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C’è qualcosa che mi appare profondamente contraddittorio nel paesaggio che sta cambiando sotto i nostri occhi in provincia di Alessandria. Da una parte sorgono nuovi giganteschi capannoni della logistica, distese di cemento e lamiera da decine di migliaia di metri quadrati. Dall’altra, sempre più terreni agricoli vengono occupati da lunghe file di pannelli fotovoltaici.

E la domanda, a questo punto, diventa inevitabile: perché i pannelli non vengono messi prima sui tetti dei capannoni?

Basta percorrere le aree industriali tra Novi, Tortona, Alessandria o il basso casalese per vedere edifici immensi, spesso recentissimi, con coperture completamente vuote. Tetti enormi, perfettamente esposti al sole, che potrebbero produrre energia per migliaia di famiglie e alimentare direttamente le attività industriali sottostanti. E invece niente.

Poi, poco fuori, nei campi, compaiono ettari di fotovoltaico a terra.

Naturalmente le spiegazioni tecniche ed economiche ci saranno . I capannoni moderni spesso sono progettati al risparmio strutturale. Installare pannelli significa fare verifiche statiche, rinforzi, adeguamenti antincendio, investimenti ulteriori. Inoltre molti immobili logistici appartengono a fondi o società immobiliari che puntano soprattutto a costruire rapidamente e affittare gli spazi. Il fotovoltaico, per loro, non è sempre una priorità.

Ma il risultato finale resta difficile da spiegare ai cittadini: si continua a consumare suolo agricolo mentre una quantità gigantesca di superfici già cementificate rimane inutilizzata. È una transizione energetica che rischia di apparire capovolta. Prima si occupano i campi, poi — forse — si penserà ai tetti.

Eppure proprio la provincia di Alessandria avrebbe caratteristiche ideali per una strategia diversa. I poli logistici sorti negli ultimi anni hanno superfici enormi: singoli edifici da 50, 80, persino oltre 100 mila metri quadrati di copertura. Un solo tetto industriale potrebbe ospitare impianti capaci di produrre milioni di kilowattora all’anno, senza sottrarre un metro quadrato all’agricoltura.

Invece il paradosso è sotto gli occhi di tutti: magazzini energivori costruiti senza fotovoltaico e campagne trasformate in centrali elettriche.

Il problema non è essere favorevoli o contrari al solare o alla logistica. La vera questione è capire quale modello si vuole perseguire. Perché una cosa è utilizzare aree dismesse, coperture industriali, parcheggi, cave abbandonate (magari invece e non dopo avervi sotterrato rifiuti più o meno leciti). Un’altra è trasformare progressivamente il paesaggio agricolo in un’infrastruttura energetica mentre sopra le nostre teste restano inutilizzati milioni di metri quadrati di tetti.

La sensazione è che oggi, troppo spesso, a guidare le scelte non sia una pianificazione territoriale ragionata, ma semplicemente ciò che conviene economicamente nel breve periodo. Ancora una volta, la grande assente mi pare la Politica, quella con la P maiuscola.

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

3 pensiero su “Capannoni senza pannelli, campagne coperte di fotovoltaico: la transizione energetica al contrario”
  1. Colpito il bersaglio!
    Complimenti!!
    Avendo profonde radici contadine è un dolore enorme vedere le distese da lei citate!

  2. Il governo dovrebbe fare un provvedimento che obbliga a chi costruisce un capannone di mettere i pannelli fotovoltaici sul tetto

I commenti sono chiusi.

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