In Piemonte la sanità pubblica sta vivendo una delle fasi più drammatiche della sua storia recente. Dietro gli slogan rassicuranti della giunta regionale e le conferenze stampa costruite sulla propaganda, milioni di cittadini fanno ogni giorno i conti con una realtà fatta di liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, carenza di medici e infermieri, servizi territoriali svuotati e diritto alla cura sempre più subordinato al reddito.
A denunciare con forza questa situazione è stato il segretario regionale del PRC Alberto Deambrogio, che ha indicato con chiarezza la natura politica di ciò che sta accadendo: non semplici inefficienze, ma un vero e proprio smantellamento della sanità pubblica a vantaggio degli interessi privati.
La logica che guida le politiche sanitarie regionali e nazionali è ormai evidente: ridurre il pubblico, impoverirlo progressivamente, renderlo incapace di rispondere ai bisogni delle persone per spalancare le porte ai grandi gruppi privati della salute e della finanza. Una strategia che colpisce soprattutto lavoratori, pensionati, anziani, persone fragili e famiglie popolari costrette a rinunciare alle cure o a indebitarsi per potersi curare.
Mentre si spendono miliardi in riarmo e spese militari, gli ospedali chiudono reparti, la medicina territoriale viene abbandonata e la salute mentale continua a essere trattata come un settore marginale. Le cosiddette “Case della Comunità”, annunciate come soluzione miracolosa, rischiano di trasformarsi in scatole vuote senza personale e senza risorse reali.
Ancora più grave è il progetto dell’Autonomia Differenziata, che rischia di distruggere definitivamente il carattere universale del Servizio Sanitario Nazionale, creando cittadini di serie A e di serie B in base alla ricchezza delle regioni. Un attacco diretto ai principi di uguaglianza e solidarietà conquistati con decenni di lotte sociali.
Per questo oggi non basta indignarsi. Serve una risposta collettiva, popolare e radicale. Difendere la sanità pubblica significa difendere il diritto alla vita, alla dignità e all’uguaglianza sociale. Significa opporsi alla mercificazione della salute e alla trasformazione dei pazienti in clienti.
La mobilitazione del 23 maggio a Torino rappresenta un appuntamento fondamentale per tutte e tutti coloro che non intendono assistere passivamente alla demolizione dello stato sociale.
Sabato 23 maggio, alle ore 14, da Piazza Piemonte davanti al Grattacielo della Regione partirà il corteo che raggiungerà le Molinette. Una manifestazione che deve diventare una grande giornata di lotta popolare contro privatizzazioni, tagli e diseguaglianze.
Dobbiamo di scendere in piazza.
23 maggio di difendere la sanità pubblica.
Dobbiamo di costruire una vera opposizione sociale alle politiche liberiste che stanno impoverendo il Piemonte e il Paese.
Il 23 maggio Torino deve riempirsi di lavoratori, giovani, pensionati, operatori sanitari e cittadini.
Perché la salute non si vende.
Perché la sanità pubblica appartiene al popolo.
Perché senza lotta non ci sarà nessun futuro di giustizia sociale.
Robbiano Laura PRC
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

