisfazione vedere quante persone hanno scelto di partecipare ai corsi di formazione e di diventare, a loro volta, promotori di questa disciplina».
Che tipo di attività organizzate?
«Lo Yoga della Risata prevede anche momenti assolutamente gratuiti, perché chiunque possa beneficiarne. Ricordo ancora il primo evento in biblioteca: arrivarono più di 200 persone e da lì è iniziato un percorso che non si è mai interrotto».
Ci sono stati sviluppi particolari nel tempo?
«Sì, per esempio proprio in quell’occasione ho conosciuto più da vicino il medico Vittorio Fusco, che mi ha proposto di progettare un percorso specifico per l’ambiente ospedaliero. È stata un’esperienza molto positiva, con risultati importanti».
Dove avete portato questa esperienza?
«Siamo stati nelle carceri, nelle scuole, nelle case di riposo. Ovunque ci sia bisogno di benessere e relazione, lo Yoga della Risata può trovare spazio».
Chi vi accompagna in questo percorso?
«Sono sempre stata affiancata da persone straordinarie che, nonostante i numerosi impegni tra lavoro e famiglia, hanno scelto di dedicare tempo e passione alla diffusione di questa pratica».
C’è ancora diffidenza verso questo tipo di attività?
«Può sembrare insolito partecipare a un evento con un nome così particolare, ma basta superare il primo dubbio: poi ci si lascia coinvolgere e spesso si rimane affascinati».
Qual è il prossimo appuntamento?
«Invito tutti a raggiungerci domenica 3 maggio 2026 presso i locali della biblioteca di Novi Ligure. Saremo presenti dalle 11 alle 17: ognuno potrà arrivare e ripartire liberamente».
Cosa troveranno i partecipanti?
«Io e i trainer di Yoga della Risata saremo lì per condividere momenti di benessere e pace. Sarà un’esperienza semplice ma significativa».
Che tipo di ricordo porteranno a casa?
«Un ricordo prezioso, alternativo e nutriente, soprattutto rispetto a ciò che sta accadendo nel mondo in questo periodo».
Un ultimo messaggio?
«Yoga della Risata è ogni singola persona che sceglie di andare oltre i dubbi ed esserci. Perché la pace parte dalla pace di ognuno di noi».
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