La sentenza con cui il Tar Piemonte ha azzerato il percorso scelto nell’Egato2 per affidare il servizio idrico a BCV Acque apre inevitabilmente qualche interrogativo anche nell’Alessandrino. Non perché le due vicende siano sovrapponibili, ma perché pochi mesi fa anche l’Egato6 ha scelto lo stesso modello di gestione, quello dell’“in house providing”, affidando per trent’anni il servizio idrico a Sogeri.

Nel Biellese, Vercellese e Casalese il Tar ha dichiarato nullo il decreto con cui il commissario straordinario dell’Egato2 aveva scelto la gestione in house e individuato BCV Acque quale gestore unico, accogliendo i ricorsi presentati, tra gli altri, da Iren e dal Comune di Vercelli.

Anche sulla vicenda alessandrina pesa un analogo ricorso al Tar.

Il punto centrale della sentenza non sembra però essere la natura pubblica della società né l’in house in quanto tale. I giudici contestano soprattutto il percorso seguito per arrivare a quella scelta. Secondo il Tar, il commissario avrebbe optato per l’in house senza dimostrare preventivamente perché questa soluzione fosse preferibile al ricorso al mercato e quali concreti benefici ne sarebbero derivati per la collettività in termini di investimenti, qualità e costi del servizio, finanza pubblica, universalità, tutela ambientale e accessibilità.

In sostanza, prima sarebbe stata presa la decisione politica di mantenere il servizio interamente pubblico e solo successivamente si sarebbe cercato di dimostrarne la convenienza. Un percorso che il Tar definisce una «impropria ed illogica inversione procedimentale».

Ed è qui che il caso diventa interessante anche per la provincia di Alessandria.

Il 28 maggio scorso la Conferenza d’Ambito dell’Egato6 ha approvato all’unanimità l’affidamento trentennale in house del servizio idrico a Sogeri. Il progetto prevede inoltre la salvaguardia temporanea di Gestione Acqua, destinata a completare il proprio percorso di pubblicizzazione, per arrivare progressivamente a un gestore unico interamente pubblico.

La somiglianza, dunque, c’è: in entrambi i territori la scelta politica è quella di affidare il servizio a una società pubblica attraverso l’in house. Ma c’è anche una differenza sostanziale che potrebbe rendere molto diverse le due vicende.

Nell’Alessandrino, infatti, prima dell’affidamento definitivo è stato predisposto il nuovo Piano d’Ambito 2027-2056, approvato in aprile, con un Piano economico-finanziario e una specifica relazione sul modello organizzativo e gestionale. Il piano prevede 594 milioni di euro di investimenti in trent’anni.

Soprattutto, la documentazione tecnica dell’Egato6 prende espressamente in considerazione tre possibili modelli di affidamento: gara pubblica, società mista pubblico-privata e gestione in house. Per la gara vengono analizzati il subentro nelle gestioni esistenti, il valore residuo da liquidare, il trasferimento del personale e i criteri economici e tecnici; viene inoltre esaminata l’ipotesi della società mista, con ingresso di un socio privato in Sogeri attraverso una gara “a doppio oggetto”. Gli effetti economici e finanziari delle diverse alternative vengono rinviati al Piano economico-finanziario.

È un elemento importante alla luce della sentenza sull’Egato2. Il Tar non ha affermato che l’acqua non possa essere gestita attraverso una società interamente pubblica: ha affermato che la scelta dell’in house deve essere preceduta e sorretta da un’istruttoria capace di dimostrarne concretamente la convenienza rispetto alle alternative.

La questione, quindi, per l’Alessandrino diventa un’altra: la documentazione predisposta dall’Egato6 è sufficientemente approfondita da soddisfare quei requisiti?

Il presidente dell’Egato6 Giacomo Perocchio, annunciando l’affidamento del 28 maggio, aveva parlato di un percorso frutto di un «lavoro complesso, serio e responsabile» e aveva sottolineato la «piena conformità normativa» della decisione. L’ente ha inoltre legato la scelta alla possibilità di garantire stabilità gestionale e programmare investimenti di lungo periodo.

C’è poi una particolarità della vicenda alessandrina. Sogeri non nasce con l’affidamento trentennale di maggio: nel 2025 le era già stata affidata la gestione in house in via transitoria, almeno fino al 31 marzo 2026 e comunque fino al successivo affidamento definitivo.

Per questo la sentenza del Tar sull’Egato2 non può essere automaticamente trasferita all’Egato6. Stesso modello non significa stesso procedimento e, soprattutto, non significa stessi eventuali vizi amministrativi. Anzi, dalla documentazione pubblicata finora emerge che nell’Alessandrino un confronto tra modelli alternativi è stato effettivamente inserito nel percorso che ha preceduto l’affidamento definitivo.

Ma la decisione dei giudici piemontesi introduce un parametro con il quale, inevitabilmente, anche il percorso alessandrino potrà essere confrontato: non basta affermare che la gestione pubblica sia preferibile. Occorre dimostrarlo, numeri alla mano, prima di affidare il servizio.

Ed è probabilmente questo l’aspetto politicamente e amministrativamente più interessante della sentenza BCV: l’in house resta possibile, ma la scelta dell’acqua pubblica deve poggiare su una comparazione tecnica ed economica preventiva e sufficientemente robusta.

Nell’Alessandrino quella comparazione esiste. La vera domanda, alla luce della sentenza appena pronunciata dal Tar, è se sia abbastanza solida da superare lo stesso esame al quale non ha retto il percorso seguito nell’Egato2.

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Di Moscone

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