Purtroppo nella fabbrica di cioccolato “Pernigotti” di Novi Ligure, un emblema della città, non c’è alcun “rilancio”: c’è uno svuotamento industriale mascherato da operazione finanziaria. Le RSU lo denunciano senza giri di parole: la fabbrica di Novi Ligure è diventata un guscio vuoto.
Il dato più grave, nascosto, sono le 12 settimane di cassa integrazione nel silenzio generale. Questo basta a smontare tutta la narrazione aziendale. Se il lavoro si ferma per tre mesi, significa che il piano industriale semplicemente non esiste.
Ma c’è un aspetto ancora più inaccettabile, che pesa direttamente sulla pelle dei lavoratori: un personale con età media elevata costretto a lavorare con macchinari obsoleti, in condizioni sempre più pesanti e insostenibili. Non è solo inefficienza produttiva, è una mancanza di rispetto. Si chiede a lavoratrici e lavoratori di reggere ritmi e difficoltà crescenti senza gli strumenti adeguati, scaricando su di loro il costo della mancata innovazione.
Macchine vecchie, organizzazione confusa, decisioni incomprensibili: si lavora peggio, si produce meno e si viene progressivamente spinti fuori dal mercato. Questo non è declino inevitabile, è abbandono programmato.
Nel frattempo, la “testa” dell’azienda è stata spostata a Pozzaglio, dove si riunisce il management e si tengono persino i tavoli con Confindustria. Pernigotti, un marchio di prestigio spostata altrove. A Novi resta la fatica quotidiana, mentre le scelte vengono prese lontano, separando chi lavora da chi decide. È il copione classico dello svuotamento industriale.L’esasperazione cresce perché queste non sono semplici inefficienze, ma scelte che colpiscono direttamente il lavoro.
Un sistema operativo cambiato senza criterio manda in tilt il magazzino e blocca la produzione: decisioni calate dall’alto, lontane dalla realtà. Ma il fatto più grave è la riorganizzazione commerciale: smantellato il gruppo che aveva riportato Pernigotti sul mercato, portando il fatturato da zero a 20 milioni in due anni.
Questa non è riorganizzazione: è distruzione di competenze di lavoro, si cancella ciò che funzionava e si scaricano le conseguenze su impiegati e lavoratori. Questo non è rilancio, è indebolimento deliberato dell’azienda.
Poi c’è la responsabilità pubblica. La presenza dello Stato non può essere una finzione. Invitalia deve intervenire subito, imponendo investimenti veri, nuove tecnologie e un piano credibile. Altrimenti diventa parte del problema.
Qui non siamo davanti a una crisi: siamo davanti a una scelta. Una scelta che mette la finanza sopra il lavoro.
Senza investimenti immediati, senza macchinari nuovi e senza rispetto per chi ogni giorno tiene in piedi la produzione — spesso con anni di lavoro sulle spalle — la Pernigotti è destinata a morire.
Difenderla oggi significa difendere lavoro, dignità e territorio. Tutto il resto è propaganda.
Robbiano Laura PRC
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Non dovevate parlare solo di nuove aperture per incentivare una narrazione bla bla bla ahahahahahaha
Aspetto l’articolo sui commercianti che si lamentano della mancanza dei parcheggi in doppia fila davanti a un parcheggio di 400mq