Proseguiamo la rivisitazione dei passaggi del Giro d’Italia a Novi Ligure. Dopo le tappe del 1965, del 1978 e del 2004, la Carovana Rosa torna a Novi nel 2010.
Un manifesto “in rosa” annunciava l’arrivo in città, giovedì 13 maggio 2010, della quinta tappa del 93° Giro d’Italia. Se si esclude la partenza del 2004, erano trascorsi ben trentadue anni dall’ultimo arrivo del “Giro” a Novi; i ciclisti sarebbero poi ripartiti, il giorno successivo, da Fidenza. La tappa era un omaggio a Fausto Coppi, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.

Per la terza volta nella storia del Giro d’Italia, Novi Ligure ospitava un arrivo di tappa: si trattava della quinta frazione, la Novara-Novi Ligure, di 168 chilometri. Giunse per primo al traguardo il ciclista francese Jérôme Pineau, maglia rosa fu Vincenzo Nibali, che già la deteneva dal giorno precedente; la classifica finale vide vincitore del 93° Giro d’Italia Ivan Basso, secondo lo spagnolo David Arroyo, terzo Vincenzo Nibali.
La Novara – Novi Ligure entrò nel territorio alessandrino subito dopo Pieve del Cairo, per transitare nei Comuni di Piovera, Castelceriolo, S. Giuliano Nuovo e Tortona. Negli ultimi 60 chilometri erano fissati due Gran Premi della Montagna, uno ad Avolasca, l’altro a Castellania, paese natale di Fausto Coppi. La carovana, dopo Castellania, proseguì verso Cassano, Serravalle Scrivia e Novi Ligure, da dove, dopo aver effettuato un primo passaggio in città, raggiunse Gavi, e poi nuovamente Novi per la volata finale.
La città si era preparata a ricevere nel migliore dei modi gli atleti e tutto il loro colorato seguito.
Una grande mostra
Numerose le iniziative collaterali all’evento, che proseguirono fino al termine di quell’anno. Venerdì 7 maggio, presso il Museo dei Campionissimi, fu inaugurata la mostra veramente eccezionale “Fausto. Parole e musica, arte e amore”,curata dal grande giornalista Gianpaolo Ormezzano. L’esposizione permetteva di ripercorrere gli anni ’50 e ‘60, la rinascita dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, a ridosso del boom economico che si respirava, ma che ancora non si era concretizzato. Nel 1954 nasceva la televisione, il cinema vantava grandi capolavori, il ciclismo vedeva gareggiare i suoi più grandi campioni in contese che tenevano i tifosi con il fiato sospeso. Nella mostra si evidenziava Fausto Coppi sportivo, il periodo da lui vissuto “in bicicletta”, il suo essere uomo emergente, si descriveva l’ambiente che lo aveva accompagnato in vita e ciò che era scaturito dopo la sua morte, anche a livello artistico. Furono esposte biciclette e oggetti provenienti da tutta Italia, molti enti e collezionisti offrirono la loro disponibilità; fu presentata persino la bicicletta Bianchi di proprietà del Museo della Scienza e della Tecnologia “L. Da Vinci” di Milano, che da parecchi anni non veniva mostrata al
pubblico. A questa si aggiunsero oggetti e biciclette appartenenti a collezionisti ed eredi di quanti avevano conosciuto il Campionissimo e, oltre alla sua storia raccontata attraverso biciclette, maglie, fotografie, fu anche allestita una sezione specifica, titolata“Coppi e l’arte”.
Sabato 8 maggio, sempre al Museo dei Campionissimi, fu premiato il vincitore del concorso nazionale per le scuole “La Fiaba di Coppi”, iniziativa promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili dalla Provincia di Alessandria; la giornata fu allietata dai comici di Zelig e Colorado Paolo Casiraghi, Rita Pelusio, Andrea Midena, il Galbiati.
Una città in festa
Domenica 9 maggio si svolse la Prima Giornata Nazionale della Bicicletta, titolata“Aspettando il Giro”: lo stesso giorno, dal Circolo Ilva, partì la manifestazione“Bici in Città”, che vide la partecipazione di molti novesi. In piazza Dellepiane, nel pomeriggio, si tenne il “Bike Trial Show”con la presenza dei componenti il “Team 100% Brumotti”; sotto i Portici di corso Marenco fu allestita una mostra su Fausto Coppi, dal titolo“Una leggenda senza confini”, e in centro storico, si organizzò una esposizione di biciclette antiche e di modelli moderni, curata da negozi specializzati (Finotti costruzione cicli, Tortona; Guizzardi cicli, Ovada; La Bici di Braini, Arquata Scrivia; La Bicicletteria di Pernigotti Fabio, Acqui Terme; Mania Bike, di Alessandria; Bike Fun, di Valenza).
Le Pro Loco del territorio, in piazza Carenzi, offrivano il pranzo in una manifestazione intitolata “Un giro di sapori”; le vetrine dei negozi erano allestite sul tema del Giro d’Italia e del cavallo a due ruote, per partecipare al concorso a tema “La Bicicletta”. Il mercato settimanale del giovedì era stato anticipato a quella domenica; per il giorno dell’arrivo il comitato novese aveva invitato i cittadini ad esporre dalle finestre drappi rosa, o decorazioni floreali che richiamassero i colori del “Giro”.
