Negli ultimi giorni abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni del vicesindaco Novelli sulla situazione dei cimiteri cittadini e riteniamo necessario riportare il confronto su un piano di verità e responsabilità politica.

Qui non si sta parlando soltanto di organizzazione amministrativa, ma del rispetto dovuto ai cittadini, alla memoria storica della nostra città e ai lavoratori che ogni giorno cercano di mantenere in piedi un servizio ormai in evidente difficoltà.

Prima di tutto, respingiamo con decisione la ricostruzione secondo cui i due dipendenti mancanti del servizio cimiteriale sarebbero andati in pensione. Non è così: si sono dimessi. Ed è una differenza sostanziale, soprattutto considerando che non avevano nemmeno raggiunto l’età pensionabile.

Presentare queste uscite come semplici pensionamenti significa offrire ai cittadini una lettura distorta della realtà e nascondere le criticità che oggi investono il servizio.

Tornando a noi, se il vicesindaco Novelli ha dei dubbi, stia tranquillo: glieli chiariamo subito.

Non possiamo accettare che si continui a mettere in dubbio il fatto che il Comune abbia doveri di intervento sulle tombe storiche e sulle cappelle oggi lasciate in stato di abbandono, perché molte di quelle sepolture e dei beni collegati furono oggetto, nel tempo, anche recentemente, di lasciti testamentari, patrimoniali e immobiliari a favore del Comune, aventi come controprestazione il compito di preservarne il decoro e la conservazione.

Non si tratta quindi sempre e solo di semplici tombe private, ma di un patrimonio storico e identitario della città che deve essere tutelato anche in ragione degli accordi e delle responsabilità derivanti proprio da quei lasciti.

Pensiamo alle tombe e alle cappelle di figure illustri che hanno contribuito alla crescita di Casale e che oggi si trovano in condizioni indegne. È difficile comprendere come si possa continuare a beneficiare dei patrimoni ricevuti nel tempo dalla città senza garantire, al contempo, la dovuta cura e manutenzione di quei luoghi della memoria, evitando inoltre il degrado complessivo dei cimiteri.

Per questo ci chiediamo quali manutenzioni straordinarie siano state realmente programmate o verranno eseguite, anche alla luce dei lasciti testamentari ricevuti dal Comune.

E soprattutto ci domandiamo perché non venga applicata, laddove necessaria e possibile, la procedura di decadenza che consentirebbe all’amministrazione di revocare concessioni perpetue o abbandonate quando non vengono più garantite manutenzione e cura da parte dei concessionari o degli aventi diritto, permettendo così di recuperare spazi e, previo le necessarie procedure, riconcedere ai cittadini la possibilità di ristrutturare e riutilizzare tombe non più manutenute per nuove sepolture.

Il problema, però, non riguarda soltanto il decoro delle tombe storiche. Il vero nodo è una gestione che continua a impoverire il servizio, riducendo il personale e caricando ogni responsabilità sui pochi lavoratori rimasti.

E vogliamo dirlo con chiarezza: non è colpa dei dipendenti della gestione cimiteriale. Al contrario, spesso fanno ben oltre ciò che sarebbe normalmente richiesto e per questo dobbiamo ringraziarli.

Il problema è politico e amministrativo. È il Comune che non sta favorendo nuove assunzioni, convinto che la redditività derivi dalla riduzione dei costi del personale. Una scelta che, al contrario, non consente di rafforzare l’organico e continua ad aumentare i carichi di responsabilità sul personale già insufficiente e in condizioni operative sempre più difficili.

I cimiteri gestiti da AMC sono sette: quello principale di via Negri e altri sei nelle frazioni. Ci chiediamo come si possa seriamente pensare di mantenere efficienza, pulizia e dignità del servizio con appena tre operatori, quando in passato gli addetti erano sei.

Basta recarsi nei cimiteri cittadini per rendersi conto che la situazione è peggiorata in modo evidente. Eppure si continua a parlare di gestione corretta del servizio.

Ricordiamo bene che negli anni passati il personale riusciva addirittura a sostituire in parte servizi esterni, garantendo pulizie e supporto operativo con risultati migliori e costi più contenuti.

Oggi invece il servizio arranca, mentre ai pochi operatori rimasti vengono chiesti continui sacrifici senza che l’amministrazione intervenga concretamente per consentire di rafforzare l’organico.

Per questo motivo riteniamo insufficiente limitarsi ad annunciare future verifiche.

Quali sono le verifiche che il Comune sta facendo o farà realmente? E se queste verifiche sono state effettuate, l’amministrazione è davvero consapevole dello stato attuale dei cimiteri cittadini? Perché, se ne è consapevole, allora è ancora più grave il fatto che non siano stati adottati interventi adeguati.

Ci chiediamo inoltre se il vicesindaco Novelli sia pienamente a conoscenza della situazione di saturazione, ormai risalente a lunga data, del nostro cimitero e delle normative che disciplinano eventuali sviluppi futuri del servizio crematorio.

Il Piano regionale e la normativa nazionale — dal DPR 285 del 1990 fino alla legge 130 del 2001 — prevedono criteri molto precisi: gli impianti devono essere collocati all’interno dell’area cimiteriale, mantenere adeguate distanze dalle abitazioni private, avere spazi sufficienti e rispettare rigorosi requisiti urbanistici e ambientali.

Sono aspetti delicati che richiedono approfondimenti seri, trasparenza e piena consapevolezza amministrativa, oltre a una corretta informazione della minoranza e della cittadinanza.

La verità è che oggi la priorità deve essere restituire dignità a un servizio essenziale che negli anni è stato progressivamente impoverito.

Servono più operatori, più manutenzione, più attenzione e soprattutto più rispetto verso luoghi che custodiscono la memoria della nostra comunità.

Cristian Zatti
Membro del Direttivo e della Segreteria
Partito Democratico di Casale Monferrato

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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