In India sono scese in piazza in tremila per chiedere lo spegnimento degli impianti legati alla produzione di PFAS. Succede nello Stato del Gujarat, dove la protesta popolare ha preso di mira un sito collegato alla filiera internazionale di questi composti chimici, gli stessi già al centro del caso Miteni in Veneto. Una mobilitazione imponente, visibile, che porta in strada cittadini preoccupati per le conseguenze ambientali e sanitarie.

Dall’altra parte del mondo, in provincia di Alessandria, il tema è altrettanto concreto ma la reazione appare molto più contenuta.

A Spinetta Marengo, alle porte del capoluogo, sorge uno dei principali poli europei per la produzione di composti fluorurati, oggi gestito dalla multinazionale Syensqo (ex Solvay). Qui il problema PFAS non è emergente, ma strutturale: da anni studi e monitoraggi evidenziano la presenza di queste sostanze nell’ambiente circostante.

Le indagini hanno rilevato PFAS nelle acque, nei terreni e persino nei pozzi privati utilizzati dai cittadini. Non solo: tracce di questi composti sono state individuate anche nel sangue della popolazione residente, a conferma di un’esposizione che non è teorica ma reale. Il sito alessandrino viene indicato come uno dei principali punti di emissione a livello nazionale, con un impatto che si estende ben oltre l’area industriale.

Eppure, a fronte di questo quadro, la mobilitazione pubblica resta limitata. Negli anni non sono mancate iniziative, comitati e prese di posizione, ma nulla di paragonabile a quanto accaduto in India.

Il confronto è inevitabile. Da una parte migliaia di persone in piazza, dall’altra un territorio dove la questione resta spesso confinata tra relazioni tecniche, studi scientifici e procedimenti amministrativi. Due realtà diverse, ma legate dallo stesso filo: quello dei PFAS, sostanze persistenti, difficilmente degradabili e ormai diffuse su scala globale.

Il caso indiano dimostra come il tema possa trasformarsi in una questione sociale, capace di mobilitare intere comunità. Ad Alessandria, invece, prevale un approccio più silenzioso, istituzionale, in cui il dibattito fatica a uscire dagli ambiti specialistici.

Eppure i dati non sono meno rilevanti. Il Piemonte, e in particolare l’area alessandrina, rappresenta uno dei punti più significativi in Italia per concentrazione ed emissioni di PFAS. Una realtà che pone interrogativi non solo ambientali e sanitari, ma anche culturali e politici.

Perché di fronte a un problema così esteso, la differenza non sta tanto nei numeri, quanto nella risposta collettiva. In India è protesta. Ad Alessandria, in piazza scendono con massimo impegno le associazioni ambientaliste e qualche forza politica, ma la cittadinanza sembra sempre indifferente, assopita, incapace di difendere i propri interessi e diritti in tema di salute.

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Di Moscone

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