Stamattina ho letto un articolo dell’Economist sull’Italia. La tesi, detta in modo brutale ma intelligente, è che il nostro Paese spesso si comporti come se fosse più piccolo di quello che è davvero. Che abbia una sorta di complesso d’inferiorità: evita di esporsi, teme le scelte coraggiose, aspetta di capire da che parte tira il vento prima di decidere.
Leggendolo, ho pensato che questa dinamica non riguardi solo gli Stati. Riguardi anche le città. E che, in fondo, riguardi un po’ anche Novi.
Perché noi novesi abbiamo spesso il difetto di percepirci come abitanti di un “paesotto”, quando in realtà Novi è una città importante di questa provincia. Per storia, economia, posizione geografica, servizi, tessuto produttivo. Una città che ha un peso reale nel territorio, anche se a volte sembra quasi dimenticarselo.
Mi è venuto in mente persino il cosiddetto effetto Dunning-Kruger: chi è meno competente tende spesso a sopravvalutarsi, mentre chi ha davvero capacità e strumenti è più prudente, meno incline a sentirsi “grande”. Ecco, Novi a volte mi è sembrata così: una città con molte più potenzialità di quelle che lei stessa si riconosce.
Ieri sera, durante la commissione consiliare in cui si è parlato del monitoraggio della nuova sperimentazione viaria di corso Marenco e piazza della Repubblica, ho intravisto un cambiamento in questa percezione e confesso che ne sono uscita con una sensazione positiva.
Al netto delle opinioni personali, che possono essere diverse, ho visto un metodo di lavoro che assomiglia molto più a quello di una città moderna che a quello di una realtà ripiegata su sé stessa.
Nel nuovo progetto viario proposto alla città c’è stata una visione iniziale chiara: una città più green e a misura di persona. C’è stata la volontà di sperimentare senza la pretesa di avere verità assolute. C’è stato il monitoraggio dei dati. C’è stata comunicazione continua. C’è stato confronto con i cittadini. E soprattutto c’è stata una cosa che nei territori piccoli spesso manca: la serenità di spiegare che una sperimentazione serve proprio a verificare, correggere, migliorare.
Le piccole realtà vivono spesso ogni cambiamento come un dramma identitario. Le città che crescono, invece, provano, osservano, copiano quando serve, aggiustano.
E guardate che non è una questione soltanto viaria. La viabilità è quasi un simbolo. Il punto vero è il modo in cui una comunità decide di stare nel presente: con paura oppure con ambizione.
Novi ha tutte le caratteristiche per pensarsi come una città centrale nel territorio provinciale e nel quadrante logistico del Nord Ovest. Ha industria, collegamenti, una posizione strategica, servizi, scuole, associazionismo, cultura civica. Ma troppo spesso continuiamo a ragionare come se il nostro obiettivo massimo fosse semplicemente “tirare avanti senza disturbare”.
Invece credo che la strada sia esattamente quella vista ieri sera: programmare, monitorare, comunicare, avere il coraggio di fare scelte e anche di correggerle se necessario. In una parola: pensarsi grandi.
Perché il rischio peggiore per una città non è sbagliare qualcosa. È convincersi di non essere abbastanza importante da poterci nemmeno provare. Perché chi continua a sentirsi piccolo finisce inevitabilmente per diventarlo davvero.
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