Quello che fino a pochi mesi fa veniva presentato come uno dei punti di riferimento culturali e politici di Futuro Nazionale nel Nord-Ovest si trasforma ora nel simbolo di una rottura clamorosa. Luca Sforzini, imprenditore pavese e proprietario del Castello di Castellar Ponzano, alle porte di Tortona, è stato espulso dal partito di Roberto Vannacci.

Vannacci e Luca Sforzini, proprietario del castello di Castella Ponzano

La decisione è stata assunta dalla Direzione disciplinare nazionale di Futuro Nazionale, che contesta a Sforzini le sue ripetute prese di posizione sulla stampa e sui social, considerate attacchi nei confronti di altri iscritti e descrizioni infondate del movimento. L’espulsione è arrivata su iniziativa dei vertici del partito, compreso lo stesso Vannacci.

Sforzini non era però un semplice militante. Possedeva la tessera numero 18 ed era stato tra i primi ad aderire al nuovo partito. Soprattutto, presiede il Centro Studi Rinascimento Nazionale, che aveva assunto il ruolo di think tank di Futuro Nazionale e che ha la propria sede proprio nel Castello di Castellar Ponzano.

Il legame con il territorio tortonese era diventato particolarmente evidente il 30 maggio scorso, quando il castello aveva ospitato gli Stati generali del Centro Studi per il Nord-Ovest, iniziativa presentata come appuntamento del think tank di Futuro Nazionale con Vannacci. Il maniero era così diventato uno dei luoghi simbolici dell’organizzazione del nuovo movimento nell’Italia settentrionale.

Sforzini aveva acquistato il castello nel 2022 con l’obiettivo di restaurarlo e trasformarlo in un centro di elaborazione culturale e artistica. Successivamente il maniero è diventato la sede di Rinascimento Nazionale, progetto descritto come luogo di pensiero, ricerca, formazione e visione.

Poi qualcosa si è rotto. Sforzini ha iniziato a criticare apertamente le componenti più radicali presenti nel partito, utilizzando l’espressione delle «cornacchie nere» e chiedendo a Vannacci di prendere le distanze da nostalgie fasciste e naziste e da posizioni che, a suo giudizio, stavano spostando Futuro Nazionale lontano da una destra liberale e costituzionale.

Dopo l’espulsione la replica è stata durissima. «Evidentemente a Vannacci i grilli parlanti non piacciono e le cornacchie nere, che si sono ormai impossessate della gestione del partito, amano lanciarli contro il muro», ha dichiarato Sforzini, rivendicando di essere «un liberale, un uomo di destra» e di non voler accettare «disvalori propagandati come valori». Ha inoltre ribadito la propria fedeltà alla Repubblica democratica e alla Costituzione.

Intervistato dopo la cacciata, Sforzini ha rincarato la dose, sostenendo che nel partito prevarrebbe una logica sintetizzabile nel motto «credere, obbedire, combattere» e affermando che il suo Centro Studi avrebbe potuto essere utilizzato come copertura culturale per posizioni dalle quali intende invece prendere nettamente le distanze.

La separazione politica, a questo punto, sembra definitiva. Non altrettanto la storia del Centro Studi di Castellar Ponzano. Sforzini ha infatti annunciato che Rinascimento Nazionale continuerà la propria attività indipendentemente da Futuro Nazionale.

Il sito del Centro Studi continua a indicare come propria sede il Castello Sforzini, definendolo non una semplice cornice, ma il simbolo del progetto culturale. Compare ancora anche la “Legione del Castello”, rete nata per tradurre sul territorio le elaborazioni del Centro Studi.

La vicenda assume così una particolare rilevanza anche nel Tortonese. Il castello che soltanto pochi mesi fa sembrava destinato a diventare una delle roccaforti settentrionali del progetto politico di Vannacci resta nelle mani di uno dei suoi primi sostenitori, ma quel sostenitore oggi è stato espulso dal partito.

Resta da capire quale direzione prenderà ora Rinascimento Nazionale e soprattutto se Castellar Ponzano continuerà ad avere un ruolo politico, questa volta come laboratorio di quella destra liberale, costituzionale ed europeista che Sforzini sostiene di voler rappresentare fuori dal partito di Vannacci.

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Di Moscone

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