A cento anni dalla fondazione del Circolo Ilva, una delle realtà associative e sportive più storiche di Novi Ligure, abbiamo incontrato il presidente Lorenzo Robbiano per ripercorrere il cammino del circolo, tra memoria, trasformazioni e prospettive future. Nato come luogo di aggregazione per i lavoratori dello stabilimento siderurgico, il Circolo Ilva è diventato nel tempo un punto di riferimento per intere generazioni di novesi, mantenendo viva una forte identità sociale, culturale e sportiva.

Con Robbiano abbiamo parlato della storia del circolo, delle sfide affrontate negli ultimi anni, del ruolo che oggi una realtà come questa può ancora svolgere nel tessuto cittadino e delle iniziative pensate per celebrare il prestigioso traguardo del centenario.

Il Circolo ILVA compie quest’anno cento anni di vita. Come si è arrivati sino a qui?
«È una storia lunga. Ciò che è certo è che il Circolo nasce come OND, Opera Nazionale Dopolavoro, nel 1926 e, attraverso alti e bassi, arriva oggi a celebrare il suo primo centenario».

In che senso “alti e bassi”?
«Molti ricordano ancora la gestione diretta del Circolo da parte dell’Italsider. L’azienda, non solo a Novi, investiva molte risorse in queste strutture: nel tennis, nel calcio, nella cultura, nel teatro e in numerose attività ricreative e sociali. Quei tempi sono di fatto svaniti con la privatizzazione dell’Italsider, avvenuta nel 1995. Riva assorbì soltanto la parte produttiva degli stabilimenti, mentre, parlando di Novi, sia l’area del vecchio stabilimento di via Ovada sia quella del Circolo furono poste in liquidazione.
All’epoca, secondo fonti orali, vi furono privati interessati all’acquisizione del Circolo. Se ciò non avvenne, fu perché i sindacati dei lavoratori si opposero a quell’ipotesi e, grazie al salario sociale, il Circolo venne acquisito dalla Cooperativa che ancora oggi gestisce gli impianti.
Vorrei inoltre smentire la voce, circolata più volte, secondo cui il Circolo sarebbe in vendita, probabilmente anche con intenti speculativi legati alla vastità dell’area e alla sua posizione centrale in città. Certamente la strada resta in salita».

Cosa intende dire?
«Che, per esempio, in base a un accordo sindacale del 2011, Acciaierie d’Italia dovrebbe — il condizionale è d’obbligo — versare ogni anno una determinata cifra.
In realtà questo è avvenuto solo molto parzialmente: negli ultimi tre anni è arrivato circa il 25% di quanto atteso, troppo poco. È evidente che ciò sia dovuto in larga parte alla grave crisi che, da troppo tempo, attanaglia il gruppo siderurgico. Ma anche se la crisi si risolvesse domani mattina, i tempi della vecchia Italsider — che, lo ripeto, investiva nel Circolo molto più di quanto previsto dall’accordo del 2011 — non potranno più tornare. È inutile farsi illusioni».

Dunque, cosa fare?
«Negli ultimi tre anni il Consiglio di amministrazione della Cooperativa ha operato su due fronti. Da una parte ha effettuato numerosi tagli alle spese, mantenendo però la qualità dei servizi offerti; dall’altra ha cercato di rivitalizzare la struttura, rilanciando le attività già presenti, riscoprendone alcune storiche, come il torneo di calcio delle aziende, giunto con successo alla terza edizione, e cercando al tempo stesso di avviarne di nuove. Oggi la situazione è decisamente migliorata rispetto a tre anni fa».

A fine aprile è stato rieletto presidente. Quali saranno i programmi per i prossimi tre anni?
«L’obiettivo dei prossimi anni non può che essere quello di consolidare quanto realizzato finora, aprendo sempre di più il Circolo alla città. Questo significa rafforzare i rapporti con le realtà già presenti, come la gestione del bar-ristorante, la scuola tennis — cresciuta sensibilmente negli ultimi tre anni —, le società sportive che operano all’interno del Circolo, l’Amministrazione comunale con il Teatro Giacometti e così via.
Ma occorre andare oltre quanto già consolidato. Con l’aiuto di tutti, bisogna ampliare le collaborazioni con nuove associazioni sportive e con realtà aziendali che potrebbero individuare il nostro Circolo come dopolavoro anche per i propri dipendenti, in un’ottica di welfare aziendale.
Per fare questo è necessario abbandonare una certa mentalità conservativa che, a volte, ancora si manifesta ed è legata ai fasti del passato. Occorre mantenere ben salda la proprietà del Circolo nelle mani della Cooperativa, ma avere al tempo stesso l’ambizione di innovare la struttura, cercando collaborazioni anche al di fuori dell’attuale ambito, con partner che condividano i nostri stessi obiettivi».

Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

Visited 1 times, 1 visit(s) today

Di Moscone

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Contact Us