Il 2 giugno non è soltanto una data sul calendario. È il giorno in cui ricordiamo la nascita della Repubblica italiana, la scelta di un popolo che, uscito dalla tragedia della guerra e dalla dittatura fascista, decise di costruire un Paese fondato sulla libertà, sulla democrazia e sulla giustizia sociale.
In questo anniversario dobbiamo ricordare, soprattutto le Madri Costituenti, le ventuno donne che entrarono nell’Assemblea Costituente portando la voce di chi per troppo tempo era stato escluso dalla vita politica. Donne come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin, Teresa Noce e tante altre, che contribuirono a scrivere una Costituzione fondata sull’uguaglianza, sulla dignità della persona e sulla giustizia sociale. Senza il loro coraggio, la nostra Repubblica sarebbe stata più povera e meno democratica.
Quest’anno questa ricorrenza assume un significato ancora più profondo. Ricordiamo infatti gli ottant’anni della Costituzione repubblicana, il patto più alto che il nostro Paese abbia saputo scrivere. Una Costituzione nata dalla Resistenza, dal sacrificio di donne e uomini che hanno combattuto perché ogni persona potesse vivere libera, con dignità e con uguali diritti.
Noi siamo gli eredi di quella stagione e dobbiamo guardare alla realtà senza retorica. Perché oggi non ci sono più le montagne della lotta partigiana, ma esistono altre battaglie che milioni di persone affrontano ogni giorno. Esistono lavoratori che faticano ad arrivare alla fine del mese nonostante abbiano un impiego. Esistono pensionati che devono scegliere se acquistare le medicine o pagare una bolletta. Esistono giovani costretti alla precarietà e all’emigrazione per costruirsi un futuro. Esistono famiglie che attendono mesi per una visita specialistica e che vedono il diritto alla salute trasformarsi sempre più spesso in un privilegio per chi può permetterselo.
In questo senso, molte persone vivono oggi come partigiane della quotidianità.
Sono partigiani coloro che resistono all’aumento del costo della vita. Sono partigiane le madri e i padri che fanno i conti con stipendi insufficienti. Sono partigiani i lavoratori che difendono i propri diritti nei luoghi di lavoro. Sono partigiane le donne che continuano a chiedere pari opportunità e rispetto. Sono partigiani i giovani che non rinunciano a immaginare un futuro migliore nonostante le difficoltà.
La Resistenza non appartiene soltanto ai libri di storia. Vive ogni volta che una persona difende la propria dignità contro l’ingiustizia, ogni volta che una comunità si organizza per non lasciare indietro nessuno, ogni volta che si afferma il principio che i diritti non possono essere merce né privilegio.
Gli articoli della nostra Costituzione parlano ancora con straordinaria attualità. Parlano di lavoro come fondamento della Repubblica. Parlano del diritto alla salute. Parlano di uguaglianza sostanziale, non soltanto formale. Parlano della pace come valore irrinunciabile nelle relazioni tra i popoli.
Eppure oggi vediamo crescere le disuguaglianze, aumentare la povertà lavorativa, indebolirsi la sanità pubblica, mentre ingenti risorse vengono destinate alle spese militari. Davanti a queste scelte, ricordare il 2 giugno significa anche interrogarsi sulla direzione che il Paese sta prendendo e su quanto siamo fedeli allo spirito della Costituzione.
La Repubblica non vive nelle parate o nelle celebrazioni ufficiali. Vive nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle associazioni di volontariato, nelle lotte per i diritti e nella solidarietà quotidiana. Vive nelle persone che ogni giorno costruiscono comunità e difendono il bene comune.
A ottant’anni dalla nascita della Costituzione, il modo migliore per onorarla non è limitarci a celebrarla, ma attuarla. Rendere effettivi i diritti che essa promette. Garantire lavoro dignitoso, sanità pubblica accessibile, istruzione di qualità, tutela dell’ambiente e pace.
Il 2 giugno non deve essere soltanto memoria. Deve essere impegno. Perché la Repubblica nata dalla Resistenza ha ancora bisogno di cittadini capaci di resistere alle ingiustizie, di difendere la dignità umana e di credere che un futuro più giusto sia possibile.
Siamo noi oggi, i partigiani della Repubblica.
Robbiano Laura PRC

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