Dodici persone sono indagate per il clamoroso colpo messo a segno nel novembre 2023 nel caveau della filiale Intesa Sanpaolo di Casale Monferrato. Un furto preparato con grande attenzione, probabilmente per mesi, che riporta alla memoria una tecnica criminale che ha una lunga storia e che, nel nostro territorio, ha un precedente celebre: la “rapina del secolo” alla Banca Popolare di Novara di Novi Ligure, nella notte di natale del 1955.
La Procura ha chiuso le indagini sul colpo di Casale, nel quale vennero violate numerose cassette di sicurezza. Il valore di quanto sottratto direttamente supererebbe un milione e 250 mila euro, mentre considerando gioielli, preziosi e altri beni denunciati dai clienti il danno complessivo potrebbe raggiungere i 15 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, non si sarebbe trattato di un’azione improvvisata. Il colpo sarebbe stato preceduto da una lunga attività di preparazione, con lo studio degli accessi, dell’edificio e dei sistemi di sicurezza. Le indagini, condotte anche attraverso l’analisi delle immagini delle telecamere, hanno progressivamente consentito di ricostruire spostamenti e contatti e di individuare le persone che, secondo l’accusa, avrebbero avuto diversi ruoli nell’organizzazione.
La vicenda richiama inevitabilmente la storia delle cosiddette “bande del buco”, capaci di utilizzare cunicoli e reti sotterranee per raggiungere i caveau evitando gli ingressi sorvegliati. Una tecnica della quale uno dei più celebri specialisti italiani fu Eugenio Porchetto, passato alle cronache con il soprannome di “re delle fogne”.
Porchetto aveva già partecipato al clamoroso assalto alla Banca Commerciale di Genova del 1927, compiuto proprio passando attraverso le fogne. Quasi trent’anni dopo il suo nome riapparve nell’inchiesta sul grande colpo di Novi Ligure. Più che affermare che Porchetto “inventò” questo genere di rapina, è quindi corretto considerarlo uno dei suoi più famosi specialisti e organizzatori in Italia.
A Novi il colpo venne preparato a lungo e messo a segno durante le festività natalizie del 1955. I ladri entrarono nel sistema sotterraneo della città e, sfruttando le antiche gallerie, raggiunsero la zona della Banca Popolare di Novara di via Girardengo. Per arrivare sotto la camera blindata fu realizzato anche uno scavo finale di circa trenta metri. Quando gli impiegati tornarono al lavoro, il 27 dicembre, trovarono nel pavimento del caveau un’apertura di appena quaranta centimetri.
Nel cunicolo i carabinieri trovarono gli strumenti utilizzati per lo scavo e per forzare il caveau, ma anche viveri e attrezzature che dimostravano quanto a lungo la banda avesse lavorato sottoterra. C’era persino una carrozzina per bambini utilizzata per trasportare la terra. Il bottino fu enorme per l’epoca: circa 8 milioni di lire in contanti e oltre 170 milioni in certificati di deposito al portatore.
Le indagini portarono proprio a Eugenio Porchetto, ormai settantenne. Al processo la difesa cercò di ridimensionarne il ruolo descrivendolo sostanzialmente come un “consulente” della banda, ma Porchetto venne condannato insieme ad altri imputati. La sua fama derivava dal precedente genovese e dalla straordinaria conoscenza delle reti sotterranee, che gli era valsa il soprannome di “re delle fogne”.
A distanza di oltre settant’anni, tecnologie e sistemi di sicurezza sono completamente cambiati, ma il principio alla base di questi colpi resta sorprendentemente simile: evitare la porta della banca, studiare per lungo tempo un percorso alternativo e arrivare al denaro dal punto nel quale si pensa che nessuno possa arrivare.
Il colpo di Casale del 2023 rappresenta così l’ultimo capitolo di una storia criminale molto più antica. E dalle nostre parti quella storia conserva ancora il ricordo della notte di Natale in cui una banda lavorò sotto le strade di Novi per raggiungere, dal basso, il caveau di una banca.
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