Continuiamo a ripercorrere la storia dei passaggi del Giro d’Italia a Novi Ligure, in attesa dell’arrivo della tappa Imperia-Novi Ligure il 21 maggio. Oggi riviviamo l’arrivo della tappa Saint Vicent – Novi Ligure, avvenuta in un giorno tragico per l’Italia intera, l’8 maggio 1978

Fu il belga Rik Van Linden – aggiudicandosi la prima Maglia Rosa dell’edizione – il vincitore della prima tappa del sessantunesimo Giro d’Italia, in arrivo a Novi da Saint Vincent. Era il giorno 8 maggio 1978: il 7, nel comune valdostano, si era svolta una gara a cronometro individuale, vinta dal tedesco Dietrich Thurau. L’edizione del “Giro” 1978 vide trionfare il belga Johan De Muynck: dopo 175 chilometri percorsi in maniera tranquilla, la gara si risolse in uno sprint finale; e si pensi che il “Giro”, per la prima volta, era ripreso a colori dalla Rai.

Rik Van Linden

 Lungo le strade di Novi, come sempre, erano assiepati numerosi appassionati ad attendere l’arrivo dei ciclisti: da oltre vent’anni il “Giro” non faceva tappa in città, e tutto era stato organizzato per l’evento.

L’arrivo era stato individuato su viale della Rimembranza, su tale viale affaccia la casa che era stata abitata dall’airone Fausto Coppi; Van Linden, nonostante l’attacco del tedesco Thurau, tagliò il traguardo in un rush finale, che lo vide superare, sulla sinistra, Saronni.

La tappa fu denominata “dei Campionissimi”: una definizione fortunata, coniata da Nazareno Fermi, giornalista novese oggi scomparso, grande conoscitore e tifoso di ciclismo, addetto stampa del comitato organizzatore della tappa novese. Da quell’anno tale definizione divenne il motto che distinse diverse iniziative in città, ma soprattutto fu accolta per l’intitolazione del Museo del Ciclismo, inaugurato anni dopo, nel 2003. Nel 1978 i due Campionissimi erano, entrambi, scomparsi: Fausto Coppi il 2 gennaio 1960, Costante Girardengo poche settimane prima dell’arrivo della tappa, esattamente il 9 febbraio di quell’anno. Un paio di manifesti raffiguranti i due Campionissimi tappezzavano i muri degli edifici, salutando l’arrivo dei centoquaranta partecipanti alla corsa.

Da Saint Vincent i ciclisti raggiunsero Novi, transitando per Alessandria, lambendo Pozzolo Formigaro, imboccando la circonvallazione che porta a Serravalle; infine svoltarono sulla destra per entrare in via Manzoni e giungere in viale della Rimembranza, percorrendo gli ultimi seicento metri in prossimità del traguardo, posto all’altezza di via Bajardi, e tagliato, come detto, dal belga Rik Van Linden. Il quartier tappa era stato allestito a pochi passi dall’arrivo, all’interno del Teatro dei Frati francescani, già palestra della gloriosa società ginnica Forza e Virtù.

 Il percorso del Giro 1978.

L’occasione era assai importante per onorare non solo i due “Campionissimi”, ma anche la grande scuola di ciclismo novese che, più di ogni altro, il giornalista “Carlin” aveva “battezzato” sul “Guerrin Sportivo”del 1935: “Siamo a Novi, gente. Salutate l’Università del ciclismo!”.

A proposito di giornalismo sportivo in quel frangente, la Società ciclistica “Pietro Fossati”, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, istituì il “Memorial Mario Ferretti”, per ricordare il novese radiocronista RAI del Giro d’Italia. Anch’egli aveva coniato una celeberrima frase, certamente passata alla storia sportiva: “…C’è un solo uomo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Il premio consisteva in una targa d’argento, da assegnare al corridore neoprofessionista che, per primo, sarebbe transitato sotto lo striscione di arrivo della tappa “Saint-Vincent-Novi Ligure”.

L’arrivo in viale della Rimembranza.

Il giorno successivo il “Giro” ripartì da Novi alla volta di La Spezia: il percorso era lungo 206 chilometri. Il ritrovo dei corridori era stato previsto in piazza della Stazione (oggi piazza Falcone e Borsellino). Tra due ali di folla i ciclisti percorsero via Girardengo, via Paolo da Novi e via Antica Genova, dove, all’altezza di villa Minetta, era stata posta la linea di partenza della seconda tappa. La carovana si diresse verso Gavi, per raggiungere Bosio; di qui si spinse fino alla cascina Eremiti, e, al bivio, svoltò per Voltaggio, percorrendo la strada comunale del Rio Morsone; infine proseguì in direzione Busalla, lungo la strada provinciale “della Castagnola” . La tappa si concluse con la vittoria di Giuseppe Saronni, il quale, nella volata finale, battè il folto gruppo degli avversari.

Ma quel giorno, mentre i ciclisti correvano verso il traguardo di La Spezia, a Roma, in via Caetani, fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 il corpo esanime dell’onorevole Aldo Moro: dopo cinquantacinque giorni di prigionia dal suo rapimento, le Brigate rosse avevano assassinato l’uomo politico che, insieme ad Enrico Berlinguer, stava lavorando al riavvicinamento tra le rispettive e opposte forze politiche, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana, attraverso un processo politico conosciuto come il “compromesso storico”. Appresa la tragica notizia, i novesi scesero massicciamente in piazza, sfilando in una manifestazione – capeggiata dal Sindaco Armando Pagella – che prese le mosse da via Cavour, ove all’epoca si trovava la sede della Dc novese, e si concluse in piazza Indipendenza.

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