Un anno, dunque, tutto dedicato a celebrare l’anniversario della scomparsa dell’Airone; il 30 maggio partì dal Museo dei Campionissimi anche una Gara internazionale di ciclismo femminile. Tra le iscritte, l’allora neo-campionessa del mondo Tatiana Guderzo ed Edita Pucinskaite.
Il 5 giugno, da viale dei Campionissimi, partì la Coppa Romita, gara ciclistica internazionale della categoria élite – under 23; il traguardo della “Romita” era posto a Castellania, dove vide la luce Fausto Coppi.
Il 19 e 20 giugno si svolse il Campionato regionale di ciclismo FCI categoria “Giovanissimi” (7-12 anni); sempre il 19 giugno si tenne una gimkana, con partenza dalla Stadio Comunale; infine, dal 13 al 27 giugno, e poi dal 20 al 26 giugno, fu organizzatala terza edizione della scuola estiva di ciclismo, intitolata ai Campionissimi. Si trattava di due settimane di stage, rivolte a ragazzi e ragazze, dagli 8 agli 11 anni, che già praticavano il ciclismo, o che si avvicinavano per la prima volta a questo sport.
L’arrivo a Novi
L’arrivo della tappa era posto su viale della Rimembranza. Il quartier tappa era ubicato nella zona del Museo, in particolare al Centro Fieristico Dolci Terre di Novi, dove, al termine della corsa, si sarebbero ritrovati i centocinquanta giornalisti per scrivere i loro commenti; il Villaggio commerciale del “Giro” era allestito in piazza Pernigotti (già piazza del Maneggio).
La carovana entrò in città tra le consuete due ali di folla: una prima volta proveniente da via Manzoni, percorrendo viale della Rimembranza, dove, fin dalle prime ore del mattino, era stato allestito l’arrivo. Giunti di fronte allo stadio “Costante Girardengo”, i ciclisti svoltarono a sinistra, percorsero via Crispi, via Acquistapace, imboccarono viale dei Campionissismi, poi via Bellini e la successiva via Rattazzi; quindi svoltarono a sinistra, in corso Piave, percorsero corso Marenco, attraversarono piazza XX Settembre, immettendosi in via Oneto; svoltarono ancora a sinistra, su via Antica Genova, fino a raggiungere, tramite la strada provinciale 158, la città di Gavi. Da Gavi i ciclisti scesero a Serravalle Scrivia, tornando verso Novi tramite l’omonima strada; imboccarono la strada statale 35 bis dei Giovi e, giunti alla rotatoria, entrarono nuovamente in via Manzoni, per tagliare in via definitiva il traguardo.
Nel frattempo, le strade erano ancora più gremite di pubblico e sulle vie limitrofe all’arrivo la circolazione automobilistica era stata interrotta. Tra gli spettatori, figli e nipoti dei due Campionissimi, Fausto Coppi e Costante Girardengo.
Tutto era pronto per il gran finale.
C’era un giapponese in fuga
Yukiya Arashiro, giapponese originario di un’isoletta a sud di Okinawa, se ne era andato al diciottesimo chilometro, attraversando le risaie di Mortara, per farsi ammirare dalla fidanzata Miwa: il ciclista voleva dedicare la corsa alla giovane. Dopo qualche chilometro lo raggiunsero i francesi Jérôme Pineau e Julien Fouchard, con il tedesco PaulVoss, ma, a pochi chilometri dall’arrivo, il tedesco, per stanchezza, si chiamò fuori, mentre i tre continuarono la corsa, distaccando di poco il gruppo. A 1500 metri del traguardo, Arashiro rilanciò l’azione: Pineau, in quel momento, capì che poteva farcela, spinse sui pedali e tagliò per primo il traguardo di viale della Rimembranza. L’atleta raggiunse la meta in tre ore, quarantacinque minuti e cinquantanove secondi, alla media di 43,012 chilometri all’ora.

Il vincitore della tappa era nato il 2 gennaio 1980, esattamente vent’anni dopo la scomparsa di Fausto Coppi, e correva con una bicicletta di Eddy Merckx: voleva, anzi, doveva, assolutamente, vincere a Novi Ligure. “Un onore grandissimo”, dichiarò, “in un giorno ho ripercorso la storia del ciclismo”. Aveva vinto la tappa delle terre di Fausto, ma anche una battaglia con se stesso, poiché, aggiunse: “avevo smarrito la fiducia in me stesso” L’atleta l’aveva così ritrovata.

La tappa del giorno dopo
Il giorno successivo la carovana del “Giro” si spostò a Fidenza, per riprendere, è proprio il caso di dirlo, la sua corsa; l’arrivo sarebbe stato nella città di Carrara. I ciclisti dovevano percorrere centosettantadue chilometri per raggiungere il traguardo, tagliato per primo dall’australiano Matthew Lloyd; Maglia Rosa era ancora Vincenzo Nibali.
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