Nata con l’obiettivo di diventare il motore dello sviluppo economico del Monferrato, la Fondazione Aleramo è oggi al centro di un caso politico che coinvolge Regione Piemonte, Comune di Casale Monferrato e opposizioni. L’interrogazione presentata dal vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti e il successivo intervento dei consiglieri comunali del Partito Democratico Luca Servato e Maria Fiore hanno riportato l’attenzione su un ente che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto rappresentare uno strumento innovativo per attrarre investimenti e creare opportunità di crescita per il territorio.
La Fondazione Aleramo viene costituita il 13 febbraio 2021 come fondazione di partecipazione. L’idea è quella di creare una vera e propria agenzia di sviluppo del Monferrato, capace di mettere in relazione enti pubblici, mondo economico, università e associazioni di categoria. Lo statuto le assegna il compito di favorire l’arrivo di nuovi investimenti, accompagnare l’insediamento di imprese, valorizzare aree produttive e immobili disponibili, sostenere l’innovazione e promuovere il territorio anche all’estero.
Fin dall’inizio il progetto raccoglie un’ampia adesione. Tra i soci fondatori figurano il Comune di Casale Monferrato, l’Associazione dei Comuni del Monferrato, For.Al., la Fondazione SLALA, Confcommercio, CNA, Confagricoltura, CIA, Coldiretti, COSMO, Energica e l’Associazione Tecnici del Freddo. Un anno dopo arriva anche un ingresso di grande prestigio: quello del Politecnico di Torino, che nel 2022 entra come socio fondatore.
L’adesione dell’Ateneo viene presentata come un importante valore aggiunto per il territorio. Durante la presentazione ufficiale, nel gennaio 2023, il vicerettore Stefano Corgnati, oggi Rettore del Politecnico di Torino, sottolinea la volontà dell’Università di essere un socio attivo della Fondazione, mettendo a disposizione competenze scientifiche nei settori delle comunità energetiche, dell’innovazione tecnologica, delle smart city e della sostenibilità.
Nel 2023 durante una conferenza stampa in comune a Casale era stata presentata l’attività della fondazione e l’ingresso del Politecnico di Torino nell’associazione, annunciando la nascita del sito web (ad oggi non funzionante) e della pagina LinkedIn, che però non è mai stata aggiornata. Inoltre, erano stati annunciati importanti risultati entro il 2023 di cui non abbiamo trovato traccia.
Per alcuni anni, però, della Fondazione si parla soprattutto in occasione di convegni e iniziative dedicate allo sviluppo del territorio. Poi iniziano ad emergere interrogativi sulla sua attività e sulla situazione economica. È proprio da queste perplessità che nasce l’interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale da Domenico Ravetti, il quale chiede alla Giunta quali controlli siano stati effettuati sulla Fondazione e quale sia il suo stato di salute.
La risposta fornita dalla Regione Piemonte non entra nel merito delle scelte gestionali, ma conferma alcuni elementi destinati ad alimentare il dibattito. I bilanci consuntivi relativi agli esercizi 2024 e 2025 non risultano ancora approvati e la Fondazione ha avviato interlocuzioni con gli uffici regionali per predisporre un «piano formale di stabilizzazione». La Regione precisa inoltre che la Fondazione non ha beneficiato di contributi regionali.
Per Ravetti si tratta di una risposta insufficiente. Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, il riferimento a un piano di stabilizzazione costituisce di fatto il riconoscimento dell’esistenza di problemi che richiedono un intervento e rende necessario un ulteriore approfondimento sulla gestione della Fondazione.
Sulla stessa linea si colloca il Partito Democratico di Casale Monferrato. In un comunicato, i consiglieri comunali Luca Servato e Maria Fiore sostengono che le criticità emerse confermino quanto il gruppo consiliare denuncia da tempo. Ricordano di aver presentato interrogazioni e richiesto documentazione sulla gestione della Fondazione e ritengono che la mancata approvazione dei bilanci e il piano di stabilizzazione dimostrino la fondatezza delle loro preoccupazioni. Nel comunicato parlano inoltre di un consistente impiego di risorse pubbliche che, a loro giudizio, non avrebbe prodotto i risultati attesi, chiedendo che venga fatta piena chiarezza sulle responsabilità amministrative e politiche.
Resta però un punto fondamentale ancora da chiarire. Al di là dello scontro politico, sarà necessario comprendere quali risultati concreti abbia ottenuto la Fondazione nei suoi primi cinque anni di attività, quali investimenti sia riuscita ad attrarre, quali progetti siano stati effettivamente realizzati e quale sia oggi la sua situazione economica. Allo stesso modo sarà interessante conoscere quale posizione assumeranno i soci fondatori, a partire dal Politecnico di Torino, entrato nel progetto come partner strategico e oggi rappresentato dal rettore Stefano Corgnati, che nel 2023 aveva definito il Monferrato un territorio sul quale l’Ateneo intendeva investire competenze e progettualità.
La vicenda è quindi tutt’altro che conclusa. Da una parte c’è un progetto nato con grandi ambizioni e sostenuto da istituzioni, imprese e mondo accademico; dall’altra una fase di difficoltà amministrativa certificata dalla stessa Regione Piemonte. Saranno i prossimi mesi, con l’approvazione dei bilanci e l’annunciato piano di stabilizzazione, a chiarire se la Fondazione Aleramo riuscirà a rilanciare la propria missione oppure se dovrà affrontare un percorso di profonda riorganizzazione.
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